Angelo d’Orsi: l’orgoglio di una candidatura in crescendo

20 Set

di Ezio Locatelli


La sfilza di autorevoli, prestigiosi sostenitori alla candidatura di Angelo d’Orsi a sindaco di Torino, tra questi quelli di Ken Loach, Alessandro Barbero, Citto Maselli, Ascanio Celestini, ci riempie di orgoglio. Non poteva esserci migliore conferma del valore della candidatura che abbiamo proposto tra lo stupore iniziale di tanti osservatori e commentatori a cui torna più comodo parlare della fine piuttosto che della ricostruzione della sinistra. E invece la sinistra, quella che non si omologa e non si arrende allo stato delle cose, continua ad esserci, nonostante le non poche difficoltà, nonostante l’oscuramento mediatico riservato a coloro che non rientrano nella cerchia del potere. Una sinistra presente nei luoghi di lavoro e di studio, nei luoghi della sofferenza e del conflitto sociale, nei movimenti di cambiamento e, visto che parliamo di amministrative, una sinistra in campo con candidature e adesioni da fare invidia.
Sia chiaro, tutto ciò non sarebbe stato possibile senza una convergenza delle forze di alternativa. Noi abbiamo lavorato in prima persona come Rifondazione Comunista e Sinistra in Comune per questo, abbiamo agito da coagulo convinti come siamo che questa sia la strada per tornare a essere promotori del cambiamento. A prescindere dal risultato elettorale – risultato che auspichiamo essere buono – abbiamo imbastito una operazione unitaria che tornerà utile per contrastare ogni forma di settarismo e autoreferenzialità. Intanto, anche per gli organi di informazione mainstream, è diventato difficile nascondere del tutto la portata della operazione messa in campo con la candidatura di Angelo d’Orsi.
Per mesi non c’è stato alcun confronto effettivo di idee, programmi, candidati. Tutto lo spazio è stato dato agli schieramenti di governo. Un modo per escludere dalla rappresentanza quelle forze politiche e quei gruppi sociali poco proni al potere. Tra questi gli operai, i precari, i poveri, i migranti, i piccoli autonomi, al maschile o al femminile. Ora lo schema, in una certa misura, si è rotto. Grazie a tutt@ quelli che si sono adoprati per dare risalto alla candidatura di un “intellettuale organico” al movimento operaio e di sinistra, una candidatura di rilievo nazionale e internazionale. Un grazie grande a Gastone Cottino, partigiano, giurista insigne, compagno carissimo che per primo si è speso per sostenere una candidatura controcorrente nel mondo un po’ rassegnato e un po’ opportunista di buona parte dell’intellettualità torinese. La costruzione di un’altra storia per Torino è possibile oltre che necessaria. Buon lavoro e auguri di buone cose a tutti quelli che hanno scelto o stanno pensando di non stare alla finestra.

*Ezio Locatelli, segretario provinciale Rifondazione Comunista di Torino

Locatelli (Prc-Se): nessuno si appropri indebitamente delle sardine

25 Ago

“Appropriazione indebita. L’idea che il trascorso movimento delle sardine sia associato solo ed esclusivamente a candidature nel centrosinistra per le prossime amministrative non corrisponde affatto alla realtà. Tantomeno a Torino dove le immagini riportate ancor oggi dai giornali danno plasticamente la raffigurazione di una nutrita presenza di “sardine” che, sia detto, hanno fatto una scelta diversa, quella di appoggiare o candidarsi in Sinistra in Comune (la lista sostenuta da Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, DemA, Torino Ecosolidale) a sostegno di Angelo d’Orsi Sindaco di Torino”. Così il segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino Ezio Locatelli stigmatizza la notizia riportata dai giornali di candidature delle cosiddette sardine. “E’ del tutto evidente – continua Locatelli – che nessuno può pensare di appropriarsi di piazze che hanno visto la presenza di decine di migliaia di persone animate non solo dall’idea di contrastare il populismo di destra ma dall’aspettativa di una società più giusta ed eguale. Noi in quelle piazze c’eravamo e anche in tante e tanti. C’eravamo, applauditissimi, con l’idea che i populismi e le forze reazionarie vanno contrastati portando avanti una politiche di giustizia sociale, di difesa del diritto e dignità del lavoro, del diritto alla casa, alla salute, alla vivibilità ambientale. Politiche e diritti, sia detto, messi a repentaglio dalle scelte governative di questi anni. Ognuno faccia le scelte che meglio crede ma nessuno si appropri indebitamente di piazze che ci sono state al tempo delle sardine per salvaguardare semplicemente determinati equilibri politici. Quelle piazze si sono riempite anche e soprattutto per chiedere cambiamenti che sono tutti da costruire”.

