Piemonte – Locatelli*/Cilenti*: “la Regione prima responsabile della situazione incresciosa negli ospedali. Oggi peggio di un anno fa”

1 Apr

Non c’è spiegazione, giustificazione, rassicurazione del giorno dopo che tenga. Se la situazione negli ospedali è la stessa, se non peggiore di un anno fa, tutta la responsabilità è in capo alla Regione Piemonte che ha completamente e scientemente mancato di intervenire per adeguare il sistema sanitario pubblico. Una situazione incresciosa che denunciamo da tempo sulla base delle segnalazioni che ci pervengono da pazienti e dal personale sanitario. Una situazione che è il risultato di un anno di inettitudine e di chiacchiere a vuoto, di mancati interventi di potenziamento delle strutture sanitarie ed ospedaliera, di mancate assunzioni di personale oltre che di ritardi nell’attuazione del piano vaccinale. Sono il risultato di una sanità pubblica impoverita a favore di soldi dati al privato. Le scene dei malati lavati e curati in barella nei corridoi, nelle sale d’attesa, sui pianerottoli degli ospedali in assenza di privacy – “è come mostrarsi nudi a tutti ed essere al mercato” –  raccontate dai giornali sono indegne di un paese civile, sono scene che gridano vendetta. Invece che di cosiddetti blitz a uso e consumo propagandistico negli ospedali da parte di Alberto Cirio servirebbe un blitz in Regione per appurare responsabilità e inadempienze che sono all’origine di questa situazione drammatica.

* Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista Torino       

* Franco Cilenti, direttore mensile Lavoro e salute 

Diecimila morti da Covid in Piemonte dopo un anno di inettitudine. Basta privatizzazioni, rilanciare il sistema sanitario pubblico

24 Mar
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A fronte dei diecimila morti in una anno per Covid in Piemonte risparmiateci le lacrime di coccodrillo. Questa ecatombe oltre che dolore suscita indignazione. Allo stato attuale la situazione di pericolo sanitario è più o meno la stessa di un anno fa non tanto e non solo per la virulenza del virus ma per la sequela di inettitudini e inadempienze. Tra queste una perdurante carenza di personale sanitario (le poche assunzioni sono state fatte tutte con contratti precari), mancato potenziamento della medicina territoriale, mancato adeguamento o riapertura di presidi sanitari e ospedalieri pubblici a fronte di soldi dati a strutture private, mancato adeguamento dei trasporti pubblici, mancanza di interventi attivi per ridare alle Rsa la dignità di strutture di assistenza e protezione oltre che un ritardo spaventoso nell’attuazione di un piano vaccinale. Insufficienze ed errori che non possono essere sminuiti prendendo a pretesto il quadro delle difficoltà generali, tanto più non può farlo chi propugna la definitiva secessione regionale della sanità dopo aver dimostrato l’incapacità di gestione del sistema sanitario piemontese in due decenni di regionalizzazione. Nel chiedere, come Rifondazione Comunista, il potenziamento del piano vaccinale ( aumento punti vaccinali, organizzazione sistematica delle chiamate vaccinali, aumento del personale per vaccinazioni, potenziamento del servizio vaccinale a domicilio oggi quasi del tutto assente, ecc), oltre che una decisa presa di posizione per rimuovere la proprietà dei brevetti detenuta dalle multinazionali farmaceutiche è quanto mai necessario andare al potenziamento del sistema sanitario pubblico, della medicina territoriale, a nuove assunzioni di personale sanitario in forme stabili oltre che essere necessario adottare misure di potenziamento del trasporto e della scuola pubblica, misure di prevenzione riguardanti i luoghi di lavoro. Basta privatizzazioni che fanno solo l’interesse di pochi. Il diritto alla salute torni realmente al primo posto.

