Archivio | dicembre, 2015

Rifondazione e l’unità a sinistra: ciò che ha detto la consultazione

23 Dic

DSCF2434di Ezio Locatelli*
I dati che emergono dalla consultazione delle iscritte e degli iscritti di Rifondazione Comunista, con i verbali fin qui arrivati, sono inequivocabili. La stragrande maggioranza delle compagne e dei compagni, il 71,4% di quanti hanno partecipato alle 462 riunioni, di Circolo o di più Circoli accorpati, che si sono tenute in tutta Italia, ha approvato la proposta avanzata a maggioranza dal Comitato Politico Nazionale imperniata sul rilancio di Rifondazione Comunista e sulla costruzione di un soggetto unitario della sinistra. Due facce di una stessa medaglia che parlano chiaro: nessuno scioglimento e nessuna chiusura autoreferenziale. La sinistra deve unirsi, costruire spazi politici e battaglie comuni, in alternativa al Pd, nel pieno riconoscimento delle culture plurali che la compongono.
Il testo sottoposto alla discussione parlava per l’appunto dell’impegno al rafforzamento e al rilancio di Rifondazione Comunista e di costruzione del soggetto unitario e plurale della sinistra antiliberista. Il testo in questione, con tutti gli aggiornamenti del caso, è stato  sottoposto ad una discussione allargata cui ha scelto di partecipare una parte significativa del partito, in specie quella costituita dal quadro più attivo e militante. Una partecipazione che non è per niente venuta meno con la rottura del tavolo di confronto nazionale operata dalle forze che hanno dato vita a Sinistra Italiana. Anzi è avvenuto il contrario, segno non solo del riconoscimento di fondo di una proposta politica ma della linearità di atteggiamento tenuto da Rifondazione Comunista. La nostra proposta di unità della sinistra non svanisce certo con l’interruzione del confronto al tavolo nazionale. In sintonia con quanto fatto in questi anni con l’Altra Europa vi è oggi più che mai la necessità di perseguire un disegno unitario e alternativo al Pd, sia a livello di progetto generale che a partire dalle elezioni amministrative, a Roma come a Milano, a Torino come a Napoli, così come nel resto del Paese.
Diciamolo pure con una punta di orgoglio. Quella che abbiamo messo in pratica con la consultazione è una forma di democrazia partecipata – il contrario delle forzature politiciste spacciate come innovazione politica – nella formazione degli orientamenti e delle decisioni che non ha raffronti in nessun’altra formazione politica. Sono ben oltre 5 mila le iscritte e gli iscritti che hanno preso parte attivamente al voto, oltre che alla discussione. Una partecipazione notevolmente superiore, più del doppio, rispetto a quella che c’è stata in occasione della consultazione per la lista l’Altra Europa con Tsipras. Allora i partecipanti furono 2441. Ovviamente la discussione andrà avanti tenuto conto anche che buona parte degli iscritti e iscritte al Prc-Se, in tutta una serie di realtà, deve ancora ritrovarsi. Andrà avanti chiedendo a tutte e tutti di stare al passo con avvenimenti e proposte varie, di starci con linearità e coerenza di pensiero, ma intanto va preso positivamente atto della buona partecipazione.
Una consultazione, sia detto, che è stata anche l’occasione per coinvolgere compagne e compagni che non fanno parte di Rifondazione i quali, in alcuni casi, si sono iscritti al partito. Segno che il partito come corpo collettivo c’è, partecipa, discute, aggrega con elementi in controtendenza rispetto ai processi di delega e di liquefazione che allo stato attuale caratterizzano le forme della politica. E lo fa, contrariamente a tante stupide distorsioni e caricature, con manifestazioni di apertura, di volontà unitaria, di generosità che sono risorse preziose, non un fardello di cui disfarsi, imprescindibili per qualsiasi progetto politico unitario di cambiamento. Davvero grazie alle compagne e ai compagni che hanno lavorato per questa espressione di democrazia.
*segreteria nazionale – responsabile organizzativo Prc-Se
Roma, 23/12/2015

riepilogo nazionale consultazione_def

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QUALE UNITA’ PER LA SINISTRA