Afghanistan: il fallimento epocale della guerra infinita. Ridare fiato al movimento contro un mondo di guerra e di ingiustizie

17 Ago

– di Ezio Locatelli

Sono impressionanti le immagini in mondo visione di masse disperate che tentano di imbarcarsi sugli aerei in fuga dall’Afghanistan, i corpi che cadono dagli aerei Usa che si alzano precipitosamente in volo per scappare da un paese da loro stessi occupato militarmente per vent’anni. E’ l’immagine del fallimento di una guerra sporca condotta falsamente contro il terrorismo internazionale (i responsabili dell’attacco dell’11 settembre, ricordiamolo, erano per lo più sauditi non afgani). Non solo, le immagini impietose di queste ore parlano del fallimento di una intera strategia, la strategia della guerra infinita, portata avanti a partire dalla prima guerra in Iraq, guerra detta del Golfo iniziata il 17 gennaio 1991, e poi con le guerre in Jugoslavia, in Siria, in Libia e tante altre, al di fuori da qualsiasi quadro del diritto internazionale, nel solo ed esclusivo interesse dell’America. L’idea di una supremazia e di una globalizzazione americana a mano armata che lungi dall’aver debellato il terrorismo l’ha sparso in tutto il mondo. In compenso L’Afghanistan, crocevia di interessi geostrategici, è stato ridotto in macerie con milioni di morti, profughi, invalidi favorendo in tutto e per tutto il ritorno al potere di una teocrazia di stampo fascista. Ci sembra del tutto pertinente il titolo del New York Times che parla di “fallimento epocale”. Un fallimento che muta l’immagine americana nel mondo. Non più l’America che impartisce lezioni di democrazia, che esporta ovunque il proprio Way of Life, la propria cultura, i propri valori ma l’America che in tutta evidenza esporta le proprie pretese di supremazia e di dominio a suon di guerre disastrose. Da imporre con grande dispendio di denaro e di armi di distruzione di massa alla faccia dei cinque sesti dell’umanità che vivono nella povertà più assoluta. L’America ha fatto tutto questo contando sulla sudditanza dei Paesi Nato, in primis l’Italia. Ancor oggi da un’Italia governata da sepolcri bianchi che non sanno spiaccicare parole contro l’assurdità di guerre che producono disastri senza fine, contro ogni guerra come prevede la nostra Costituzione. Fallimenti e crisi di questa portata possono rimodellare la politica mondiale a condizione del manifestarsi di un grande movimento contro la guerra, contro la violenza che è insita nella pretesa di imporre i canoni della globalizzazione capitalistica. Questo uno dei principali compiti che abbiamo di fronte.

