Archivio | luglio, 2016

Ezio Locatelli (PRC – SE): dov’è la lotta alla povertà e precarietà. Appendino più o meno come il centrosinistra e il centrodestra

28 Lug

ezioSiamo esterefatti e anche un po’ arrabbiati nel leggere il programma di governo per la città di Torino 2016-2021 – in discussione oggi nel nuovo Consiglio Comunale – in particolare per quanto riguarda i temi del Welfare, del disagio sociale e della povertà, ovvero quei temi le cui mancate risposte da parte dell’amministrazione comunale precedente hanno segnato profondamente il risultato elettorale alle ultime elezioni amministrative. A leggere questo programma, del tutto indistinguibile da qualsiasi programma di centrodestra o centrosinistra, siamo punto a capo, ne più ne meno come prima, in assenza di risposte minimamente significative in grado di garantire diritti di cittadinanza sociale fondamentali. Nessuna misura di equità sociale,  nessuna menzione a politiche di uguaglianza, nessuna affermazione dei diritti universali, del diritto al lavoro, alla casa, ai mezzi di sussistenza, nessun piano per la sicurezza sociale. Ed ancora, nessuna idea di giustizia distributiva tramite la leva fiscale, dei servizi pubblici, l’esigibilità dei diritti sociali e tutti quegli interventi che funzionano da “salario indiretto”. Prevale un approccio general generico, l’idea di interventi residuali, fondati sul buon cuore del volontariato o su palliativi (il baratto amministrativo, la banca del tempo) non certo sull’assunzione di ruolo e responsabilità da parte dell’amministrazione pubblica. In alcuni casi – nel caso di occupazione di edifici da parte di migranti – si parla addirittura di interventi di ordine pubblico. Lasciatelo dire: non c’è molta differenza tra le politiche di Cota, di Fassino e quelle delineate da Appendino. Sono tutte politiche iscritte nell’orizzonte liberista, sul valore primario dell’impresa e del mercato. Davvero si parte male, molto male. Su questa strada non c’è alcuna possibilità di combattere e vincere le diverse forme di povertà, precarietà,  degrado che hanno caratterizzato negli ultimi anni la città di Torino.  Come Rifondazione Comunista, unitamente a “Torino in Comune – La Sinistra”, continueremo a batterci dalla parte delle classi sociali meno abbienti, delle fasce sociali più deboli, per interventi che rispondano nei fatti alle molte domande di giustizia e equità sociale.

Torino, 28 luglio 2016

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Un lavoro di lunga lena

18 Lug

DIRE, FARE RIfO luglio 2016di Ezio Locatelli*

Troppo a lungo la sinistra si è nutrita dell’illusione di aver davanti a sé un’autostrada politica. Per percorrerla bastava solo mettersi insieme, produrre un atto volontaristico, attivare una nuova combinazione ideologica. In altre parole l’illusione era di un soggetto politico alternativo già in essere, quale frutto maturo di una crisi sociale drammatica e di uno slittamento a destra del quadro politico. Come si è visto, alle ultime amministrative, le cose sono andate diversamente. Pure in presenza di una scelta di unità, indispensabile per mettere insieme forze altrimenti deboli e frammentate, la sinistra non è andata al di là di risultati modesti, molto al di sotto della domanda di cambiamento. L’autostrada era sì aperta ma ad imboccarla sono stati altri vettori politici, in primis il “partito” del non voto, della sfiducia, indisponibile a qualsiasi delega e, a seguire, una forza interclassista, né di destra né di sinistra, una forza funzionale al sistema come il M5S.

La sinistra paga lo scotto di un ritardo di consapevolezza e di risposta politica,  il non aver fatto i conti con lo sconquasso causato da trent’anni di riscossa neoliberista, di “lotta di classe dall’alto verso il basso”. Sconquasso dovuto non solo al drastico peggioramento della condizione lavorativa ed esistenziale di milioni di persone ma ai cambiamenti di immaginario collettivo. Il neoliberismo, in tutti questi anni, non si è accontentato di estorcere diritti del lavoro e di cittadinanza sociale. Ha puntato più in alto, alla distruzione della composizione di classe, alla creazione di una massa disorganizzata, non più soggettivata in identità collettive, in cui costringere ognuno a vivere in un universo di competizione e di insicurezza generalizzata. Per quest’obbiettivo andava demolita la cultura della solidarietà e della resistenza, a partire dai luoghi di lavoro. E’ proprio questo quadro di regressione, un quadro popolato di paure e angosce sociali, che spiega gran parte delle difficoltà della sinistra – oltre agli errori soggettivi, l’essere stata parte di un processo di omologazione –  di emergere negli spazi della politica contemporanea e di illusioni fuori luogo. Detto ciò bando alle lamentazioni. Bisogna sapere guardare in faccia alla realtà se vogliamo trasformarla, se vogliamo costruire un movimento contrario alla deriva atomistica.