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino

Franco Cilenti, responsabile sanità Prc-Se Piemonte

Torino – Insensate le nuove denunce e misure cautelari a carico dei No Tav

22 Mar
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Siamo alle solite, la Procura della Repubblica di Torino non rinuncia a perseguire i No Tav per fatti che vengono caricaturati sino all’inverosimile. A due anni di distanza dal corteo del Primo Maggio del 2019 trenta manifestanti No Tav sono stati denunciati e altri tredici sono stati colpiti da misure cautelari (un arresto domiciliare, tre divieti di dimora a Torino e nei Comuni della val Susa e nove obblighi di presentazione) per aver tentato di scavalcare il Pd e di connotare il corteo come NoTav. Naturalmente, come da copione, nella ricostruzione dei fatti che ne sono seguiti (cariche di polizia, manganellate, tafferugli) tutto viene posto a carico dei manifestanti. Tra i colpiti da misure cautelari ricorre il nome di Dana Lauriola, l’attivista No Tav che sta scontando una incredibile condanna a due anni per aver partecipato a una manifestazione pacifica impugnando un megafono, accusata ancora una volta di aver preso parola col megafono in occasione del corteo del primo maggio. Questi provvedimenti vessatori, senza senso, non fermeranno la lotta NoTav. Il loro unico risultato è di motivare ancor più un lotta giusta. Avanti con la lotta NoTav. Ezio Locatelli segretario provinciale Prc-Se di Torino

Torino – I diritti fondamentali rovesciati dei negazionisti e dei professori del lassez faire

21 Mar
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Difesa dei diritti fondamentali, opposizione all’autoritarismo emergenziale? Certo che sì, altra cosa è andare in piazza, come ieri ha fatto il professor Ugo Mattei a Torino, a lisciare il pelo a negazionisti di ogni risma che dicono che i morti di Bergamo sono una invenzione, che il Covid è solo un raffreddore, che i vaccini o le mascherine sono un attacco alle libertà democratiche. Scemenze che negano la realtà del contagio e di un modello di sviluppo tossico, scemenze che fanno il paio con certe uscite di idolatri dell’idea della crescita a qualsiasi costo che si sono frapposti a qualsiasi misura preventiva contribuendo così a innescare una vera e propria strage di migliaia di persone. E’ mai possibile scordare il demenziale “Bergamo is running” lanciato in piena pandemia dagli industriali e dai loro tirapiedi politici in quel di Bergamo e Valseriana? Beninteso, anch’io penso che vada difeso il diritto di parola di chi dice stupidaggini ma, contrariamente a certi professori in cattedra ben attenti a dichiararsi né di destra né di sinistra, queste stupidaggini le combatto senza mezzi termini. Tanto più avendo presente che tra i diritti fondamentali ci sono quelli che afferiscono alla integrità fisica, alla salute, alla vita delle persone, diritti calpestati dal sistema liberista del “laissez faire”, da un sistema che propugna libertà assoluta per l’espletamento dell’attività economica e il raggiungimento del profitto privato. Questo il vero rischio di autoritarismo emergenziale che deve trovare una risposta politica.

Locatelli*: frana di Tavernola. Garantire la sicurezza ambientale e l’occupazione non i profitti del Cementificio

18 Mar

Solo degli incoscienti, degli irresponsabili possono ipotizzare che il disastro della frana del Monte Saresano debba dare corso alla riapertura dell’attività del Cementificio di Tavernola, dando ad esso la possibilità  di utilizzare il materiale buono della frana. Che è come dire: “più distruggi più guadagni”. Ma siamo matti?  Bisogna finirla con queste ricette scriteriate che hanno già causato danni a più non posso ad una intera area di alto pregio ambientale, un’area con ben altre potenzialità economiche e occupazionali rispetto a quelle derivanti dalla escavazione di marna da cemento.  Bisogna finirla di mettere soldi pubblici per riparare i disastri causati da un modello obsoleto di economia che ha come elemento centrale il profitto privato. Di sicuro il monte Saresano e i comuni rivieraschi vanno  messi al riparo dal movimento franoso in atto ( oltre due milioni di materiale roccioso) con tutte le misure necessarie, ma questa sicurezza non può venire da chi ha fatto del  sistematico saccheggio ambientale una ragione di lauto guadagno. L’azienda risarcisca i danni causati. Il pubblico gestisca in presa diretta tutte le operazioni di messa in sicurezza e di ripristino ambientale garantendo reddito e posti di lavoro a tutti i lavoratori. Infine si accertino tutte le responsabilità connesse all’attuale situazione di pericolo dato che nessuno, come è stato per troppo tempo, può più nascondere la realtà. La montagna sta venendo giù non per fatto naturale ma per concessioni e escavazioni che non hanno tenuto minimamente in considerazione le ricadute ambientali.     