Il cambiamento non è un gioco a geometria variabile

16 Ago

di Ezio Locatelli

Una lettera lunghissima volta a dimostrare l’indimostrabile. La lettera di Juri Bossuto rivolta alle compagne e ai compagni di Torino in Comune per fare passare la sua scelta di candidarsi a presidente della Circoscrizione 2 in alleanza e con il sostegno del Movimento 5 Stelle come la mossa del cavallo – “scombinare i soliti schemi per tornare a fare politica” – ha le sembianze di una arrampicata sui vetri. Bossuto, a proposito del suo impegno di questi cinque anni dai banchi della minoranza in Circoscrizione, parla di un quinquennio “sofferto e frustrante”. “Per ritrovare “entusiasmo” – uso ancora le sue parole – si è reso disponibile a candidarsi come presidente della Circoscrizione in alleanza e con il supporto del M5S e della sindaca uscente Chiara Appendino. Una giravolta spacciata per continuità di impegno: “cambia la forma ma le prospettive restano le stesse”. Ma per favore! Torino in Comune è sempre stata all’opposizione di Chiara Appendino e del M5S, così come del Pd e della destra. Schieramenti, che nell’avvicendarsi a diversi livelli di amministrazione e di governo, hanno ampiamente dimostrato di essere legati o di non sapersi discostare dalle direttive del Sistema Torino.E’ del tutto evidente che Bossuto, al pari di altri che hanno scelto invece di allearsi con il Pd (vedi Marco Grimaldi), hanno messo in primo piano le proprie aspettative istituzionali, stando un po’ di qui e un po’ di là, proprio come “mosche impazzite”, a seconda delle convenienze e non certo l’affermazione della sinistra in quanto tale, nella sua autonomia di impegno politico, istituzionale, sociale. Autonomia e alternativa agli schieramenti esistenti com’è stato nell’esperienza di Torino in Comune che come Rifondazione Comunista abbiamo sostenuto con convinzione è stata questa, non altro. Sappiamo bene che la ricostruzione di una sinistra autonoma, alternativa, popolare è un percorso complesso, di lunga lena. Un percorso che non può essere a geometria variabile. Va portato avanti facendo tesoro di ciò che diceva Antonio Gramsci: “il compito del rivoluzionario è provare e riprovare”. Forse è proprio questo che ci ha spinto a mettere in campo la candidatura a sindaco di Torino di un fine studioso di Gramsci oltreché di un uomo di sinistra integro come Angelo d’Orsi. Lui sì che sta dando dimostrazione di volere combattere una battaglia di cambiamento. La stessa cosa che sanno facendo i tanti uomini e le tante donne che compongono la lista Sinistra in Comune con Angelo d’Orsi (lista presente in comune e in tutte le circoscrizioni, anche nella 2), uomini e donne che non hanno rinunciato alla lotta e all’impegno per costruire un vero cambiamento di sistema stando in un rapporto di unità con tutte le forze disponibili. *Ezio Locatelli segretario provinciale di Rifondazione Comunista Torino

L’aggressione al lavoro e gli inauditi profitti al tempo di Stellantis

8 Ago

di Ezio Locatelli*

A sentire Stellantis, addio alle promesse di sviluppo occupazionale degli stabilimenti italiani. Lo sviluppo dovrà tener conto solo del tornaconto aziendale. In un documento, non ancora pubblico, il colosso dell’auto, nato dalla fusione di Fca e Peugeot, quantifica il numero dei tagli di personale da fare nelle fabbriche italiane da qui al 2024. Un taglio drastico di 12 mila dipendenti, tra operai e impiegati, sui 66 mila attualmente in forza alla Stellantis, pari al 18 per cento dell’intera forza lavoro. Si noti bene, il piano di ristrutturazione in itinere va di pari passo ai conti record dell’azienda comunicati pochi giorni fa.

Solo nel primo semestre di quest’anno Stellantis vanta ricavi di 75 miliardi e un utile operativo di 8,6 miliardi. Una montagna di soldi che sarà distribuita in dividendi agli azionisti e andrà a rimpinguare i già enormi guadagni dei top manager. “Sono un manager molto felice”, questo il commento a caldo dell’amministratore delegato Carlos Tavares dopo l’’ufficializzazione di questi dati strabilianti. Non c’è da dubitare che felici saranno anche gli altri grandi azionisti a cominciare dalla famiglia Agnelli detentrice del 14,4 per cento del capitale.

