Archivio | marzo, 2013

QUELLA DI REVELLI UNA SVISTA BELLA E BUONA

25 Mar

NOTAV e RifondazionePoiché tutta una serie di compagni/e mi chiedono di dire qualcosa a proposito dell’articolo di Marco Revelli apparso ieri su “il Manifesto” a commento della bella manifestazione notav in Val di Susa lo faccio in poche battute. Innanzitutto cosa dice l’articolo in questione? Tra le altre cose “…l’assenza di bandiere a cinque stelle parla di una notevole intelligenza politica dei cosiddetti “grillini” i quali evidentemente hanno capito che un movimento…non lo si rappresenta…marchiandolo con i propri simboli…al contrario degli estremi residui delle formazioni veterocomuniste, fastidiosamente chiusi nelle loro bandiere come una corazza medioevale, testimonianza di una testarda volontà di non capire”. La polemica, in tutta evidenza, è rivolta contro Rifondazione Comunista presente in forze con le proprie bandiere unitamente a quelle notav.  Credo che in questa polemica Revelli abbia esso stesso capito poco. Intanto se si ha un’idea plurale delle culture politiche e di movimento bisognerebbe avere rispetto dei colori e delle appartenenze soprattutto quando queste afferiscono a medesimi obiettivi di lotta e di movimento. E poi non si può far finta di non vedere che i cosiddetti “grillini” non hanno bisogno di bandiere, la loro rappresentazione è ampiamente garantita da un sistema d’informazione a senso unico. Così non è certo per Rifondazione Comunista (per favore lasciamo stare il termine sprezzante di “vetero”) peraltro da sempre presente e attiva nella lotta contro il Tav e rispettosa dell’autonomia del movimento. Io penso che la democrazia oggi si difenda o si riconquista anche rigettando espressioni d’intolleranza culturale per le diversità. Quella di Revelli mi sembra essere una svista bella e buona. (Ezio Locatelli)

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RIFONDAZIONE COMUNISTA ALLA MANIFESTAZIONE NOTAV – VAL DI SUSA

25 Mar

 Manifestazione NOTAV – 23 marzo 2013 – Susa – Bussoleno.

NOTAV, ANTIFASCISTI, DALLA PARTE DEI LAVORATORI

23 Mar

Locatelli 4Tratto da “Liberazione”  on line – di Ezio Locatelli

Come altre volte e forse ancor più oggi quella in Val di Susa sarà una manifestazione di popolo. Una manifestazione contro la prosecuzione di un progetto – l’AV Torino-Lione – totalmente inutile, come ampiamente dimostrato da svariati studi, la cui unica finalità è di alimentare interessi speculativi e affaristici di portata enorme. Questi interessi hanno trovato sponda e rappresentanza, alla stessa stregua, nei partiti di centrodestra e centrosinistra chiusi a qualsiasi confronto e sollecitazione critica. Di più, intere aree sono state sottratte alla comunità locale e occupate militarmente, l’arma della repressione è stata brandita a piene mani nei confronti di quanti nel corso di questi anni hanno manifestato e protestato contro l’avvio di lavori distruttivi non soltanto dal punto di vista ambientale ma di elementari diritti democratici e di cittadinanza.

Eppure, nonostante anni di menzogne e angherie, i fautori del Tav non sono minimamente riusciti nell’intento di scalfire la contrarietà della popolazione che anzi, caso più unico che raro, è andata crescendo nel corso di 22 lunghi anni fino a dare vita a vere e proprie azioni di disobbedienza e resistenza largamente condivise a livello di massa. Azioni che non possono essere indiscriminatamente liquidate – solo degli stupidi o in malafede lo possono fare – come azioni “fuorilegge” tanto più a fronte di scelte ingiuste e truffaldine giocate sulla testa della gente. Molto semplicemente sono azioni che dicono di una conflittualità irrisolta.