                                              *Ezio Locatelli,

           già promotore del Comitato contro la miniera di Parzanica-Tavernola

                              ex consigliere regionale e ex deputato

Torino – Giornata di mobilitazione “Nessun profitto sulla pandemia”

12 Mar

Articolo su ansa.it

“Per vincere la battaglia contro questo virus, che ci vede, ad un anno dallo scoppio della pandemia, più o meno allo stesso punto, occorre che vengano sospesi i diritti di proprietà sui vaccini da parte delle case farmaceutiche alle quali i governi nazionali e l’Europa hanno consegnato mani e piedi”. Lo afferma Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista Prc-Se, partecipando oggi ad un presidio davanti alla Regione Piemonte. Al suo fianco Micol Savia, rappresentante dell’Associazione internazionale dei Giusti Democratici presso l’Onu, e Franco Cilenti, direttore del mensile Lavoro e Salute.
    “Trovo inconcepibili le parole di ieri del presidente della Regione, Alberto Cirio – ha aggiunto Locatelli – quando ha affermato ‘siamo pronti a fare da soli’. Questa è pura ed inutile demagogia politica a fronte di un virus che si può sconfiggere solo con un piano di vaccinazione nazionale a tappeto e scevro di offensivi campanilismi”. Nel corso del presidio è anche proseguita la raccolta firme per la campagna ‘nessun profitto sulla pandemia’ mirata proprio a chiedere la sospensione dei diritti sui vaccini.

Servizio TGR Piemonte

Video TorinOggi

https://www.torinoggi.it/2021/03/11/mobile/leggi-notizia/argomenti/sanita-5/articolo/sui-vaccini-rifondazione-comunista-attacca-europa-governo-case-farmaceutiche-e-regione-stop-ai-b.html?fbclid=IwAR0DBoPwhNwXx3xhNDgNoWwei-V4JpdLO03uh8CSBtxhY_nqBFbkx6eKBIc#brid_cp_Brid_9784

Video ANSA

Torino – Locatelli* (Prc-Se): le forze antiliberiste, di sinistra di alternativa mettano in campo un progetto unitario per le amministrative. Basta con le boutade né di destra né di sinistra

12 Mar

Se deve essere portato avanti un processo unitario riguardo la prossima scadenza elettorale, come noi siamo convinti si debba fare, questo non può che essere all’insegna di una scelta di campo e di un approccio volto a gestire le diversità con spirito democratico. Chi pensa di costruire liste mettendo insieme tutto e il contrario di tutto, liquidando la contrapposizione tra destra e sinistra  (che non è solo topografia politica ma crucialità della lotta contro lo sfruttamento e le disuguaglianze sociali) sbaglia per l’ennesima volta. Sbaglia chi, dopo aver votato M5S, peraltro dopo  aver avuto esperienze amministrative col Pd, declassifica il problema di questi anni a una sorta di tradimento della Sindaca Appendino ( Ugo Mattei:“ha tradito 48 ore dopo essere arrivata al governo” ) e non al fallimento di un progetto politico. Stando su questo piano non si va molto oltre l’idea, un po’ retriva, di  rifare una sorta di nuovo M5S.  Sbaglia chi si considera naturalmente consacrato ad essere candidato sindaco saltando qualsiasi percorso condiviso. Teniamo a precisare che, contrariamente a certe boutade, non c’è nessun pezzo di Rifondazione Comunista interessato a operazioni estemporanee, né di destra né di sinistra. Nei prossimi giorni, dopo aver avuto diversi contatti con forze politiche, sociali, singoli ci faremo promotori di un incontro per la costruzione di una lista o coalizione di liste dichiaratamente collocate nel campo della sinistra di alternativa, dei movimenti di lotta sulle questioni sociali, ambientali, democratiche che si sono schierati contro le  scelte iperliberiste, antisociali,  portate avanti dalle forze governo locale e nazionale, dai gruppi di potere che ruotano intorno al Sistema Torino. Lo faremo con grande senso di apertura e spirito unitario, senza settarismi o pregiudizi, ma al tempo stesso con nettezza di collocazione politica.