15 Dic

DSCF9661di Ezio Locatelli*
Tutto ciò che politicamente si sposta a sinistra, in controtendenza col pensiero unico dei centri di potere dominante, in una certa qual misura rappresenta un fatto positivo. I parlamentari di Sel e quelli fuoriusciti dal Pd, dopo aver dato vita ad un unico gruppo parlamentare, sono per fare un loro partito? Bene, a cominciare dal fatto che i parlamentari in questione riconoscono che “il centrosinistra con il Pd di Matteo Renzi non è (non è più) un terreno praticabile”, che quelle di Renzi sono controriforme “incompatibili con le ragioni della sinistra”.. Invece non va bene, anzi è sbagliato, che il nuovo partito nasca disattendendo l’impegno assunto riguardo alla costruzione di uno spazio comune. Non va per niente bene che il nuovo partito della sinistra italiana nasca con un’idea esclusivista, totalizzante, di “delegittimazione” – è proprio detto così in un documento – delle culture plurali che compongono ora il quadro composito delle forze di sinistra.
C’è, in tutta evidenza, un problema di riconoscimento del campo variegato della sinistra. A nessuno – associazione, sindacato o forza politica che sia – può essere preordinato di rinunciare alla propria impostazione o prospettiva politica. Ciò che vale per Sel o i fuoriusciti dal Pd o per altri ancora perché mai non dovrebbe valere per noi? Nel nostro dirci comunisti , associati come tali, non ci sentiamo per niente passatisti, conservatori. Si fa troppo ricorso anche a sinistra a caricature che derivano da falsificazioni e distorsioni proprie del pensiero unico. Ci sentiamo pienamente contemporanei, portatori di un pensiero critico e di una pratica della trasformazione che ha molto da dire sul mondo di oggi, sul disastro del capitalismo, sulla necessità di un cambiamento sociale. Ebbene sì, siamo comunisti e al tempo stesso unitari. Per questo non c’è da parte nostra accettazione o rassegnazione alcuna al fatto che il nostro Paese sia pressoché l’unico in Europa che non abbia in campo, in opposizione alle politiche di guerra e di austerità, una grande forza di sinistra antiliberista.
Per capire come muoversi, bisognerebbe tenere maggiormente in considerazione le esperienze europee e latinoamericane basate su percorsi di condivisione di impegni e obiettivi comuni, sulla valorizzazione degli apporti plurali. Bisognerebbe avere maggiore conoscenza di queste esperienze che invece che avere in capo l’immediatezza deformante e irrealistica di partiti unici. Sottolineo: irrealistica. E’ un po’ come volere mettere il carro davanti ai buoi. Non c’è nessuna aggregazione, casa comune a sinistra, che possa dirsi tale sulla base di scorciatoie burocratiche, politiciste volte a imporre una “reductio ad unum”. E ancora. Non c’è nessuna aggregazione o partito della sinistra che possa cambiare alcunché stando nel cielo della politica. La sinistra vive di conflitto, della costruzione di unità popolare. Senza la riscoperta di questo piano basilare d’impegno non c’è rinascita della sinistra, soprattutto non c’è possibilità alcuna di modificare, nella sostanza, i rapporti sociali.
Ma forse il problema non è di mancato riconoscimento delle forze in campo o d’insufficiente conoscenza di esperienze organizzative, quanto di nodi politici ancora irrisolti. L’idea, per il nascente partito della Sinistra Italiana, di stare più in un rapporto di competizione che di alternativa al Pd, l’idea di poter riesumare l’Ulivo o un centrosinistra rinnovato – idea questa sì passatista – “battendo il renzismo” come se il problema fosse “il centrosinistra con il Pd di Renzi” e non l’omologazione di un partito e di un’intera classe politica di governo. Una classe politica, sia detto con chiarezza, che porta appieno la responsabilità del sovvertimento, in senso regressivo, della condizione materiale e delle regole democratiche del nostro Paese.
La situazione, certamente, è complessa. Tuttavia in questa fase di profondissima transizione nulla va dato per scontato e definitivo. Per quanto ci riguarda più direttamente dobbiamo rifuggire dal rischio di rispondere alle difficoltà che ci sono rinchiudendoci in casa o scegliendo la dimensione di piccola nicchia. I comunisti e le comuniste, come tali, a fronte di un’offensiva neoliberista contro diritti sociali e contrattuali dei cittadini e dei lavoratori, a fronte di una degenerazione plebescitaria e autoritaria della democrazia, stanno innanzitutto sul terreno della ricostruzione democratica. Una ricostruzione sociale e politica che, al di là degli elementi di difficoltà, va attivamente perseguita, incalzata a partire dai territori. La crisi e la ripresa di scontro sociale, nei tempi prossimi, contribuiranno a far uscire la sinistra, che vuole tornare a fare la sinistra, da operazioni di piccolo cabotaggio.
*responsabile organizzativo-segreteria nazionale Prc-Se