Di tutt’altro segno i pensieri e i sentimenti di decine di migliaia di lavoratori ancora una volta nel mirino dei piani di ristrutturazione aziendali. Piani basati come sempre su una filosofia sfrontata della lotta di classe condotta dai padroni: i profitti hanno il sacrosanto diritto di crescere a dismisura a spese dell’occupazione, dei salari e dei diritti, perché è così che si rafforza la competitività globale. Gli stabilimenti italiani devono produrre profitti, punto e basta. Se invece qualcuno ha la pretesa di mettere in primo piano questioni che attengono alla redistribuzione della enorme ricchezza prodotta, alla riduzione del tempo di lavoro a parità di salario, all’occupazione, ai diritti del lavoro, in una parola che attengono alla produzione di plusvalore, questo qualcuno è messo fuori gioco come nemico dell’economia, della crescita.

Il fatto è che questa filosofia della lotta di classe ha sempre goduto di grandi sponde politiche. Le forze politiche e di governo non hanno mai trovato nulla da ridire sui progetti Fiat, Fca, Stellantis, anzi li hanno generosamente accompagnati e foraggiati. Progetti a senso unico, senza contropartite in termini occupazionali e salariali. Non solo. Lo stesso confronto tra impresa e sindacato – pensiamo in particolare all’attendismo o collaborazionismo dei sindacati gialli – è avvenuto in questi anni sulla base di tempi, modalità, piani stabiliti dai vertici aziendali. Un motivo in più di soddisfazione a sentire Tovares: ”la qualità del dialogo con il sindacato e governo è molto alta”.  

Checché se ne dica è ora di dire basta a questo gioco a perdere prima che sia troppo tardi. Nulla giustifica il gigantesco spostamento che è avvenuto della ricchezza prodotta dalle tasche dei lavoratori a quelle degli azionisti di Stellantis. Nulla giustifica l’ulteriore riduzione dell’occupazione e del monte salari a vantaggio dei profitti e delle rendite. Propositi semplicemente scandalosi. Oggi più che mai occorre tornare a parlare di lavoro non solo di mercato. Il mercato è cieco, totalmente disinteressato alla vita delle persone se non per farne oggetto di sfruttamento. Ed ancora, più che mai, occorre tornare a lottare se si vuole ricomporre la solidarietà e  le tutele collettive che sono state compromesse dalla precarietà e dalla concorrenza coatta tra lavoratori ridotti a merce.

                                           *Ezio Locatelli, segretario provinciale di

                                               Rifondazione Comunista di Torino

Valsusa – Locatelli* (Prc-Se): Inaudito, 10 mila agenti in più per sorvegliare i cantieri Tav. No alle truppe di occupazione. Avanti con la lotta notav

29 Lug

Come in guerra. Non credo esistano tanti posti al mondo, neanche nei peggiori sistemi repressivi e autoritari, ad avere una presenza così imponente di militari o meglio di forze di occupazione. La Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha annunciato nel corso del question time alla Camera che in Valsusa saranno assegnati 10 mila agenti di rinforzo per sorvegliare i lavori relativi alla realizzazione del Tav. “Le proteste saranno seguite con la massima attenzione e con un notevole dispiegamento delle forze di polizia” ha aggiunto ancora Lamorgese. Inaudito, l’ennesima dimostrazione dell’ottusità di un sistema di potere che non sente ragioni. Un sistema che punta a realizzare un’opera inutile e affaristica a qualsiasi costo. Anche a costo di immani distruzioni ambientali, di uno spreco colossale di denaro pubblico, della militarizzazione di una interva valle, della repressione di centinaia e centinaia di attivisti Notav. Siamo al di là di ogni limite di decenza. W la resistenza in Valsusa. Avanti con la lotta notav contro le truppe di occupazione

