Archivio | maggio, 2018

Spoleto 4, 5, 6 Maggio 2018 – Ridefinizione e rilancio della capacità organizzativa e dell’iniziativa politica di Rifondazione Comunista

29 Mag

tessera2018smallIntervento di Ezio Locatelli

Quelli che mi hanno preceduto, in tema di partito, di movimenti reali, sono stati interventi alquanto approfonditi e interessanti. Ora, memori di Marx quando diceva che “non basta interpretare il mondo, bisogna trasformarlo”, credo sia importante che la riflessione sia strettamente intrecciata alle questioni più propriamente pratiche, quelle che più attengono all’organizzazione delle nostre forze. Questioni che vanno affrontate, a mio avviso, avendo chiari due punti preliminari. Mi scuso se sconfino in argomenti già toccati, ma c’è un rapporto di coerenza, un intreccio di pensiero, di compiti di cui tener conto. Primo punto: considero il partito una forma di organizzazione ancora attuale. Il partito nei termini di un’organizzazione permanente di uomini e donne che scelgono di uscire dalla loro solitudine, associandosi. Il partito come arma dei deboli nella lotta contro i forti. Attualissimo Gramsci quando scrive del “dovere dell’organizzazione” e della propaganda di questo dovere come “il discriminante tra marxisti e non marxisti”. Secondo punto riallacciandomi anche in questo ad alcune cose già dette. Noi non stiamo vivendo una fase in cui prevalga l’acquiescenza, stiamo vivendo una fase in subbuglio. Una fase in cui non c’è posto per un partito statico, per gli atteggiamenti consuetudinari. Il partito di cui abbiamo bisogno è un partito in movimento che si confronta con le condizioni date della lotta politica, un partito capace non solo di memoria ma di reinventarsi, di progettare la trasformazione.

Io penso che questi due punti siano fondanti del lavoro che dobbiamo fare circa l’adeguamento della nostra soggettività. Un lavoro non semplice. Penso alla realtà che abbiamo di fronte. Una realtà ancora viva ma scomposta nei suoi aggregati fondamentali, una realtà depoliticizzata che ha grandemente introiettato il rovesciamento del conflitto di classe. Una realtà che deve fare i conti con il disconoscimento, proprio della fase del finanzcapitalismo, di qualsiasi pratica democratica e di rappresentanza delle classi subalterne.

Abbiamo oggi la possibilità di invertire queste tendenze, di andare oltre un impegno di resistenza? Io penso di sì se si guarda al neoliberismo come esperimento fallito, alla voglia di cambiamento radicale che c’è. Certo, non ci sono sbocchi predeterminati, ci sono sbocchi tendenzialmente contrapposti in cui, come diceva Caruso, può succedere di tutto. Ma è proprio per questa ragione che il momento attuale è anche un momento di possibilità in cui ricominciare a fare cose positive, costruttive, innovative con una idea della militanza politica da riscoprire nel suo significato originario, come attività costituente, di ricostruzione di movimenti di lotta, di conflitto sociale, di relazioni sociali e non semplicemente come costruzione di rappresentanza. Tanto più nel momento in cui, come sottolineava Ferrero, il piano della rappresentanza è in crisi.

Dicevo del dovere dell’organizzazione. Questo non ci deve portare ad avere una idea totalizzante del partito, una idea che da tempo non è più in grado di rispondere a una molteplicità di istanze partecipative. Proprio per questo penso che insieme al rafforzamento del partito il problema sia di superamento di qualsiasi forma di autoreferenzialità e separatezza. Per farlo bisogna costruire un intorno sociale, culturale, associativo che dia la possibilità di entrare in rapporto con contributi di partecipazione esterna. Da qui la necessità di una riorganizzazione delle nostre sedi. Oltre ad essere sedi di Rifondazione Comunista – e tali devono rimanere a tutti gli effetti – le sedi a nostra disposizione devono diventare luoghi di confronto, di mobilitazione, di sperimentazione. Luoghi in cui stabilire un punto di incontro tra organizzazione e partecipazione. Luoghi in cui possano trovare posto diverse gradazioni di militanza, attività di carattere sociale, culturale, associativo con cui stabilire l’alimentazione di un confronto reciproco. In una parola facciamo che le nostre sedi siano anche Case del Popolo. Su questi temi, in particolare sul tema delle pratiche sociali, la proposta che avanziamo è una tre giorni di discussione per il 6-7-8 luglio a Salerno.