L’opposizione alla realizzazione di una nuova linea di AV Torino-Lione (ricordiamolo, una linea c’è già ed è grandemente inutilizzata), vissuta come un enorme spreco di denaro pubblico, continuerà a crescere tanto più in presenza di una crisi economica rivolta contro le classi sociali più deboli. Una domanda semplice semplice che si pongono tutti: perché mai i vincoli di bilancio dovrebbero comportare una politica di austerità e di sacrifici a senso unico, tagli alla sanità, alla scuola, ai servizi sociali e non riguardare il modello costosissimo delle grandi opere che non servono a nulla? Continuano a mancare risposte concrete, credibili che non siano la riproposizione di una certa idea tossica di sviluppo o l’opposizione meramente propagandistica. A ben guardare alle manovre di Palazzo di questi giorni tutte incentrate su cariche, nomine, costi della casta non mi sembra che si stia uscendo da questo schema di gioco politico. Manovre che ancora una volta rischiano di essere “diversive” rispetto ai reali problemi del Paese che parlano d’ineguaglianze sociali e di reddito, di precarietà, di disoccupazione oltre che di spreco di risorse pubbliche in grandi opere inutili.

In questi giorni da più parti si è tentato di travisare o di ridurre la manifestazione odierna nei termini di una “marcia dei grillini del movimento 5 stelle” che in una valle inascoltata hanno raccolto un ampio consenso. Tentativo strumentale e sbagliato sotto tutti i punti di vista a fronte di un movimento di lotta, quello NoTav, aperto e plurale. Oggi noi di Rifondazione Comunista ci saremo, in tanti, sulla base di una precisa scelta di campo: coniugare l’opposizione alle grandi opere, l’impegno contro la repressione del movimento e la militarizzazione del territorio al nostro essere di sinistra, antifascisti, dalla parte dei valori della giustizia sociale, dei diritti del lavoro oggi vergognosamente messi in discussione da tanta parte del sistema politico italiano, compresa quella parte che oggi si autorappresenta “né di destra né di sinistra”. Questa la nostra scelta, questo il nostro impegno cui non intendiamo venir meno avendo a riferimento una realtà di movimento plurale cui ci sentiamo parte integrante.

PRC ALLA MANIFESTAZIONE NOTAV IN VAL DI SUSA – lettera aperta a “Il Manifesto”

22 Mar

siamotuttinotavSpett. redazione de “il Manifesto”

Rifondazione Comunista, come ripetutamente annunciato, sarà presente in forze alla manifestazione  in Val di Susa contro la prosecuzione  di un progetto – l’AV Torino Lione – totalmente inutile la cui unica finalità è di andare a ingrassare interessi speculativi e affaristici. Come altre volte, e forse ancor di più questa, sarà una manifestazione di popolo aperta a tutte le forze sociali, politiche, associative che si riconoscono nella lotta di una comunità coraggiosamente portata avanti da 22 anni. Travisare o ridurre questa manifestazione nei termini di una “ marcia dei grillini del movimento 5 stelle” – anche se qualcuno mediaticamente ci sta provando – è sbagliato sotto tutti i punti di vista. Per questo è importante parteciparvi, oggi più che ieri, per ribadire con rinnovata determinazione l’opposizione al modello delle grandi opere, un imbroglio bello e buono, tanto più a fronte di una politica di austerità e di sacrifici a senso unico, di tagli alla sanità, alla scuola, ai servizi sociali. Noi ci saremo, in tanti, sulla base di una precisa scelta di campo: coniugare l’opposizione alle grandi opere, il nostro impegno contro la repressione del movimento e la militarizzazione del territorio alla lotta per il cambiamento di un modello di sviluppo e di società, per i diritti del lavoro, per la giustizia sociale, al nostro essere antifascisti. Questa la nostra scelta, questo il nostro impegno cui non intendiamo venir meno avendo a riferimento una realtà di movimento plurale di cui ci sentiamo parte integrante.

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc Torino

Torino, 22 marzo 2013

RIFONDAZIONE COMUNISTA IL 23 MARZO IN VALSUSA CONTRO TAV, GRANDI OPERE

14 Mar

NO-TAV-RIF-COMW520“Il 23 marzo, come Rifondazione Comunista, saremo in Valsusa a manifestare contro la prosecuzione del progetto di Alta velocità Torino-Lione”, sottolinea Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc Torino.