Caro Revelli il cambiamento è un processo di costruzione, non sentimento di impotenza. Grazie ad Angelo d’Orsi che ci sta provando

22 Lug

di Ezio Locatelli*

In una intervista rilasciata a La Repubblica il sociologo Marco Revelli fa una disamina molto critica del processo di decadenza di Torino, un processo “iniziato ben prima dell’arrivo di Chiara Appendino”. Iniziato con le ultime amministrazioni a guida Pd col risultato di portare alla “bocciatura di un totem del Pd quale era Pero Fassino”. Tuttavia nulla è cambiato, dice ancora Revelli. Sin qui nulla da eccepire.  Le considerazioni di Revelli sono anche le nostre. Peccato che lo stesso non sappia andare oltre la fotografia di un quadro desolante: “Se devo dire la verità, non riesco più a seguire la politica torinese neanche con un brandello di passione”. Ed ancora, alla domanda dell’intervistatore che gli chiede se non c’è nessuna speranza di invertire la rotta, Revelli risponde: “non vedo al momento chi possa guidare questa transizione. Non vedo curricula di spessore, né idee”. Mi verrebbe da dire a Revelli di mettersi un paio di occhiali. Com’è possibile non vedere che in campo, a capo di una coalizione di sinistra, c’è una candidatura di prestigio nazionale e internazionale come quella di Angelo d’Orsi,  uno storico e un uomo di sinistra di primissimo piano? Una candidatura che ha ricevuto molti attestati di stima e considerazione. Ma al di là della battuta la differenza tra d’Orsi e Revelli è che il primo pensa che il cambiamento sia partecipazione, fiducia, processo di costruzione, impegno controcorrente. Non è cosa da poco per un affermato intellettuale di sinistra che ha deciso di metterci, come si suole dire, la faccia. Il secondo, preso da sconforto, non sa andare oltre i sentimenti di “estraneità”, “impotenza”, “frustrazione”, sentimenti diffusi che, per dirla con le parole del suo saggio “Finale di partito”, sono alla base di una progressiva e insidiosa <crisi di fiducia> che dissolve lo spazio pubblico. Caro Revelli, il cambiamento è sempre un processo di costruzione non un tirarsi fuori, non un sentimento triste, crepuscolare. Ben sapendo che non sono le elezioni a poter cambiare lo stato di cose presenti tuttavia pensiamo anche che le elezioni possano rappresentare l’occasione per raccogliere i fili d’erba che ricrescono e resistono, possono essere l’occasione per fare un discorso di prospettiva senza porre limite alcuno a possibili risultati elettorali. Questo è quello che stiamo facendo. Grazie a Angelo d’Orsi e a tut@ quell@ che ci stanno provando.  

                                              *Ezio Locatelli, segretario provinciale di

                                                  Rifondazione Comunista di Torino 

G8 di Genova: quella volta con le ragazze austriache torturate nel carcere di Voghera