                         * segretario provinciale Rifondazione Comunista Torino

La montagna che viene giù per il saccheggio operato

12 Mar

di Ezio Locatelli*

C’è poco da fare, prima o dopo la montagna che sovrasta Tavernola Bergamasca e il Lago d’Iseo verrà giù. In movimento c’è una massa rocciosa enorme di 2 milioni di metri cubi, pari a due terzi del volume della frana che fu all’origine del disastro del Vajont. Il che non significa, stando a quanto dicono gli esperti, che l’impatto sarà lo stesso. Quello che succederà dipende dal decorso della frana, da una eventuale accelerazione o meno della stessa. Tutto può succedere, anche che alcuni comuni rivieraschi, in particolare quello di Monte Isola, siano investiti da una ondata anomala. Nel frattempo l’apprensione della popolazione è alle stelle. 

I giornali locali danno conto del piano di emergenza, delle strade chiuse a scopo precauzionale, dell’evacuazione delle abitazioni più esposte al rischio frana, della chiusura dell’attività del cementificio che si trova sottostante la frana, dell’installazione delle sirene di allarme sul campanile del paese, del pacco di soldi stanziati dalla Regione  per rispondere alla situazione di emergenza. Tutto, ci viene detto, è stato predisposto per evitare il peggio. Già, ma intanto i più si guardano bene dall’entrare nel merito delle scelte che ci hanno portato a questa situazione spaventosa. In troppi hanno la coscienza sporca. Una situazione che era stata prevista, denunciata, contestata sin dai tempi della lotta contro le smodate attività estrattive della marna di cemento. Lotta iniziata nel 1985, com’è ampiamente documentato anche a mezzo stampa,  tramite decine di incontri, proteste di piazza, volantinaggi, manifestazioni in sede istituzionale, interrogazioni provinciali, regionali, parlamentari.  

Una lotta portata avanti ininterrottamente per oltre 15 anni, non poche volte tra minacce e aggressioni eterodirette, dal comitato contro la miniera di Parzanica, comitato di cui sono stato promotore e attivista in prima persona. Lo sono stato insieme a un gruppo di persone animate dal rispetto e  dall’amore per il proprio territorio. Va detto che quando parliamo di attività estrattive non si deve fare riferimento solo alla miniera vera e propria ma anche della nuova strada Tavernola Parzanica realizzata dal Cementificio con la scusa di offrire un nuovo collegamento alle comunità locali. Una strada il cui tracciato abbiamo sempre contestato essere una miniera mascherata oltre che occasione di speculazione edilizia.

Ciò che abbiamo sempre sostenuto, documentato, è che lo scempio perpetrato da attività estrattive dissennate avrebbe compromesso irrimediabilmente il territorio non solo dal punto di vista del suo pregio ambientale ma della sua stabilità, della sua tenuta. Chiamato a ispezionare la frana il professor Nicola Casagli del Centro per la Protezione Civile dell’Università di Firenze si è chiesto subito come sia stato possibile cavare in quella maniera.  “Senza quegli scavi la frana non avrebbe potuto verificarsi ….”.  Per l’appunto solo degli irresponsabili potevano pensare che togliendo il piede della montagna e scavando a più non posso non ci sarebbero state conseguenze disastrose. Avevamo dunque non una ma cento ragioni.

