Torino – Locatelli (Prc-Se). L’assedio militare e gli scontri a Piazza Giulia inammissibili. Chi li ha ordinati se ne vada a casa!

21 Giu

piazza giuliaAncora una volta Torino è stata teatro di scontri e violenze assurde, inammissibili. Scontri e violenze scatenate ieri sera a seguito dello stato d’assedio in cui è stata posta Piazza Giulia e quartieri limitrofi dalle forze di polizia intervenute in tenuta antisommossa. La motivazione: far rispettare l’inutile ordinanza proibizionista della Sindaco Appendino che fa divieto di consumo di alcolici da asporto dalle ore 20. Ma a qualcuno sembra normale che i controlli vengano effettuati da pattuglie di poliziotti in tenuta antisommossa con tanto di scudi? Che vengano fatti oggetto degli scontri in maniera del tutto indiscriminata giovani, cittadini, avventori? No che non è normale! Un intervento di questo genere non può che suonare provocatorio e suscettibile di ingenerare tensioni e proteste del tutto prevedibili e anche legittime. Siamo al limite di una stato paranoico. Dopo aver svicolato sulle proprie responsabilità circa i gravi accadimenti di piazza San Carlo del 3 giugno, ci sono istituzioni che reagiscono con un inasprimento repressivo delle condotte sociali e dei conflitti che attraversano una città interessata oltre che da crescenti disuguaglianze, disagio sociale, da domande di socialità e cambiamento. La strategia del controllo sociale fondato sulla militarizzazione della città e l’escalation dell’uso della forza oltre che ingiusta, antidemocratica, è una strategia fallimentare. Chiediamo di fermarsi in tempo prima di fare ulteriori danni. Chi ha suggerito e ordinato l’assedio militare di Piazza Giulia e scatenato cariche violente deve andarsene a casa!

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se Torino

Torino, 21 giugno 2017

Abbattiamo l’idolo del falso realismo. Uniamo le forze, costruiamo il cambiamento

20 Giu

Che tipo di società può mai essere quella in cui, secondo il rapporto Oxfam: otto uomini, da soli, possiedono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone al mondo? Una siffatta società è una delle più paradossali che la storia umana abbia mai conosciuto: una ricchezza straripante nelle mani di pochi e, come altra faccia della medaglia, una devastazione dell’esistenza per un’immensa quantità di persone fatta di diffusione della povertà, sradicamento di massa, nuove forme di discriminazione e schiavitù, distruzione dei processi democratici, costruzione di muri di separazione, repressione, violenza, uso generalizzato della forza da parte dei paesi occidentali. Tutto ciò avviene non più solo nelle periferie arretrate ma nei centri avanzati, nel cuore dell’Europa stessa, sempre più divisa dalle ineguaglianze, dalla xenofobia, dai nazionalismi.

Dobbiamo prestare molta attenzione all’operazione di depistaggio che sta venendo avanti. La politica dei confini fortificati, dei muri, dei fili spinati, dei respingimenti – una politica scellerata destinata a mietere migliaia di vite umane – vorrebbe far credere che l’origine della crisi sia l’esplosione dell’immigrazione, non delle disuguaglianze, non delle misure di austerità che tolgono reddito, servizi sociali, occupazione, sicurezza nel lavoro, dignità a milioni di persone. Una politica ispirata alla logica di una guerra di classe, dei ricchi contro i poveri. Contro questa politica è giusto ribellarsi unendo le forze su una chiara linea antiliberista e di attuazione della Costituzione nata dalla lotta di Liberazione: lavoro contro sfruttamento, eguaglianza contro disuguaglianza, pace contro guerra, democrazia e antifascismo contro le nuove forme del comando oligarchico.

Scriveva Gramsci: “uno degli idoli più comuni è quello di credere che tutto ciò che esiste è naturale esista”. Dobbiamo buttare a gambe all’aria tutti quegli idoli e discorsi che cercano di convincerci della nostra impotenza, i discorsi che parlano solo di crisi ma non della possibilità di liberarsene, discorsi che sono in ritardo rispetto a una realtà in ebollizione, discorsi che non agiscono le possibilità di costruire il cambiamento. Per questo abbiamo titolato la nostra festa con un vecchio motto: “Su la testa! Cambiare si può” Sta a ognuno e ognuna di noi consentire che un nuovo senso del possibile e del cambiamento si faccia strada.

