Archivio | luglio, 2017

Plataci-Alta Calabria Jonica, 29 luglio 2017

31 Lug

Plataci 1Convegno su Antonio Gramsci. Al tavolo della presidenza, al momento del mio intervento, Antonio Gramsci Junior, Mario Brunetti, l’ambasciatrice d’Albania, il sindaco di Plataci, una delle comunità arberesche della Calabria dove si parla da oltre 500 anni la lingua Plataci 2antica albanese . A Plataci vissero i progenitori di Antonio Gramsci e ancor oggi molte persone portano il cognome del più grande pensatore comunista del ‘900. In altra fotografia con Antonio Gramsci Jr, nipote russo di Antonio Gramsci a cui è stata conferita oggi la cittadinanza onoraria dal comune arberesh di Plataci, Pino Scarpelli, Plataci 4Francesco Saccomanno, rispettivamente segretario regionale e provinciale Prc-Se. In altra foto veduta del Parco Nazionale del Pollino all’esterno della sala del Convegno. Ultima foto, ancora con Gramsci Jr, l’ambasciatrice d’Albania e ragazze Plataci 3arberesche in costumi tradizionali.

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Plataci – sabato 29 luglio. Antonio Gramsci: l’uomo, la favola

26 Lug

plataci 29 lparola d'ordineSabato 29 luglio sarò a Plataci tra i relatori in un convegno su Antonio Gramsci in occasione del quale verrà conferita la cittadinanza onoraria al nipote, Antonio Gramsci Junior, cittadino russo. Plataci è un piccolo comune dell’Alta Calabria Jonica i cui abitanti sono di discendenza arbéresche, parlano a tutt’oggi la lingua antica che si parlava in Albania oltre 500 anni fa, quando migliaia di albanesi fuggirono da un disastroso terremoto per insediarsi in diverse parti dell’Italia meridionale. Molti di questi fuggitivi, insediatisi a Plataci, portavano come cognome Gramsci o declinazioni varie di questo cognome. I nonni paterni di Antonio Gramsci erano di Plataci. Il convegno è organizzato da Mario Brunetti, meridionalista di ispirazione gramsciana, uno dei fondatori e dirigenti nazionali del partito della Rifondazione Comunista all’atto della sua nascita. Venerdi, prima di intervenire al convegno di Plataci, parteciperò al Comitato federale Prc-Se di Cosenza.

G7 Torino – Locatelli (Prc-SE): contestiamo la parata di governi e padroni. Mobilitiamoci per il diritto e la dignità del lavoro

25 Lug

reggia VenariaLa scelta di fare a Torino il G7 dei Ministri dell’industria, della scienza e del lavoro ha il sapore di un affronto, di una provocazione. Proprio a Torino, una città piegata dalla disoccupazione e dall’impoverimento di massa, il luogo del delitto consumatosi con l’assunzione del modello Marchionne a modello di regolazione delle relazioni industriali. Dopo avere in tutti i modi favorito un gigantesco processo di spoliazione di diritti, tutele, occupazione i governi si ritrovano – per la precisione il summit degli odierni “sette grandi della Terra” si terrà nella fastosa reggia sabauda di Venaria Reale – formalmente per parlare di lavoro e industria, più precisamente per parlare del ruolo che impresa e capitale devono avere nell’epoca della “rivoluzione digitale”, della “fabbrica intelligente”. Fuor di metafora governi, padroni, think thank vari si ritroveranno per discutere di innovazione tecnologica, di adeguamento delle forme di sfruttamento della forza lavoro, di nuove forme di accumulazione con l’idea – pia illusione – di trovare per questa via una qualche soluzione alla crisi globale di sistema. Contro le ricette di lorsignori bisogna che si levi la voce e la protesta dei molti contro i pochi, di chi vive il dramma della disoccupazione, di chi subisce il peso della precarietà, dei lavori poveri e sottopagati, della rimozione delle tutele sindacali. Va messo in campo un altro punto di vista rispetto alla logica del capitale, della speculazione finanziaria, dei profitti privati. Rifondazione Comunista partecipa ed è parte attiva del coordinamento che si è costituito in “assemblea cittadina”, un’assemblea plurale di associazioni, forze sociali e politiche, sindacali. Rifondazione Comunista preparerà la manifestazione “No G7” che si terrà a Torino con una campagna capillare di controinformazione e di mobilitazione per un piano di lavoro, un piano per il ripristino dei diritti dei lavoratori, la riduzione dell’orario di lavoro, il salario orario minimo e interventi redistributivi dei redditi bassi avendo come riferimento primo i luoghi dello sfruttamento, del lavoro, della precarietà, del disagio sociale presenti nel torinese.