“Lo faremo con rinnovata determinazione in presenza di un progetto totalmente inutile la cui unica finalità è di andare ad ingrassare interessi affaristici e speculativi.  Lo faremo con rinnovata determinazione, convinti anche che questa lotta contro le grandi opere vada connessa alla lotta  per un cambiamento di modello di sviluppo e di società, per i diritti del lavoro, per la giustizia sociale. Non regge più il modello delle grandi opere costosissime che per di più non servono a nulla. Questo modello è un imbroglio belle e buono tanto più a fronte di una politica di austerità e di sacrifici a senso unico, di tagli alla sanità, alla scuola, ai servizi sociali.

Saremo in Valsusa a manifestare contro il Tav , per un diverso modello sociale, contro la repressione del movimento e la militarizzazione del territorio e lo faremo sulla base di una precisa scelta di campo, il nostro essere di sinistra, antifascisti, dalla parte dei valori della giustizia sociale, de diritti del lavoro oggi vergognosamente messi in discussione da tanta parte del sistema politico italiano compresa quella parte che oggi si autorappresenta “né di destra né di sinistra”. 

Ezio Locatelli – segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino

Torino, 14 marzo 2013

SUL RISULTATO DELLE ELEZIONI POLITICHE

13 Mar

Sintesi relazione al Comitato provinciale Prc di Torino dell’11 marzo 2013

DSCN3193La grave sconfitta elettorale che abbiamo subito, come del resto per ogni sconfitta, comporta il rischio – dobbiamo saperlo – di uno sbandamento e di una divisione di forze. Penso che sia nostro dovere contrastare questo sbandamento avendo un approccio di discussione volto innanzitutto a respingere l’idea che non esistono più spazi politici a sinistra, tantomeno per una forza comunista nel nostro Paese. Molto semplicemente penso che nella misura in cui questi spazi vengano meno, in momento di grande difficoltà come quello che stiamo attraversando, questi stessi spazi vadano ricostruiti innovando anche radicalmente il profilo delle ragioni e delle risposte che dobbiamo mettere in campo.

Nel Cpn si è discusso molto dei motivi del fallimento del tentativo Rivoluzione Civile di porsi come punto di riferimento della protesta e della domanda di cambiamento espressa da milioni di elettori. Tra questi motivi: la mancata costruzione democratica e partecipata di una lista nata all’ultimo momento; la non assunzione di candidature di movimento (su cui abbiamo subito manifestato le nostre critiche) come quelle di Nicoletta Dosio e Vittorio Agnoletto; una palese incapacità di dare alla lista e alla campagna elettorale un profilo netto sui temi della crisi, dell’austerità, dei diritti del lavoro; il trascinamento di posizioni ambigue di rapporto col Pd. Errori che in buona parte vanno al di là delle responsabilità del nostro partito. Il rapporto pattizio con interlocutori che muovevano da posizioni, in non pochi casi, diverse dalle nostre si è dimostrato fattore limitativo per quanto riguarda il superamento di tutta una serie di problemi.

Detto ciò, sui limiti ed errori che riflettono lo stato d’inadeguatezza e d’immaturità delle forze che sono in campo, penso anche che non possiamo avere una visione riduttiva di quanto accaduto tutta incentrata su scelte e responsabilità soggettive.