Ezio Locatelli
segretario provinciale Prc Torino

 

Locatelli (Prc-Se): la multinazionale tedesca “Arriva” è un “cavallo di Troia”. No alla privatizzazione di Gtt e del servizio di trasporto a Torino

14 Giu

gtt4Seppure passata praticamente sotto silenzio la scelta è pesantemente negativa. L’accordo intervenuto con la costituzione di un consorzio tra Gtt, la società di trasporto pubblico torinese, e Arriva, multinazionale tedesca, per la gestione del servizio di trasporto metropolitano è il preludio alla completa privatizzazione del sistema della mobilità, sistema comprensivo di metropolitana, tram, bus urbani e alcune linee del nodo ferroviario di Torino. Già negli scorsi mesi le due aziende avevano firmato una manifestazione di interesse congiunta al bando di gara annunciato dalla Regione Piemonte circa il nodo ferroviario di Torino. In ballo, per la gestione di questo nodo, ci sono una montagna di soldi. Ma qui siamo a un passo ulteriore: le due società hanno deciso di stringere un patto fino al 2023 in un’ottica non più di servizio pubblico ma di prevalenza degli interessi di natura privatistica nella gestione del sistema della mobilità. Il quadro è abbastanza chiaro: la multinazionale tedesca come “cavallo di Troia” di un processo di privatizzazione.

A conferma di questo orientamento Gtt da associata a Confservizi, associazione che raggruppa tutte le imprese di servizi pubblici di proprietà degli enti locali, chiede di entrare a far parte di Confindustria. Il tutto con il beneplacito della Sindaca Chiara Appendino e dell’amministrazione a guida M5S che hanno buttato definitivamente a mare qualsiasi ipotesi di costituzione di un polo pubblico per la gestione del servizio ferroviario metropolitano. Non c’è alcun servizio per la mobilità che abbia conosciuto miglioramenti dopo essere stato privatizzato in tutto o in parte. Ecco perché vanno rigettate le scelte di privatizzazione .Vanno altresì denunciati i giravolta dei M5S che dopo aver parlato in campagna elettorale di intangibilità del servizio pubblico hanno fatto esattamente allo stesso modo del Pd di Fassino e Chiamparino.

Ezio Locatelli

Segretario provinciale Prc-Se Torino

Torino, 14 giugno 2017

Locatelli (Prc-Se): gli industriali torinesi intimano: ”nessuno tocchi Appendino”, alla faccia del disastro combinato in Piazza san Carlo

8 Giu

unione industrialeNelle edicole di Torino oggi compare la locandina che riporta i titoli dei principali articoli de La Stampa. Su tutti campeggia l’invito perentorio degli industriali di Torino. ”Nessun processo alla sindaca Appendino”. Dopo il disastro combinato a Piazza San Carlo, i 1527 feriti di cui alcuni ancora gravi, gli industriali scelgono di difendere a spada tratta la sindaca: ”nessun processo e nemmeno un tagliando”. Lo fanno in occasione dell’incontro odierno riservato alle imprese sui progetti di sviluppo della città. Incontro che, a leggere La Stampa, per l’Appendino “è un porto franco, un modo per continuare a giocare le carte della concordia nazionale e di un nuovo sistema Torino”. Un sistema funzionale alle imprese, allo sviluppo immobiliare, alle polarizzazioni commerciali, alle grandi opere, alle privatizzazioni. Come prima, più di prima. Gli industriali sono interessati a questo e non altro. ”Non vogliamo entrare nel merito di quanto successo a Piazza San Carlo”, dicono. E così Appendino, forte del loro sostegno, può pensare di continuare a amministrare la città come se niente fosse. No, così non va bene. Non è solo un problema di insipienza amministrativa, di accertare le responsabilità di quanto accaduto, cosa che chiediamo a viva voce. Il problema è di non farsi prendere per i fondelli da chi, dopo aver detto di voler cambiare tutto, sta dando dimostrazione di non volere cambiare niente, di essere un perfetto ingranaggio del sistema. Di sicuro l’alternativa a Torino è tutta quanta da costruire.

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se

Torino, 8 giugno 2017

Locatelli (Prc): basta con le fanfaluche. I 1527 feriti di Torino reclamano l’accertamento delle reali responsabilità

6 Giu

Torino-piazza-San-Carlo-744x423La questione è molto semplice. Ammassare 30 mila tifosi in una piazza di 12 mila metri quadrati vuol dire dilatare a dismisura il rischio di incidenti gravi . Questo è quello che è successo sabato sera a Torino, la ragione di fondo dei 1527 feriti, 900 dei quali feriti da cocci di vetro, senza che Prefetto, Questore e Sindaca Appendino abbiano avuto alcunché da ridire. Poteva succedere di peggio. Vedete la differenza? Il primo maggio tutti impegnati a impedire, a viva forza, l’entrata in piazza San Carlo di un pezzo del corteo del Primo Maggio, per il timore di contestazioni verbali. Sabato nulla da dire per una piazza, la stessa San Carlo, affollata all’inverosimile, trasformata in una polveriera. Invece che riconoscere l’errore marchiano, il gioco in questi giorni è allo scaricabarile oppure si invocano misure repressive risibili tipo quelle rivolte contro l’ultima ruota del carro, i venditori ambulanti di bibite varie. Basta con le fanfaluche. Quanto accaduto a Torino è di una tale gravità che non può rimanere senza che siano accertate le reali mancanze e responsabilità.