A proposito della necessità di contrastare la dispersione delle forze antiliberiste. Samir Amin, in un saggio di qualche anno fa, scriveva che bisogna cambiare la “maniera di fare politica” in analogia, per certi aspetti, con la linea di condotta adottata ai tempi della Prima Internazionale. Organizzazioni, di natura e statuti differenti, partiti, sindacati, associazioni civili, personalità che proponevano aree d’intervento, analisi, sfide, proposte di strategia assai diverse seppero allora realizzare una convergenza, nel rispetto del principio democratico della diversità. E’ un po’ quello che dobbiamo cercare di fare adesso con “Potere al Popolo” avendo chiaro, una volta per tutte, che il movimento in costruzione per la sua eterogeneità non può in alcun modo essere visto come sostitutivo del ruolo e della funzione che deve continuare a svolgere il Partito della Rifondazione Comunista. Potere al Popolo è complementare al nostro partito. Detto ciò noi oggi abbiamo non pochi problemi nel tenere insieme i due momenti, quello che un tempo avremmo definito il momento dell’autonomia con quello dell’unità. Per riuscirci abbiamo bisogno di una specificazione e di un rialzo della nostra capacità di proposta, di direzione politica.

Questo punto specifico merita molta più attenzione di quanto finora è stato fatto. Gran parte delle nostre difficoltà nascono per un problema di quadri di direzione politica, di ricambio generazionale. Vale quello che diceva a suo tempo Gramsci. Senza nulla togliere all’idea del partito come intellettuale collettivo nelle fasi di crisi e di sopravvivenza politica la tenuta dell’elemento coesivo rappresentato da un gruppo dirigente diventa fattore decisivo. Senza questa tenuta la massa delle iscritte e degli iscritti è destinata a squagliarsi. In ragione di ciò  bisogna evitare di  trattare la formazione politica come una Cenerentola. L’attività di formazione e di rinnovamento di quadri capaci di direzione e iniziativa politica, da qui in avanti, deve diventare un compito di prima grandezza. Più in generale. penso che dobbiamo rivedere in radice il nostro modo di funzionare. Avendo chiaro che non c’è più il partito che vive di riflesso ai processi istituzionali, con le risorse che questi processi in crisi garantivano in termini di visibilità, di finanziamento pubblico. In questa situazione bisogna imparare a camminare con le nostre gambe e a contare sulle nostre forze. Il che ci deve indurre a un agire politico più centrato sulle forme di autorganizzazione, di autofinanziamento, di autoproduzione d’informazione.

In tutto ciò siamo ancora al di sotto delle nostre potenzialità. A cominciare dal numero delle iscritte degli iscritti, questione basilare per un partito che voglia definirsi tale. Abbiamo appena fatto un lavoro di ricognizione sul tesseramento, e non solo, con i segretari provinciali e regionali. Siamo in ritardo. L’impressione è che esistano non pochi margini di recupero di adesioni che sono andate perse per strada non tanto per il venir meno di ragioni politiche ma per noncuranza, ritardi, mancato coinvolgimento. Una questione cui porre rimedio, così come per le carenze in materia d autofinanziamento, a livello di realtà territoriali. E’ importante in questo momento essere tutti impegnati nella piena riuscita della campagna 2Xmille, è importante incrementare le sottoscrizioni Rid, ma il problema è anche di fare in modo che tutte le realtà territoriali si dotino di un piano  di reperimento di risorse che vada dalle feste di partito, alle sottoscrizioni, alle cene di autofinanziamento, all’apertura di centri di assistenza fiscale, ecc. Apro una parentesi non di poco conto: le feste di Rifondazione. Al di là di essere una delle più importanti fonti di autofinanziamento le feste costituiscono anche uno dei più importanti momenti di rapporto di massa che il partito è in grado di mettere in campo. L’obiettivo che dobbiamo porci, anche indicando un responsabile nazionale feste, è di andare ad una generalizzazione ad una qualificazione di questi momenti politici. Là dove non si fanno feste locali si faccia ameno una festa regionale. Anche sul piano della comunicazione vanno fatti passi in avanti, tanto più in considerazione  di uno spezzettamento della nostra presenza a livello territoriale. Non si tratta soltanto di perfezionare l’uso degli strumenti a disposizione o la raccolta, l’aggiornamento, l’informatizzazione degli indirizzari degli iscritti e simpatizzanti, strumenti e indirizzi che andranno al più presto sottoposti alle nuove norme di tutela. Il problema riguarda anche gli strumenti di attivazione e di orientamento politico. Quelli di cui disponiamo sono strumenti primordiali. Tra le altre cose non è pensabile che il nostro partito, al di là di “dire fare Rifondazione” sia l’unico a sinistra a non essere dotato di uno strumento cartaceo. Credo che alla segreteria vada dato mandato di verificare la fattibilità di una pubblicazione che risponda all’esigenza di stabilire un legame tra presenza locale e lavoro nazionale.