Ho già avuto modo di dire in Cpn che il terremoto che c’è stato dice della necessità di un’altra dimensione di analisi più di ordine strategico, che deve fare i conti con il rovesciamento dei rapporti sociali capitalistici che si è compiuto in questi anni. Un rovesciamento che ha distrutto le basi materiali di una coscienza e di una volontà di classe. Forse in questo rovesciamento sta la ragione di una difficoltà ad intercettare una sofferenza sociale che, anche e soprattutto nei quartieri più popolari dove maggiore è il disagio economico e sociale di Torino (dalle Vallette, alla Falchera passando per Mirafiori), non ha avuto come canale di espressione il programma antiliberista di Rivoluzione Civile nonostante l’impegno profuso dalle forze che la componevano nella raccolta delle firme sull’art. 18, per la difesa del contratto nazionale collettivo, contro la riforma Fornero sulle pensioni. Credo che sia questo – il passaggio di fase che si è realizzato – il punto centrale di discussione. Guai a non vedere l’intreccio che esiste tra dissoluzione di un blocco sociale di cambiamento, quello storicamente raccolto attorno al movimento operaio e la crisi delle sue espressioni politiche. Il non vedere questo ci porterebbe fuori strada, ad un avvitamento su noi stessi.

Anche per quanto riguarda il successo del M5S non credo che basti dire di un “movimento” che ha intercettato una protesta perché ha saputo esprimere con maggiore radicalità e con maggiore capacità comunicativa l’idea di un cambiamento. Il problema è più di fondo, attiene ai riflessi di una società contemporanea contraddistinta, non dalla presenza di grandi aggregazioni sociali, da un’opposizione sociale di classe. ma da “masse disorganizzate” la cui propensione è in direzione di forme carismatiche e autoritarie “né di destra né di sinistra” che agiscono per un superamento delle forme di democrazia organizzata.

Se questo è il quadro credo che abbiamo un unico modo per sfuggire a un destino di crisi e di disgregazione che tenteranno in tutti i modi, ancora una volta, di cucirci addosso: cambiare in profondità, costruire un’altra storia come comuniste e comunisti, non fare del semplice resistenzialismo. Dobbiamo andare alla ridefinizione di ipotesi di lavoro, di modelli organizzativi, di strategia alternativa per il futuro, tenendo conto di un’altra fase di coscienza storica, di composizione sociale. Avendo una bussola di orientamento e su questo bisogna essere chiari: parafrasando Antonio Gramsci tra il vecchio che muore (le politiche “austeritarie” del centrosinistra) e il nuovo che non riesce a nascere (un polo antiliberista e anticapitalista) penso che bisogna scegliere il nuovo, provando e riprovando. All’atto pratico questo significa che “Rifondazione Comunista rimane e rimane valida l’esigenza di costruire una sinistra antiliberista unita e autonoma dal centrosinistra, alternativa rispetto alle degenerazioni del sistema politico” Con una puntualizzazione forte. Alla base del confronto unitario mai più pratiche “pattizie” che hanno dimostrato di aver fallito. Il principio dev’essere quello di “una testa un voto”. Questo significa ancora: proposte chiare, coerenti, una più netta identità contro le politiche neoliberiste e di austerità. Inoltre non basta più la coerenza interna di una linea politica. Ciò di cui abbiamo bisogno in un momento come questo, di crisi della rappresentanza, è di un mutamento praticato: presenza nei movimenti reali come ragione prima della nostra esistenza; radicalizzazione di pratiche sociali come terreno centrale d’iniziativa. Tutto questo ci parla di una sfida di rinnovamento che dobbiamo vincere con noi stessi.

Proprio la portata di questa sfida di ripensamento del ruolo di Rifondazione Comunista ci dice che abbiamo la necessità di strutturare un confronto e un approfondimento vero che parta dal basso, dai territori, dai Circoli come passaggio costruttivo di un Congresso straordinario, non di corto respiro, da tenersi entro la fine dell’anno, nell’ottica di un reale rinnovamento e apertura del nostro partito. La maggioranza del Cpn ha deciso in tal senso chiedendo alla segreteria nazionale di rimanere in carica per garantire il proseguimento dell’iniziativa e la gestione del partito fino al Congresso. Per quanto ci riguarda è importante che calendarizziamo da subito riunioni in tutti i Circoli con l’obiettivo immediato di una riorganizzazione di forze, avvio immediato della campagna di tesseramento, predisposizione di piani di lavoro, dispiegamento dell’iniziativa all’esterno. Il partito ha aderito alla manifestazione del 23 marzo in Valsusa. Contribuiamo alla riuscita di questa manifestazione con l’orgoglio, per quanto ci riguarda, di essere in tanti e visibili.