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc di Torino

Torino, 6 giugno 2017

Torino – Ezio Locatelli (Prc-Se): accertare responsabilità di quanto accaduto a Torino

5 Giu

Torino-piazza-San-Carlo-744x423Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Quanto successo ieri a Torino ci colpisce e addolora. Quello che doveva essere un gioioso ritrovo collettivo dei tifosi juventini in occasione della finale di Champions  si è trasformato in una tragedia  con più di mille feriti di cui alcuni in gravissime condizioni. Stando ai primi accertamenti la causa scatenante del ferimento di centinaia e centinaia di persone travolte dalla folla di tifosi sarebbe stata la paura per un attentato terroristico che non c’è stato. Ecco il punto. Com’è stata possibile una tragedia di così grandi proporzioni in assenza di un pericolo reale? Quali sono le misure adottate per prevenire incidenti o danni alle persone in una piazza dove si sono accalcate trentamila persone? Sia detto, a scanso del solito gioco delle parti politiche che è in corso in queste ore tra esponenti Pd e M5S, non è da oggi che la Piazza San Carlo viene data per queste iniziative, più o meno alle stesse condizioni e con gli stessi rischi. Prima lo faceva Fassino, adesso l’ha fatto la sindaca Appendino. Il fatto è che non  si può sempre rammaricarsi e piangere il giorno dopo, a tragedie avvenute. Come minimo vanno date delle risposte, vanno accertate responsabilità.
Torino, 4 giugno 2017

Locatelli e Flamini (Prc-Se): Basta frottole sui destini della FCA di Mirafiori e nel resto d’Italia. Serve un piano industriale

28 Mag

Ezio Locatelli, segretario provinciale di Torino e Enrico Flamini, responsabile nazionale lavoro, ambedue della segreteria nazionale Prc-Se hanno rilasciato la seguente dichiarazione sul recente accordo Governo- FCA:

“Siamo ai soliti proclami privi di qualsiasi riscontro. Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e Claudio Calenda, Ministro per lo Sviluppo, sbandierano l’accordo intervenuto in sede governativa in base al quale FCA (ex Fiat)  si impegna a spendere 300 milioni circa in ricerca e innovazione a beneficio di Mirafiori e del centro di ricerca di Orbassano (Torino) nonché dei siti di Pomigliano d’Arco (Napoli) e Trento. A questa cifra si aggiungono 27 milioni di incentivi pubblici generosamente elargiti dal Ministero dello sviluppo (19 milioni) e dalla Regione Piemonte (9 milioni). Gli investimenti dovrebbero essere finalizzati alla progettazione e produzione di motori a trazione elettrica. Questi investimenti, spiega il Ministero in una nota, “confermano la scelta strategica di voler rafforzare FCA in Italia … con ricadute positive per le Regioni e Il Sistema Paese”. Gli fa eco Chiamparino. “è un bel segnale che conferma un’inversione di tendenza”. Parole vuote che prendono ancora una volta in giro lavoratori e cittadini. L’accordo intervenuto non è in grado di garantire nulla di nulla. Intanto l’accordo non prevede alcuna contropartita in termini occupazionali. Detto ciò il rilancio di uno o più centri di ricerca e di innovazione finalizzati alla produzione di nuovi modelli necessiterebbe di cifre ben al di là di quelle prospettate da FCA – la Volkswagen spende 13 miliardi ogni anno in ricerca e sviluppo –  ancor più se finalizzate a ridefinire in tutto o in parte la gamma produttiva degli stabilimenti col lancio di nuovi modelli ibridi. Solo per il lancio di un nuovo modello ibrido servirebbe un investimento di circa un miliardo di euro, una cifra assai lontana da quelle dichiarate da FCA. La verità è che non c’è alcuna inversione di tendenza riguardo a una azienda lasciata in questi anni andare alla deriva, nessuna specificazione di tempi e modi di impiego degli scarsi investimenti previsti, nessun piano industriale. Invece che parlare a vanvera, a giocare il ruolo di comprimari, a  continuare a foraggiare la FCA a fondo perduto, Calenda e Chiamparino farebbero meglio a cambiare registro. Il gioco negoziale sui tempi, le modalità e sui contenuti di un rilancio del sistema produttivo non può essere lasciato, così come finora è stato, nelle mani della direzione di FCA. Occorre un intervento pubblico da parte di governo e enti territoriali che non lasci spazio alle frottole di chi in tutti questi anni ha avuto modo di dimostrare l’assenza di credibilità, ovvero che l’unico scopo era il profitto e non certo la tenuta occupazionale o della capacità progettuale e  produttiva delle aziende presenti a Torino e in Italia.

Torino/Roma 28 maggio 2017