Deve essere chiaro che in tanti sono responsabili dell’attuale situazione di dissesto e di pericolo per l’incolumità delle persone. Responsabile è il cementificio che ha fatto solo ed esclusivamente i propri interessi, responsabile è chi doveva garantire la difesa del territorio e non l’ha fatto, responsabili sono forze politiche compiacenti. 

Tavernola è la metafora dei danni irreversibili e incalcolabili che possono essere creati da una economia che vive del predominio del profitto privato. Oggi più che mai occorre battersi contro  questo predominio, contro il delirio di onnipotenza di una economia della produzione e del consumo che non ha alcuna considerazione per la salvaguardia delle risorse naturali, la giustizia sociale, il bene comune.  Lo sfacelo di Tavernola, ancora una volta, ci parla della necessità di batterci per una svolta radicale nelle scelte di politica economica e ambientale.  

                              *già attivista e promotore del comitato contro la miniera di Parzanica Tavernola

La frana della montagna di Tavernola Bergamasca. Io accuso i tanti con la coscienza sporca

3 Mar

di Ezio Locatelli*

Giustamente, com’è ovvio che sia, c’è molta apprensione per il rischio incombente di uno smottamento del Monte Saresano che si prevede di portata enorme. Apprensione soprattutto per le conseguenze di questo smottamento. Ma quello che va detto, alla faccia dei tanti che fanno finta di nulla o che hanno la coscienza sporca, è che tutto questo era stato previsto, denunciato, contestato ai tempi della lotta contro le smodate attività estrattive della marna di cemento. Lotta iniziata nel 1985, com’è ampiamente documentato anche a mezzo stampa,  tramite decine di incontri, proteste di piazza, volantinaggi, manifestazioni in sede istituzionale, interrogazioni provinciali, regionali, parlamentari.  

Una lotta portata avanti ininterrottamente per oltre 15 anni, non poche volte tra minacce e aggressioni eterodirette, dal comitato contro la miniera di Parzanica, comitato di cui sono stato promotore e attivista in prima persona. Lo sono stato insieme a un gruppo di persone animate dl rispetto e  dall’amore per il proprio territorio. Va detto che quando parliamo di attività estrattive non si deve fare riferimento solo alla miniera vera e propria ma anche della nuova strada Tavernola Parzanica realizzata dal Cementificio con la scusa di offrire un nuovo collegamento alle comunità locali. Una strada il cui tracciato abbiamo sempre contestato essere una miniera mascherata oltre che occasione di speculazione edilizia.

Ciò che abbiamo sempre sostenuto, documentato, è che lo scempio perpetrato da attività estrattive dissennate avrebbe compromesso irrimediabilmente il territorio non solo dal punto di vista del suo pregio ambientale ma della sua stabilità, della sua tenuta. Avevamo non una ma cento ragioni. Deve essere chiaro che in tanti sono responsabili dell’attuale situazione di dissesto e di pericolo per l’incolumità delle persone. Responsabile è il cementificio che ha fatto solo ed esclusivamente i suoi interessi, responsabile è chi doveva garantire la difesa del territorio e non l’ha fatto, responsabili sono le forze politiche compiacenti.  Io spero che il peggio sia evitato ma detto ciò, chi pagherà per i danni arrecati all’ambiente della casta del cemento?         

                            Ezio Locatelli, già attivista e promotore del comitato contro la miniera di Parzanica

                                                      ex consigliere provinciale, regionale e parlamentare

STELLANTIS: BASTA CAMBIALI IN BIANCO AI PADRONI

23 Feb

STELLANTIS: BASTA CAMBIALI IN BIANCO AI PADRONI. Difendere il lavoro, non i profitti. Presidio a Mirafiori – Torino.