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Locatelli (Prc-Se): sul Tav cadute le foglie di fico. Sabato in Valsusa per dire No al Tav, No alle politiche truffaldine

24 Lug

120129notvaEzio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino ha rilasciato questa dichiarazione:

“Alla fine, dopo tanto parlare, il governo ha scelto da che parte stare. Il Presidente del Consiglio Conte ha preannunciato il sì all’AV Torino Lione, un sì che è perfettamente in linea con il nulla osta dato in questi mesi a tutte le grandi male opere d’Italia. A niente è valsa l’analisi costi benefici che attestava l’insostenibilità economica di un’opera faraonica e inutile. Analisi occultata e accantonata.

Al dunque, a livello di governo, doveva prevalere il sistema di interessi affaristici che fomenta una delle più grandi truffe ai danni dello Stato e di tutti i cittadini italiani. Così è stato. E il M5S che sul No al Tav ha giurato e spergiurato? In perfetto stile pilatesco Di Maio pensa di salvarsi l’anima e di cavarsela dicendo:”noi rimaniamo contrari all’opera, decida il Parlamento”. Una contrarietà di facciata, tanto si sa che il partito trasversale degli affari che va dalla destra al cosiddetto centrosinistra, ha la maggioranza in Parlamento.

Basta teatrini politici, basta nascondersi dietro foglie di fico. Il M5S o rompe con il governo o diventa pienamente corresponsabile di una scelta devastante. Corresponsabile con tutte le conseguenze politiche del caso. L’AV in Valsusa è l’emblema di una politica truffaldina che nulla ha a che vedere con il rilancio e la modernizzazione del trasporto pubblico e collettivo, di una politica malata che pensa di lucrare sulla privatizzazione della spesa pubblica, sulla voragine del nostro debito pubblico, sull’affermazione di un sistema di relazioni sempre più stretto e distorto tra politica e affari. Contro questo sistema del malaffare bisogna continuare ad opporsi più che mai. Rifondazione Comunista partecipa e invita a partecipare alla manifestazione No Tav in programma sabato 27 luglio primo pomeriggio in Valsusa. Ora e sempre No Tav.”

Torino, 24 luglio 2019

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Il troppo caldo e la metafora della rana bollita

28 Giu

frog-10-3-reduced6Caldo, sempre più caldo qui a Torino come in altre città. Per la prima volta nella storia metereologica italiana la temperatura ha superato i 40 gradi nel mese di giugno. Un inizio di estate torrida a dimostrazione che siamo entrati orami da diversi anni a questa parte nella fase di un aumento della temperatura media delle nostre città e più in generale del nostro pianeta dovuto a emissioni inquinanti varie. Una modificazione del regime climatico che minaccia la salute globale, che mette a repentaglio la stabilità dei sistemi di approvvigionamento idrico, agricolo, energetico, che costringe milioni di persone a scappare da aree sempre più invivibili. Deve essere chiaro che all’origine di tutto c’è il capitalismo, con la sua logica di accumulazione illimitata, di saccheggio di risorse, di produzioni energivore. Un sistema che va combattuto facendo tesoro della metafora della rana bollita di Noam Chomsky. Una metafora usata per descrivere la fine che fanno società e popoli che accettano passivamente il sopruso e il degrado di determinati sistemi. In un pentolone pieno di acqua fredda nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola. L’acqua diventa tiepida. La rana la trova gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale sempre più, a questo punto la rana comincia a provare fastidio ma senza per questo spaventarsi più di tanto. A un certo punto l’acqua diventa davvero calda e sgradevole ma intanto la rana si è indebolita a tal punto da non avere più la forza di reagire. Sopporta e non fa nulla fino a finire morta e bollita. Ecco, non basta sbuffare, lamentarsi del troppo caldo col rischio di finire malamente come la rana di Chomky. Occorre lottare contro il sistema capitalistico prima che lo stesso uccida il pianeta (e.l.).

Costruire opposizione sociale e alternativa politica

7 Ago

xenofobiadi Ezio Locatelli*

Di certo non mancano le critiche che vengono mosse al governo nazional populista cui hanno dato vita Salvini e Di Maio. Un governo che pensa di rispondere al clima di insicurezza e di impoverimento sociale, ingenerato da anni di politiche neoliberiste, con un surplus di securatismo: più armi, più spese militari, più muri, più prigioni. Utilizzano il clima di incertezza per fare discorsi xenofobi, per scaricare difficoltà sui migranti, sulle persone più deboli e indifese. E’ la tipica dinamica del capro espiatorio. Una dinamica pericolosa che produce razzismo, vale a dire la forma più radicale della xenofobia.

