Archivio | settembre, 2018

Caro Pippo, rimarrai tra di noi

30 Set

di Ezio Locatelli

Provo un profondo senso di tristezza nel pensare che Pippo Torri non c’è più. Lo avevo sentito non molto tempo fa in occasione degli 80 anni appena compiuti. Qualcuno potrebbe pensare a tanti anni, ma per quanti l’hanno conosciuto Pippo è rimasto eguale, impresso per i suoi anni di stupenda militanza politica. Lo conobbi nel 1985, anno in cui venne candidato nella lista di Democrazia Proletaria, come indipendente, nel collegio elettorale di Bergamo per il Consiglio regionale della Lombardia. Pippo veniva dal mondo cattolico e sindacale. Una volta eletto lo tempestai di proposte e richieste politiche. Finalmente avevamo la possibilità di avere un portavoce in Consiglio regionale riguardo le tante lotte di cui eravamo promotori o partecipi a livello territoriale. Pippo fu questo e tanto altro. Non mancò mai di essere presente in una miriade di iniziative di mobilitazione in tema di lavoro, di difesa del territorio, della sanità pubblica. Una su tutte, la lotta decennale contro lo scempio della miniera di Parzanica. Proverbiali le sue venute e sudate in bici da corsa, lassù in montagna, prima di ogni manifestazione o assemblea contro l’apertura della miniera di marna da cemento. Poi sono stati gli anni di Rifondazione Comunista in cui ci siamo trovati lungamente insieme negli organismi dirigenti del partito a livello regionale, in Consiglio regionale. Lungamente insieme a condividere le stesse passioni, le stesse battaglie politiche e sociali. In particolare l’impegno di Pippo è legato alle battaglie contro la privatizzazione della sanità in Lombardia, contro i tanti scandali e sprechi di denaro pubblico che il modello privatistico-affaristico di Formigoni – modello Forza Italia-Lega Nord – ha ingenerato in tutta la regione. Un modello perverso contro cui abbiamo combattuto senza sosta ben sapendo che avrebbe aperto la strada a ruberie di ogni sorta. Storie dell’altro ieri che memoria politica corta e una certa propensione alla rottamazione vorrebbero relegare nel dimenticatoio. Pippo è stato uno dei compagni migliori che abbia avuto modo di conoscere. Mite, altruista, generoso, al tempo stesso tenace e fermo nella sua volontà di andare avanti nella lotta per un mondo migliore. La sua vita, la sua storia, le sue battaglie rimarranno come un dono prezioso per tanti di noi che l’hanno conosciuto e hanno avuto la fortuna di fare con lui un tratto di strada di’impegno politico.

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Potere al Popolo: la nostra battaglia di unità contro le derive settarie

22 Set

DSCF5686di Ezio Locatelli*
Nessun tentennamento. A fronte del rischio di stravolgimento dello spirito unitario, plurale, partecipativo che ha connotato Potere al Popolo in questi mesi occorre più che mai portare avanti una battaglia culturale, politica di unità. Dentro e fuori a Potere al Popolo. Di unità e ricostruzione di un campo di forze antiliberiste, anticapitaliste, antagoniste in alternativa a centrodestra, centrosinistra, M5S. Forze che devono ritrovare la capacità di fare movimento, egemonia, di costruire senso comune. L’intento esclude qualsiasi visione totalizzante, derive autoreferenziali, centralizzazione marcata dell’organizzazione, pretese di detenere il segreto della “linea giusta”.

Allora, fuori dai denti, c’è qualcuno che vuole costruire l’ennesimo partitino a uso e consumo di questo o quel gruppo invece che dare corso a un’aggregazione unitaria come da progetto originario? Anziché suscitare polemiche strumentali, fondate sul nulla, gli esponenti di ex Opg ed Eurostop rispondano a questa domanda. Così come diano conto della loro indisponibilità ad addivenire a un’ipotesi unitaria di Statuto. Con i diktat non si va da nessuna parte! Spieghino perché mai si dovrebbe cassare il manifesto costitutivo di Potere al Popolo, condiviso da tutti, là dove si parla di “costruzione di un movimento … che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica … che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi” a favore di una formulazione che, di fatto, disconosce le forze e i movimenti di resistenza che hanno retto in questi anni. La rottamazione al posto della valorizzazione di storie ed esperienze diverse?