La condizione con cui deve misurarsi oggi la sinistra non è la scomparsa dell’area del dissenso, del rifiuto,  dell’antagonismo ma la sua dispersione e spoliticizzazione.  Compito della sinistra è la ricomposizione di quest’area, la ricostruzione di relazioni sociali solidali nella crisi. Un compito che passa attraverso la ricostruzione del conflitto sociale, di un movimento di lotta politica, sociale, culturale come lievito per qualsiasi progetto di cambiamento. Insomma se si vuole rispondere alla attuale fase di “crisi organica” dei rapporti sociali e delle egemonie, se si vuole restituire alla sinistra la funzione progressiva di strumento per trasformare la società bisogna smettere di vedere nella manovra politica, nella rappresentanza istituzionale l’asse portante dell’azione politica. A scanso di equivoci: nessuna sottovalutazione dell’importanza di essere presenti alle elezioni, di stare nelle istituzioni – non sottacendo lo svuotamento di rappresentatività del sistema politico -,  solo che questa presenza deve essere agita con una idea della lotta politica dal punto di vista della società, ripristinando il terreno della pratica sociale come terreno centrale, mettendo al centro la difesa dei diritti e della dignità delle persone.

Altro punto essenziale. La riorganizzazione del terreno politico necessita del superamento dell’autoreferenzialità delle singole formazioni di sinistra. Nessuna delle attuali formazioni ha la forza di rispondere da sola all’attacco mortale mosso alle istituzioni della democrazia, dell’eguaglianza, della dignità dei lavoratori, dei rapporti sociali. Di rispondere all’operazione di rottamazione dei valori della Resistenza e della democrazia costituzionale intrapresa dal governo Renzi con la spinta di pesi massimi come Confindustria e Fmi. In un momento come questo bisogna essere molto chiari: serve unità, unità e ancora unità delle forze della sinistra antiliberista. Sapendo di forze con identità variegate, differenti – identità che vanno riconosciute in quanto tali mettendo da parte l’idea irrealistica del partito unico – ma a cui chiedere di convergere su un programma di opposizione comune. Unità segnando una alterità netta, inequivocabile nei confronti dei partiti che hanno la responsabilità di governo, in primis il Pd. Il fatto stesso che la stragrande maggioranza degli iscritti ed elettori Pd sia convinta sostenitrice del progetto renziano di manomissione della Costituzione deve far riflettere, testimonia di una irreversibile degenerazione e metamorfosi politica. Il Pd da tempo non è più un partito di centrosinistra. E’ sempre più un partito personale che volge a destra e, in quanto tale, un avversario politico.

In tutto ciò il Partito della Rifondazione Comunista ha un compito importante da svolgere che non è solo sul piano della difesa sociale e democratica o di battersi, insieme ad altre forze, per ridare respiro a una alternativa politica. Il compito nostro è anche di batterci per una alternativa di società, una società di liberi e eguali, contro ogni forma di sfruttamento e alienazione. Questo il nostro orizzonte strategico che torna a delinearsi in ragione del fallimento del neoliberismo, dell’esaurimento del ciclo vitale del capitalismo. Per questo dobbiamo salvaguardare e far valere la nostra diversità di comuniste e comunisti impegnati a dare un risposta di civiltà, di futura umanità, a farlo senza timidezza o chiusura alcuna.  Nell’attuale situazione di crisi-mutamento non ci sono autostrade aperte, c’è un lavoro di lunga lena da fare. Non c’è ragione di farsi spaventare dalle momentanee difficoltà. Non c’è mai stata in nessun luogo la possibilità di raggiungere un mondo migliore senza avere prima condotto una grande lotta. Continuons le combat.

*segreteria nazionale, responsabile organizzativo Prc-Se

Accolto il ricorso per incostituzionalità dell’Italicum dal Tribunale di Torino

7 Lug

italicum-incostituzionaleManifestiamo, come Rifondazione Comunista, la nostra soddisfazione per l’accoglimento da parte del Tribunale di Torino del ricorso presentato da diciassette cittadini contro L’Italicum. Il ricorso, nelle parti accolte, verrà ora trasmesso alla Corte Costituzionale per il pronunciamento definitivo.

E’ possibile che il pronunciamento della Corte Costituzionale arrivi prima della data del referendum costituzionale, referendum per il quale occorre da subito dare corso ad una campagna di massa per il No alla manomissione operata dalla maggioranza che sostiene il governo Renzi. Il ricorso per incostituzionalità predisposto dagli avvocati Roberto Lamacchia e Ennio Lenti è stato sottoscritto, tra gli altri, dai compagni di Rifondazione Comunista Daniela Alfonzi e Gianni Naggi.

segreteria provinciale Prc-Se di Torino
Torino, 6 luglio 2016