Infine, se in questo momento è tanta l’amarezza, penso anche che i giochi siano tutt’altro che fatti e non solo dal punto di vista della condizione di crisi e di instabilità del confuso quadro politico emerso dalle elezioni. I prossimi saranno mesi di aggravamento delle condizioni di crisi sociale, occupazionale, in virtù del pieno dispiegamento delle politiche di austerità connesse all’entrata in vigore dei vincoli del pareggio di bilancio. Su questo nessuno ha detto niente, tanto meno Grillo il cui orizzonte si ferma alla “Casta”, allo sdegno per il degrado del sistema politico, ma al di là di questo non c’è nessun progetto di cambiamento e di giustizia sociale. Senza voler sminuire il significato di un voto di massa, ha ragione Wu Ming a dire del M5S come di un “diversivo”. Questo movimento “amministra la mancanza di movimenti radicali in Italia…c’è uno spazio vuoto che il M5S occupa per mantenerlo vuoto”. Noi dobbiamo ripartire da qui, investire sulla traduzione politica di un voto di massa il cui significato sociale legato alle politiche di crisi e austerità, all’atto pratico, non è raccolto e rappresentato da nessuno.

Chiudo ringraziando i compagni e le compagne per l’impegno profuso in campagna elettorale. Piccolissima soddisfazione: Piemonte 1, in queste elezioni, ha ottenuto la più alta percentuale di tutte le circoscrizioni del Nord Italia. Io penso che questo risultato, in buona parte, è ascrivibile al buon lavoro che abbiamo fatto come Prc nel corso dell’ultimo anno. So benissimo che ci troviamo di fronte a una prova molto dura. Sta a noi proseguire un lavoro, una ricerca che a livello provinciale qualche spunto di avanzamento politico l’ha offerto, facendo tesoro delle parole del “Che” quando diceva “non si vive celebrando le vittorie bensì superando le sconfitte”. Dovremo dimostrare di essere all’altezza di questa sfida.

Ezio Locatelli – segretario provinciale PRC di Torino

Torino, 11 marzo 2013

SINTESI INTERVENTO DIREZIONE NAZIONALE PRC

5 Mar

DSCN3193Penso che sarebbe sbagliato – una manifestazione di autolesionismo – caricare tutto il peso del risultato elettorale negativo su noi stessi. Mia convinzione è che più che a un fallimento ci troviamo di fronte ad una sconfitta politica che ci penalizza grandemente al di là dei punti di debolezza, di fragilità, di inadeguatezza che pure ci sono stati, per esempio le mancate candidature di Nicoletta Dosio e di Vittorio Agnoletto. Sono d’accordo col dire di una sconfitta sociale prima ancora che elettorale. Una sconfitta dovuta ad uno spiazzamento del nostro modo di interpretare e rappresentare la politica in una situazione completamente nuova per quanto riguarda la qualità dei rapporti sociali e politici. Cosa significa oggi fare politica in una situazione di crisi, di esasperazione sociale caratterizzata non da grandi aggregati sociali ma da masse disorganizzate? Non c’è più la spinta sociale alla produzione di soggettività politiche antagoniste. Al contrario assistiamo ad una propensione verso forme carismatiche e autoritarie. A me interessa una discussione su questo punto sapendo che in questo passaggio di fase storica ci serve un radicale ripensamento del nostro modo di fare politica in termini di radicalizzazione di proposte, di pratiche politiche e sociali, di presenza nei movimenti reali, imparando qualcosa dal populismo per vincere il populismo autoritario né di destra né di sinistra. Il nostro destino non si gioca sulla semplice resistenza ma sulla capacità di ripartenza e di costruzione di un’altra storia valorizzando appieno il ruolo e la storia di Rifondazione Comunista. Per fare questo ci serve una discussione di respiro politico non segnata da fruste logiche interne.

Roma, 1 marzo 2013