D’accordo sulla necessità che viene da più parti di condurre una battaglia etico politica, antirazzista, antifascista contro l’attuale governo. Ma la battaglia deve essere anche e soprattutto sul terreno sociale, della lotta contro disoccupazione e precarietà, contro la riduzione dei salari, dei diritti e delle tutele sociali. C’è poco o nulla da aspettarsi da un governo che vuole cancellare la progressività del sistema fiscale, redistribuire risorse dal basso verso l’alto. Da un governo che nega la condizione collettiva, i diritti sociali, che privatizza le risposte all’insicurezza esistenziale. Da un governo che è ostile al lavoro come si è visto nel voto favorevole alla reintroduzione dei voucher o nel voto contrario alla reintroduzione dell’at. 18.

Dev’essere chiaro, la critica e la lotta al governo Lega-M5S va condotta da posizioni di sinistra, dal punto di vista degli interessi materiali delle classi lavoratrici e popolari, non come fa il Pd da posizioni liberiste che inneggiano ai mercati finanziari e ai vincoli di bilancio. Sul varo della prossima legge di bilancio vedo troppe raccomandazioni che sono nel senso di chiedere rispetto per le compatibilità economiche, di sollecitare nuove entrate o tagli di spesa sociale. No, serve più occupazione, più reddito, più diritti, più giustizia sociale, più tutele sociali, occorre andare all’abrogazione della legge Fornero. Le risorse ci sono. La loro reperibilità può venire da misure rivolte contro la grande evasione fiscale, dalla tassazione dei grandi patrimoni, della rendita finanziaria.

L’insicurezza del presente e l’incertezza del futuro, il clima di paura che impregna gran parte della società si combattono con una scelta di campo, costruendo opposizione sociale, tornando a stare dalla parte dei ceti più deboli. Questa scelta può essere portata avanti solo da una sinistra antiliberista, di popolo, alternativa agli schieramenti di destra, centrosinistra e M5S. Può essere portata avanti unendo le forze e le lotte che sono state disperse in questi anni. Rifondazione Comunista lavora a questa prospettiva ricostruttiva di forze e di alternativa di società.

*segreteria nazionale Prc-Se

La protesta di “Potere al Popolo” questa notte davanti al Comune di Torino

2 Feb

DSCF5054E’ assai significativo il mutismo politico della generalità delle forze di centrodestra, centrosinistra e M5S riguardo alla cacciata dei poveri dal centro di Torino. Così come è significativa la metafora usata dal comandante dei vigili urbani per giustificare l’operato dei propri sottoposti e dell’amministrazione comunale: la nostra “non è un’operazione di polizia … facciamo solo gli spazzini”. Già gli spazzini. Dice Ezio

Locatelli esponente Prc – Potere al Popolo: “è da anni che diciamo che non si possono trattare fette di popolazione a rischio come dei rifiuti umani. Torino, in questi anni di deindustrializzazione e di disoccupazione, di precarizzazione del lavoro, è diventata la città più povera e diseguale di tutto il Centro Nord d’Italia. Se qualcuno pensa di affrontare questo dato di realtà con la ramazza non ha capito proprio nulla. Servono politiche per il lavoro, il sostegno al reddito, il diritto alla casa, i servizi sociali. Serve un’azione di contrasto alle disuguaglianze sociali. A Torino, come a livello nazionale, si fa esattamente il contrario”. Per questo questa notte “Potere al Popolo” ha protestato davanti al Palazzo di Città di Torino contro la cacciata dei senza tetto. Non si tratta di un caso a sé. Quanto accaduto in questi giorni fa il paio con l’assenza di risposte dell’amministrazione comunale e del governo nazionale ai problemi del lavoro, del reddito, del diritto alla casa, alla salute, del degrado delle periferie urbane.
Torino, 2 febbraio 2018

Disastri con colpevoli

25 Gen

Sacra in fiammedi Ezio Locatelli*

No, non siamo in presenza di due fatti incidentali ma di due disastri, uno dei quali con perdite di vite umane, occorsi nell’arco di poche ore che indignano, che parlano dello stato di abbandono, dell’incuria, dello stato di insicurezza sociale e ambientale in cui versa il nostro Paese. Treno-deragliato-Pioltello-Milano-8-640x480