20 Lug

Tra i tanti ricordi crudi su quanto accaduto vent’anni fa a seguito delle violenze perpetrate contro i manifestanti al G8 di Genova c’è un episodio, poco conosciuto, di cui sono stato testimone in prima persona. Il ritrovamento nel carcere di Voghera di una ventina di ragazze della scuola teatrale austriaca. Ragazze che sembravano sparite nel nulla dopo essere state pestate a sangue dalla polizia di Stato nella scuola Diaz di Genova. Un ritrovamento avvenuto per iniziativa di Rifondazione Comunista di cui, a quel tempo, ero consigliere e segretario regionale della Lombardia. Partecipai, al pari di tantissimi altri giovani, a quelle giornate straordinarie di mobilitazione che avevano al centro la rivendicazione di una alternativa alla globalizzazione neoliberista, a un modello di sviluppo distruttivo. Giornate represse nel sangue dalla polizia di Stato: l’omicidio di Carlo Giuliani, i pestaggi e le torture alla Diaz e alla Bolzaneto, i lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, le cariche e le violenze della polizia. Manifestanti incolpevoli e pacifici picchiati che non si trovavano più da nessuna parte. Tra questi le ragazze della scuola austriaca. Su richiesta di alcuni deputati e avvocati d’oltralpe come gruppo consiliare della Lombardia ci mettemmo a setacciare diverse carceri lombarde sino ad arrivare al carcere speciale di Voghera. Lì, nel cortile della sezione femminile, ci trovammo di fronte all’indicibile. Ragazze che erano state ridotte in uno stato tremendo: arti rotti, dentature spaccate, ferite in viso e sul corpo, alcune di queste erano in stato di shock, fuori di senno per le botte subite. Mi ricordo lo sgomento e il bisbiglio di alcune suore in forza nella sezione femminile:”non si possono ridurre delle persone in questo modo”. Alcune di queste ragazze ci diedero di nascosto dei bigliettini in tedesco o in inglese con cui chiedevano disperatamente aiuto, di avvisare i propri familiari, l’opinione pubblica del proprio Paese. Cosa che facemmo immediatamente, suscitando lo scalpore della stampa estera, ottenendo di lì a poco la liberazione delle detenute (detenute espulse dall’Italia sulla via del Brennero). E’ importante avere consapevolezza di ciò che accadde in quei giorni definiti di “macelleria messicana”, di “violenza di Stato”. Una violenza scatenata per paura di un movimento che aveva tutte le ragioni di contestare un modello di sviluppo che ormai da troppo tempo sta mettendo a rischio il futuro dell’umanità. Una violenza che continua in diversi modi e circostanze, che è propria di un sistema malato come dimostra quanto accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere oppure come dimostrano le violenze rivolte contro il movimento NoTav. Avere consapevolezza di quanto successo vent’anni fa a Genova significa rinnovare il proprio impegno per il cambiamento. Ribellarsi è giusto. Un altro mondo è possibile.( e.l.)

Nel ricordo di Adil. Presidio di Rifondazione Comunista e Sinistra Anticapitalista davanti all’Unione Industriali – Torino

23 Giu
Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e attività all'aperto

Nel ricordo di Adil. Presidio di Rifondazione Comunista e Siniistra Anticapitalista (forze che fanno parte di Sinistra in Comune con Angelo d’Orsi ) davanti all’Unione Industriali di Torino contro lo sblocco dei licenziamenti e la schiavizzazione della forza lavoro.

Video e foto del presidio:

Dolore e indignazione per l’uccisione di Adil. Basta uccisioni sui luoghi di lavoro. Protestiamo in tutta Italia

18 Giu

Non più solo forza lavoro da sfruttare fino al midollo ma carne da macello. Questa è sempre più la sorte riservata ai lavoratori tanto più se osano alzare la testa, rivendicare dignità e diritti. Stamattina è toccato ad Adil Belakhdim, coordinatore del Sicobas di Novara, nel corso di una manifestazione dei lavoratori nell’area logistica di Biandrate, a pochi chilometri da Novara. Le prime agenzie di stampa parlano di incidente. In realtà, secondo le testimonianze dirette dei lavoratori, Adil è stato ucciso. Il camion, dopo aver forzato il presidio, ha investito e trascinato il corpo il sindacalista fino ad ucciderlo. Altri due lavoratori sono stati feriti dopo di che il camionista ha proseguito la sua corsa in autostrada, prima di essere fermato dalle forze dell’ordine. Un episodio terribile che dà il senso del clima di profondo disprezzo della vita dei lavoratori che sono in lotta per affermare i propri sacrosanti diritti. Nell’esprimere il nostro dolore e indignazione, la nostra vicinanza ai famigliari, ai lavoratori in lotta, al sindacato di appartenenza di Adil Rifondazione Comunista parteciperà alle manifestazioni di protesta che si svolgeranno nelle prossime ore.
*Ezio Locatelli, segretario Rifondazione Comunista di Torino