Amministrative – Locatelli (PRC-SE): il centrosinistra è morto e sepolto. Anche a Torino la sinistra deve costruire l’alternativa

10 Dic

DSCF5574Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

L’appello dei sindaci arancioni, Pisapia in testa, all’unità del centrosinistra è anacronistico e del tutto fuori dalla realtà, a cominciare  da Torino dove Fassino e il Pd si sono identificati appieno con le politiche liberiste del governo Renzi. Privatizzazioni, taglio della spesa sociale, svendita del patrimonio pubblico, grandi opere, subalternità ai poteri forti, nulla hanno a che vedere con politiche di sinistra o semplicemente progressiste. Il Pd, impersonando queste politiche, ha aperto la voragine dell’astensionismo, delle forze populiste e di destra. In questo siamo completamente d’accordo con Airaudo, candidato a sindaco per uno schieramento largo di sinistra e società civile: la destra si batte non inseguendola sul suo terreno ma facendo politiche che siano davvero di sinistra. Facendo politiche che abbiano un disegno sociale di uguaglianza, salvaguardia ambientale, lavoro, diritti. Il centrosinistra è morto e sepolto. Per questo la sinistra deve tornare a fare la sinistra, offrendo una alternativa di programma sociale e di impegno politico alla città. Rifondazione Comunista è impegnata nella costruzione di questa alternativa. Col Pd o altre forze liberiste non c’è alcuna possibilità di alleanza o accordo. Il confronto lo vogliamo portare avanti in presa diretta con i tanti elettori delusi, inclusi gli elettori del Pd, a cui rivolgiamo l’invito a contribuire a voltare pagina.

Torino, 10 dicembre 2015

Valsusa – Locatelli (PRC-SE): contro il Tav e il regime di angherie. Resistere, resistere, resistere

7 Dic

WP_20130727_011Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Resistere, resistere, resistere! Più che mai oggi c’è la necessità di proseguire e rilanciare la resistenza e la mobilitazione contro la megatruffa del Tav in Val di Susa. Per questo Rifondazione Comunista aderisce e partecipa alla manifestazione nazionale dell’8 dicembre che si svolgerà da Susa a Venaus. Pur di realizzare un’opera speculativa, del tutto inutile e distruttiva, in Val di Susa “si sono violati i diritti fondamentali degli abitanti e delle comunità locali”. Questo è quanto dichiarato nella recente sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli. Una violazione perpetrata  in molti modi, falsificando e manipolando i dati relativi alla effettiva necessità, utilità e impatto dell’opera, perseguendo e criminalizzando il dissenso, occupando militarmente il territorio. calpestando la libertà di parola ed espressione. In Val di Susa vige un inaccettabile regime speciale volto a favorire e foraggiare interessi affaristici e poteri forti. Questo regime di angherie va combattuto e contrastato con la mobilitazione, la disobbedienza e la resistenza popolare. C’è un’unica possibilità per ripristinare in Val di Susa un clima di “normalità democratica”, quella indicata dal Tribunale Permanente dei Popoli: sospendere i lavori, cessare l’occupazione militare, riaprire il dialogo. Fin tanto che questo non avverrà la mobilitazione e la lotta devono continuare più che mai”.

Torino, 7 dicembre 2015