Torino, 25 luglio 2017

Anche a Torino una coalizione per l’eguaglianza e la giustizia sociale. Locatelli (Prc-Se): cambiamento e centrosinistra diventati termini inconciliabili

20 Lug

 

sinistra1Bene, anche a Torino si parte. Lunedì 24 luglio, alle ore 17,30, all’Unione Culturale di Via Cesare Battisti, presente Tommaso Montanari, si terrà un primo incontro per dare vita a una grande coalizione civica, di sinistra, alternativa al Pd, al centrodestra e al M5S. Un incontro in preparazione di una grande assemblea provinciale che si terrà a settembre con l’obiettivo di unire tutte quelle forze, associazioni, partiti, cittadini che intendono battersi per l’eguaglianza e la giustizia sociale, che intendono lottare per l’attuazione dei principi e dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione in tema di lavoro, ambiente, pace, diritto allo studio, scuola pubblica, equità fiscale, inclusione sociale. “Questi principi e diritti – dichiara il segretario provinciale Prc-Se Ezio Locatelli – sono stati grandemente calpestati dai governi di centrodestra e centrosinistra che hanno agito in questi anni nel solo interesse dei mercati, delle banche, dei poteri economici. Si tratta oggi di costruire un’alleanza popolare che ridia speranza, fiducia e rappresentanza a quella stragrande maggioranza del Paese che vive una condizione di precarietà, di disagio sociale, che non crede più agli inganni delle politiche liberiste e di austerità”. Locatelli, a nome di Rifondazione Comunista, manifesta il forte interesse al progetto delineato all’assemblea del Brancaccio da Montanari: “Rifondazione Comunista al pari di altre realtà sociali e politiche intende essere partecipe e parte attiva di un progetto che se portato avanti con coerenza, linearità, può riaprire la partita del cambiamento politico in Italia. Una delle caratteristiche che più ci convince di questo progetto è la discontinuità con le esperienze istituzionali precedenti che si rifanno al centrosinistra. L’operazione di Pisapia, Bersani, D’Alema e compagnia varia non porta da nessuna parte. Cambiamento e centrosinistra sono diventati termini inconciliabili”.

Torino, 20 luglio 2017

Alla vigilia di un’esplosione sociale

8 Lug

DireFare_luglio17245di Ezio Locatelli*

Possiamo, una volta tanto, non limitarci a guardare i dati di superficie? Occorrerebbe, come sinistra, fare come i vulcanologi i quali, per sondare l’imminenza o meno dei fenomeni eruttivi, più che guardare la sommità dei vulcani prestano attenzione alle turbolenze che sono nel profondo. Certo, a prima vista, la situazione appare un poco paradossale. Siamo nel pieno di una crisi del capitalismo e del neoliberismo come modalità di governo della società. Una crisi insostenibile che sta devastando l’esistenza di una immensa quantità di persone. Eppure, in Italia, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, poco si muove nella realtà con qualche eccezione: la recente manifestazione nazionale contro l’imbroglio dei voucher, lo sciopero nel settore dei trasporti, le vertenze a livello di territori. Ed ancora, non ci sono allo stato attuale forze politiche e di movimento in grado di essere, di per sé, punto di riferimento. Anche qui con qualche eccezione. L’assemblea del Brancaccio del 18 giugno, con la sua idea di costruire una larga coalizione sociale, di sinistra, antiliberista, uno spiraglio l’ha aperto.-

Uno spiraglio che va allargato sapendo delle difficoltà del momento che non sono semplicemente di carattere elettorale. L’imporsi in questi anni, senza più limiti di potere, della dogmatica d’impresa, di mercato, ha finito per disgregare diritti, tutele, fattori di coesione sociale e del mondo del lavoro. Ha finito per creare uno stato di insicurezza e vulnerabilità, un diffuso senso di isolamento e di paura che ha tolto alle persone risorse e coraggio di agire. Col risultato che le privazioni e le sofferenze sociali in essere, al di là di essere diffuse, appaiono disperse quanto le manifestazioni di dissenso che si producono.

Per l’appunto, nell’immediato, manca l’evidenza di un inversione di rotta. La qual cosa induce una parte della sinistra a non oltrepassare la linea del meno peggio, a stare sul piano della difesa raccogliticcia di qualche scampolo del vecchio sistema. L’operazione messa in atto da Pisapia e compagnia varia, il tentativo di attuare il ritorno a un centrosinistra ulivista, va esattamente in questa direzione. Un tentativo obsoleto, di galleggiamento, che non coglie la crisi di legittimità e di rappresentanza di un sistema declinante. Che non coglie i sommovimenti di rabbia e di protesta che sono in atto e le loro potenzialità. Già in occasione del 4 dicembre scorso si è sottovalutato – in questo caso per nostra fortuna – l’impatto di sommovimenti che sono risultati un fattore decisivo per il successo del No alla controriforma della Costituzione. Nel caso specifico poco o nulla ha potuto fare la propaganda ingannevole del governo Renzi. Non commettiamo ancora una volta lo sbaglio di non vedere il disagio e l’avversione che cova nel profondo della società nei confronti delle politiche di austerità, di spoliazione di diritti, di svalutazione e precarizzazione del lavoro. Soprattutto di sminuirne la portata. La misura è colma. Come per ogni situazione satura un nonnulla può essere sufficiente a innescare un’esplosione sociale.