Ieri, a tarda sera, abbiamo assistito all’incendio divampato alla Sacra di San Michele della Chiusa. La Sacra di San Michele, antica abbazia posta all’imbocco della Valle Susa, è un monumento simbolo del Piemonte prossimo a diventare patrimonio mondiale dell’Unesco. Apprendiamo che la probabile causa dell’incendio sarebbe un cortocircuito divampato sul tetto dell’abbazia dov’erano in corso lavori di ristrutturazione. La domanda è d’obbligo: dov’erano i controlli per prevenire ciò che è accaduto? Come se non bastasse questa mattina, alle prime luci dell’alba, altra notizia, ancora più drammatica, di morti e feriti a causa del deragliamento di un treno carico di pendolari partito da Cremona e diretto a Milano Porta Garibaldi. I primi accertamenti parlano del cedimento strutturale di un tracciato di binario su una delle tante linee ferroviarie “secondarie” dedicate al trasporto pendolari, linee che versano in uno stato increscioso di incuria e abbandono.

Ecco, questo è lo stato di un Paese che non sa salvaguardare la vita delle persone – in specie di quelle che sgobbano dalla mattina alla sera per poter vivere e lavorare – che non sa garantire la funzionalità di servizi fondamentali come il trasporto pendolari, che non sa tutelare beni culturali e monumentali ammirati da tutto il mondo. Un Paese governato da una classe politica che continua a buttare soldi pubblici nella voragine di opere speculative e distruttive come il Tav in Valle Susa, la Brebemi, la Pedemontana. Basta con questa classe politica e di governo. Le nostre vite, il nostro ambiente di vita e di lavoro valgono più dei loro sporchi interessi.

· * segreteria nazionale Prc-Se

Val di Susa – Ferrero e Locatelli (PRC): “Cosa aspetta il Governo ad impiegare l’esercito per spegnere gli incendi?”

27 Ott

incendio boscoCOMUNICATO STAMPA
Paolo Ferrero e Ezio Locatelli, della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiarano:
«Cosa aspetta il governo ad impiegare l’esercito per dare man forte nello spegnere gli incendi nelle valli torinesi e piemontesi? E’ una cosa incredibile, una roba da matti, dopo una settimana di incendi boschivi che hanno devastato le valli torinesi e piemontesi, apprendere, per bocca del presidente della Regione Piemonte Chiamparino, che il governo avrebbe deciso di allertare alcune decine di unità dell’esercito da impiegare qualora fosse necessario. L’intervento tardivo e in termini ipotetici del governo non ha giustificazione alcuna. Centinaia di Vigili del Fuoco e di volontari, con mezzi insufficienti, si sono prodigati in questi giorni nell’opera di contenimento e spegnimento degli incendi che hanno distrutto migliaia di ettari di bosco in Val di Susa, Val Chisone, Val Sangone. A loro va il nostro ringraziamento. Nei confronti del governo la nostra è una denuncia di latitanza. Invece che sperperare soldi nel Tav della Val di Susa e negli F35, nella militarizzazione di una valle per realizzare un’opera inutile e distruttiva, servono risorse e mezzi necessari per fare prevenzione e debellare gli incendi sulle montagne».
27 ottobre 2017

Locatelli (Prc-Se): sindaca Appendino, basta prese in giro. Giù le mani dagli asili nido comunali!

9 Ott

AsilinidoperFBSia chiaro, se la Giunta Appendino pensa di risparmiare sul bilancio comunale bloccando assunzioni e appaltando ai privati la gestione degli asili nido la risposta non potrà che essere a muso duro. Molto più di quanto lo sia stato con il predecessore Fassino che pure intraprese a suo tempo l’esternalizzazione di un certo numero di asili nido come mezzo per ridurre le spese di bilancio. Oggi è ancora peggio. Si parla di tagli drastici di personale, tramite il blocco del turn-over di 44 educatrici e 69 insegnanti in meno andando, in conseguenza di ciò, ad una privatizzazione generalizzata della rete degli asili nido comunali. Se queste dovessero essere le scelte della Giunta retta dal M5S la risposta non potrà che essere molto decisa e dura. Bisogna finirla di prendere in giro le cittadine e i cittadini con promesse puntualmente disattese. Gli asili nido e le scuole d’infanzia comunali non si toccano!
Torino, 9 ottobre 2017