Questi alcuni problemi e questioni aperte che non possiamo pensare di affrontare semplicemente sul piano volontaristico. E’ evidente che per recuperare difficoltà, inerzie, occorre fare i conti con un partito che non è più un partito di massa ma che in tutta una serie di situazioni può contare su una presenza rarefatta. Continuare ad avere un assetto organizzativo che ricalca ovunque il modello del partito di massa, strutturato in sezioni, federazioni, regionali con designazione, per ogni ambito, di responsabilità e organismi vari non ci fa fare passi in avanti sul piano dell’efficacia politica. Bisogna cominciare a ragionare e a sperimentare una struttura del partito meno ingessata. Una struttura tesa alla valorizzazione delle assemblee delle iscritte e degli iscritti, alla realizzazione di sinergie tra aree provinciali e in taluni casi anche regionali – vedi il caso della Valle d’Aosta e Piemonte -, alla realizzazione di accorpamenti per aree omogenee ( vedi il caso della Federazione Castelli con Roma), alla regionalizzazione del partito non solo nelle aree più piccole. Regionalizzazione anche come rafforzamento del ruolo di direzione dei regionali. In particolare occorre aprire un ragionamento, come è stato fatto recentemente in occasione dei Congressi regionali in Abruzzo e Sicilia, su forme di sperimentazione – l’organizzazione del partito in strutture e funzioni per macroaree – in grado di segnare e ricostruire una presenza in situazioni mal funzionanti o di presenza venuta meno. In una parola occorre rendere il partito più aderente alle peculiarità e alla presenza reale nei territori. Snellimento e maggiore rispondenza degli organismi dirigenti in non pochi casi sovradimensionati o fermi ad una idea tradizionale della politica. Organismi che devono garantire un più puntuale rapporto con i territori, a tutti i livelli, dalle istanze superiori alle istanze inferiori, in termini di costante flusso di proposte, di interscambio, di verifica del lavoro svolto. Coerentemente a questo processo di riorganizzazione credo che sia opportuno mettere a tema la proposta, in prospettiva, di una revisione /semplificazione dello Statuto del Partito attualmente in vigore.

Non vado oltre. Penso che sia più importante tracciare un indirizzo che fare una lista della spesa. E’ evidente però che, in previsione di un maggiore radicamento del partito nella società, nei luoghi di lavoro, è essenziale dare centralità alle istanze delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne, dei giovani anche attraverso l’indizione di apposite Conferenze.

Diceva Forenza, in apertura a questo nostro Convegno, che il comunismo è rifondazione. Credo che questo sia un concetto importante per definire anche il nostro impegno pratico politico di attualizzazione e di rilancio del partito. Come diceva Gramsci i comunisti non saranno mai conservatori ma lasceranno sempre aperta la porta verso il meglio. Se così deve essere allora da questo incontro non si deve uscire semplicemente con un’esortazione. L’idea da cui muoviamo è quella di un nuovo inizio, della possibilità, che oggi abbiamo, di lavorare a una prospettiva ricostruttiva degli elementi di originalità, di autonomia, di diversità di una forza comunista e insieme ricostruttiva di un movimento antiliberista. Un lavoro che ha bisogno di un investimento di fiducia, di rompere con certi discorsi impregnati di negatività, discorsi che sono in ritardo rispetto a una realtà in ebollizione, discorsi che non individuano i nuovi conflitti e le nuove possibilità di cambiamento. Permettetemi di chiudere con un pensiero dedicato a un compagno scomparso nei giorni scorsi che ha dato molto in termini di impegno pratico politico: il compagno Pierluigi Zuccolo segretario provinciale di Imperia, c o. he tanto avrebbe voluto essere qui con noi a parlare del futuro del nostro partito.

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Locatelli (Prc-Se): sveglia Appendino! Contro banche truffaldine il debito pubblico va cancellato

22 Mag

a8233f1af6aae10c4866967d2844701aEzio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Ma cosa aspettano il Comune di Torino e in primis la Sindaca Appendino a disdettare i contratti derivati stipulati con banche che hanno operato fuoirlegge per quanto riguarda l’applicazione dei tassi di interesse? Una possibilità che è data da un pronunciamento della Commissione Europea che parla anche di diritto al risarcimento del danno subito. Sono passati quasi cinque anni da questo pronunciamento e niente ancora è stato fatto dal Comune di Torino – nessuna azione di rescissione dei contratti in essere ne tantomeno un’azione risarcitoria –  per recuperare gli interessi indebitamente intascati dalle banche. Anzi, ancor oggi  fiumi di denaro pubblico continuano a foraggiare indebitamente un sistema bancario truffaldino.  Solo per pagare gli interessi di questi contratti capestro tra il 2002 e il 2016 sono stati bruciati 74 milioni di euro. Per il prossimo anno la cifra stanziata dal Comune di Torino in interessi bancari ammonta a 17 milioni di euro. Una situazione insostenibile che oltre ad alimentare artificiosamente il debito pubblico strangola la città. Non si può continuare a propugnare una politica di austerità, di riduzione della spesa sociale, di vendita di beni pubblici, di cementificazione della città al solo scopo di fare cassa e poi continuare a  pagare interessi truffaldini che non hanno ragion d’essere. Per questo aderiamo alla proposta di Assemblea 21 di costruire una mobilitazione cittadina contro l’inerzia del Comune di Torino. In gran parte il debito pubblico della città è illegittimo e proprio per questo va cancellato”.