E ancora, gli esponenti di ex Opg ed Eurostop motivino l’abbandono di una modalità decisionale basata sul consenso a favore della logica maggioritaria. Diano conto dello svuotamento del ruolo delle assemblee territoriali e nazionali, del disconoscimento di qualsiasi rappresentanza democratica. Diano conto della proposta di eleggere i due portavoce nazionali, oltretutto senza limiti di mandato, per via plebiscitaria, tramite piattaforma digitale. Al confronto Ceausescu rischia di apparire un modello di democrazia. Battute a parte siamo in presenza di proposte sbagliate, subalterne alla politica dominante di questi anni il cui risultato, dietro la parvenza di un movimentismo liquido, è di attuare il massimo di centralizzazione, di personalizzazione, di decisionismo politico.

Questo è un momento in cui abbiamo bisogno gli uni degli altri. Proprio per questo si tratta di organizzare la convergenza nel rispetto del principio democratico della diversità. Principio da perseguire con senso di apertura in rapporto al ventaglio dei movimenti di resistenza e di lotta, a organizzazioni di natura e statuti differenti, partiti politici, sindacati, associazioni sociali, singoli. Qualcosa di molto simile all’utopia creatrice della Prima Internazionale, al tempo della fase nascente del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, cui diede un contributo fondamentale Karl Marx. Facciamo rivivere quest’utopia contro settarismi, divisioni.

Potere al Popolo, come da ispirazione originaria, sia la casa comune di tutte e tutti. Ci si tolga dalla testa dal mettere in discussione l’esistenza di Rifondazione Comunista così come di qualsiasi altre esperienze politiche, associative. Costruiamo la casa comune a partire dai movimenti di lotta e di opposizione, sul versante della ricostruzione di una sinistra di società. Per tutto ciò nessuno stia alla finestra. Aderiamo a Pap e prendiamo parola. Così recita un celebre aforisma di Bertolt Brecht: “chi combatte può perdere, chi non combatte ha già perso”. Un aforisma che sintetizza bene l’atteggiamento che dovrebbe tenere, in qualsiasi circostanza, una forza comunista, di cambiamento.

* segreteria nazionale-responsabile nazionale organizzazione Prc-Se

Firenze 9 settembre 2018 – Festa nazionale di Rifondazione Comunista “Ribellarsi è giusto”

13 Set

 

Assemblea nazionale dei segretari e delle segretarie di circolo, provinciali, regionali Prc-Se

Introduzione di Ezio Locatelli, responsabile nazionale organizzazione Prc-Se

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DSCF5679Penso che la discussione sul tema che ci siamo dati, “costruire l’opposizione, rafforzare Rifondazione Comunista, costruire una sinistra popolare”, non possa che partire dagli orientamenti assunti nell’ultimo Cpn del Partito di metà luglio ponendoci, rispetto a quegli orientamenti, l’obiettivo di fare passi in avanti. Parto da un dato: il sostegno largo di cui gode in questo momento il governo, ben oltre il 50% del Paese, contrariamente a quella che fu la previsione gaudente, molto stupida, di Matteo Renzi di un governo raccogliticcio destinato a vita breve. Quanto successo è l’esatto contrario, un sostegno che è andato crescendo – e si capisce – in virtù di un’opposizione rappresentata per lo più da forze che fanno riferimento all’europeismo liberista, alla politica dei vincoli di bilancio, delle compatibilità. Forze del tutto incapaci di cogliere la gravità della crisi in atto.

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