Dunque, contrariamente all’idea superficiale di una situazione statica, di una invariabilità del quadro sociale e politico, di scarse prospettive di fuoriuscita della crisi che stiamo attraversando, questo è un momento segnato da molti fattori di instabilità destinati a mutare il quadro, a produrre un cambiamento. A quali condizioni? Su quest’ultimo punto ci vuole chiarezza. Non esiste alcuna possibilità di fare passi in avanti, alcuna “garanzia” di cambiamenti in positivo senza aver guadagnato una ripresa di lotte popolari e una convergenza delle forze di sinistra, antiliberiste, impegnate nell’opposizione alle politiche di governo e padronato. Ripresa del conflitto e unità, dunque, come duplice sfida e impegno politico per innescare una dinamica di cambiamento.

Una possibilità che c’è a condizione altresì di combattere pessimismo, povertà di immaginazione, falsa coscienza. E’ assurdo continuare a pensare, mentre siamo innanzi al precipitare di una crisi di sistema, che la costruzione di un’alternativa sia cosa irrealizzabile. Scriveva Gramsci: “uno degli idoli più comuni è quello di credere che tutto ciò che esiste è naturale esista”. Dobbiamo buttare a gambe all’aria questi idoli e quei discorsi che parlano solo di crisi ma non della possibilità di liberarsene, discorsi che sono in ritardo rispetto a una realtà in ebollizione, discorsi che non agiscono i nuovi conflitti, le possibilità di costruire il cambiamento. Sta a ognuno e ognuna di noi consentire che un nuovo senso del possibile e del cambiamento si faccia strada.

*segreteria nazionale, responsabile organizzazione PRC -SE

da:  “Dire, fare Rifondazione” luglio 2017

 

EZIO LOCATELLI (PRC-SE): IN MANIFESTAZIONE CONTRO IL TAV E LA VIOLAZIONE DI DIRITTI FONDAMENTALI IN VALSUSA

8 Lug

siamotuttinotavOggi, ancora una volta, siamo in Valsusa non solo per manifestare contro la realizzazione di un’opera distruttiva di un territorio, di un’opera affaristica che per i suoi costi colossali, insostenibili rappresenta un danno per l’intero Paese. Siamo in Valsusa per denunciare l’occupazione militare di un territorio, la strategia della criminalizzazione della protesta, la limitazione di diritti  democratici fondamentali. Una situazione illegittima denunciata due anni fa dal Tribunale Permanente dei Popoli in una storica sentenza in cui si parla di sistematica violazione di diritti fondamentali come il diritto di opinione, di manifestazione, di circolazione sanciti dalla nostra Costituzione. A fronte di questa situazione è importante riaffermare, come facciamo oggi in occasione della manifestazione Notav che partirà  da Venaus, il diritto di manifestare, di disobbedire, di resistere. Per questo diritto Rifondazione Comunista si batterà a fianco della popolo Notav.

Torino, 8 luglio 2017

Migranti: repulsione per un atto di condanna a morte

4 Lug

profughiRepulsione. L’intesa di massima raggiunta durante una cena di lavoro dei Ministri dell’Interno di Italia, Francia e Germania, per la limitazione delle azioni di soccorso in mare e il respingimento dei tanti disperati che fuggono da guerre e fame, è un atto che suscita un sentimento di repulsione. Volenti o dolenti questa intesa suona come un atto di condanna a morte per migliaia di persone che scappano da guerre, persecuzioni, fame; che scappano da paesi che patiscono le politiche di rapina perpetrate da multinazionali e potenze occidentali. Non voglio fare parallelismi storici però qualche elemento di riflessione contro l’indifferenza, l’assuefazione che ha accompagnato fatti di disumanità bisogna assumerlo. Scriveva Bauman in un vecchio libro: “l’Olocausto non è un misfatto commesso da criminali incalliti contro vittime innocenti. L’Olocausto è il risultato di una modernità … e rimane una delle possibilità occulte insite nella società moderna” l’Olocausto non è un misfatto commesso da criminali incalliti contro vittime innocenti. L’Olocausto è il risultato di una modernità ..e rimane una delle possibilità occulte insite nella società moderna”. Ed ancora: ”la lezione dell’Olocausto sta nella facilità con cui la maggior parte degli individui … prende le distanze dalla questione del dovere morale (o non riesce a porsela correttamente) adottando invece i precetti dell’interesse razionale e dell’autoconservazione. In un sistema in cui la razionalità e l’etica spingono in due direzioni diverse, l’umanità subisce i danni maggiori”. Torno a ripetere, parliamo di situazioni completamente diverse e tuttavia c’è una riflessione che vale in qualunque caso. Non è possibile assistere passivamente a fatti di disumanizzazione di questa portata: la cancellazione dei migranti come soggetti di diritti e di cause giuste, la riduzione dei migranti a “fattore di disturbo”. I problemi non si risolvono con i respingimenti e la riduzione delle operazioni di salvataggio ma con politiche basate sull’affermazione del diritto a vivere con dignità nei paesi di origine contro guerre e politiche di rapina praticate dalle potenze occidentali, basate sui diritti umani, l’accoglienza nei paesi che godono (non per tutti) di maggiori fortune e ricchezza. Disobbediamo alle intese che calpestano questi principi fondamentali! (ezio locatelli)