Torino, 22 maggio 2018

Giuseppe Conte: un pollo d’allevamento del pensiero neoliberista per un governo di destra

22 Mag

palazzo_chigi_fg_1610La discussione che si sta facendo in queste ore sulla capacità del professor Giuseppe Conte di rivestire il ruolo di Presidente del Consiglio, ruolo a cui viene designato dall’accoppiata M5S-Lega, mi sembra una discussione fuorviante. Chi ne esalta le competenze professionali altri che ne rimarcano l’inesperienza politica. Il problema vero è un altro. Parliamo di un professore cresciuto in organismi che formano i cosiddetti think tank, esperti al servizio di poteri finanziari, imprenditoriali, burocratici. Sotto questo punto di vista Conte – il classico pollo d’allevamento del pensiero unico neoliberista che dichiara superati gli schemi ideologici del ‘900 che fanno riferimento a destra sinistra – ha tutte le caratteristiche per impersonare l’attuazione di un programma in cui si mescolano contenuti populisti, neoliberisti, di destra. Altro che amico del popolo! Il dramma politico è che a questa combriccola governativa di prossima ventura si contrappone un Pd impresentabile, attestato nella difesa delle politiche di austerità, dei trattati europei, del pareggio di bilancio, della Fornero ovvero di tutto ciò che ha ingenerato diseguaglianze e scontento sociale. Da tutti questi signori e forze politiche – M5S, Lega, Pd, Fi, etc – non c’è da aspettarsi nulla di nulla. Sono tante facce di una stessa medaglia, le facce di un sistema di potere in crisi che proprio per questo è in una fase di ristrutturazione. I loro programmi di governo sono in vario modo dominati da politiche a favore dei ricchi e delle imprese, da reprimende contro i migranti e piccole mance ai più poveri. A fronte di questa situazione occorre fare una scelta di campo, occorre stare da una parte sola, dalla parte del popolo sempre più sfruttato e spogliato di diritti fondamentali, occorre costruire una opposizione sociale che metta al centro i diritti del lavoro, i principi della eguaglianza e giustizia sociale, della solidarietà bistrattati in tutti questi anni di governi di centrodestra e centrosinistra. Principi da portare avanti con la lotta, lavorando alla ripresa del conflitto sociale. Lavorando all’attuazione dei principi sanciti nella nostra Costituzione. Questo significa essere realmente di sinistra e dalla parte di un reale cambiamento sociale. (Ezio Locatelli)

Valsusa – Locatelli (Prc-Se): patetici i tentativi del M5S di salvarsi l’anima. Domani alla manifestazione No Tav contro i nuovi inciuci di governo

18 Mag

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Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino dichiara:

«Contrordine cittadine e cittadini. Sulla linea ad Alta Velocità Torino-Lione si può e si deve discutere ma niente sospensioni dei lavori come da avvertimento della commissaria ai trasporti Ue Violeta Bulc. M5S e Lega in perfetto stile democristiano hanno infatti scritto nel contratto di governo che intendono impegnarsi a «ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia». Un artifizio lessicale che tenta inutilmente di mettere in salvo capra e cavoli. Patetici i tentativi online dei M5S di queste ore di stravolgere il significato delle parole. A scanso di equivoci Salvini ci mette il carico: «la maggioranza delle opere pianificate e finanziate andrà assolutamente avanti». Rassicurate le consorterie di affaristi e speculatori che proliferano sulle grandi opere. Per il M5S più che un compromesso con il partner di governo si tratta di una vistosissima retromarcia. Per i cittadini della Valle di Susa si tratta invece di una vera e propria fregatura. Sempre più il patto di governo M5S-Lega si rivela per quello che è: uno specchietto per le allodole che mette in soffitta molte promesse elettorali. La «Valle non si arresta» si legge in una nota che annuncia la manifestazione No Tav di domani da Rosta ad Avigliana, alle porte della Valsusa. La prima manifestazione contro le giravolte e i nuovi inciuci di governo. Rifondazione Comunista ci sarà «contro la realizzazione di grandi opere – come si legge nella nota – utili solo a chi specula sulla loro costruzione»».

Torino,18 maggio 2018