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RIVOLUZIONE CIVILE: IL DENTRO E IL FUORI DI NOI

21 Gen

locatelli giubbottoLivio Pepino ha ragione da vendere, nell’articolo di ieri su il Manifesto, a dire  che “Rivoluzione civile”, non è sfuggita ad una gestione verticistica del processo di formazione delle liste elettorali. Condivido pensando con rammarico, tra le altre cose, alla mancata assunzione delle candidature di Nicoletta Dosio e di Vittorio Agnoletto sostenute da larga parte del movimento e della società civile oltre che da Rifondazione Comunista. Ma quello che non bisogna perdere di vista, pure a fronte delle traversie nella definizione delle candidature, è il motivo fondamentale per cui abbiamo contribuito alla nascita della coalizione “Rivoluzione civile”, la necessità di tener aperto uno spazio politico a sinistra in un momento in cui tutti gli spazi rischiano di chiudersi,  di rimettere in campo una resistenza ai meccanismi di assoggettamento al mercato, la necessità di far vivere una contraddizione e di ricostruire un’opposizione al liberismo.

Olli Rehn, commissario europeo all’economia, proprio in questi giorni ha ricordato che “chiunque vinca le elezioni in Italia ha la strada segnata” dalle riforme avviate dal governo Monti e dagli impegni europei. Riforme e impegni che non sono altra cosa da quelli precorsi dal governo Berlusconi. Pd e Sel, tanto per non smentire, hanno cominciato a dire che con il centro e Monti bisogna disporsi a un’intesa postelettorale. Che risposte diamo a una coazione a ripetere che non stiano sul piano del disimpegno o delle sortite di Grillo – tutt’altro che antisistema – aperturiste nei confronti dei fascisti di casa Pound, volte contemporaneamente a fare tabula rasa di partiti e sindacati?

Partiamo dal fatto di grande rilievo – richiamato dallo stesso Pepino – che “il programma di Rivoluzione civile è l’unico autenticamente antiliberista”. Fuori di noi esiste una forte domanda di cambiamento che sta riponendo fiducia in uno schieramento unitario di opposizione e di sinistra cui è necessario dare delle risposte travalicando (non ignorando) discussioni meramente interne. Facciamo della lista “Rivoluzione civile” uno strumento per impedire che avanzi un processo di normalizzazione politica. Partiamo per l’appunto, con la convinzione che di là dalla campagna elettorale da parte nostra non può e non ci deve essere alcuna rinuncia a perseguire una “rivoluzione dal basso” e una “rifondazione profonda” dei processi di formazione delle decisioni e della rappresentanza in senso realmente democratico, processi per i quali nessuno si illuda di poter fare a meno, di volta in volta, del contributo dei movimenti o dei partiti.

di Ezio Locatelli* segretario provinciale Prc Torino

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CAMBIARE SI PUO’ – NON VENGA IMPEDITO IL CONFRONTO

8 Gen

cambiare si può 29_12Vedo che a Torino c’è una parte di “cambiare si può” (per lo più di Alba) che non intende prendere atto del fatto che il 64,7% degli aderenti si è pronunciata favorevolmente per la prosecuzione del confronto con la lista “rivoluzione civile-Ingroia”.

Liberissimi di farlo. Quello che non si può fare è di impedire che il confronto vada avanti con tutti quelli che ci stanno.

Qui passa la differenza tra impegno unitario e settarismo.

Io sono per costruire l’unità di tutte le forze di sinistra e di opposizione che ricercano una alternativa al liberismo, alle politiche “austeritarie” del centrodestra e del centrosinistra.

LETTERA APERTA A MARCO REVELLI, LIVIO PEPINO, CHIARA SASSO

1 Gen
Ezio Locatelli, Marco Revelli, Livo Pepino  Assemblea "Cambiare #sipuò" - 29 dicembre 2012

Ezio Locatelli, Marco Revelli, Livo Pepino
Assemblea “Cambiare #sipuò” – 29 dicembre 2012

Cari Revelli, Pepino, Sasso

Il risultato della consultazione degli aderenti di “Cambiare #Sipuò” è inequivocabile. Il 64,7% ha risposto in maniera affermativa circa la necessità di proseguire il confronto e la costruzione di una lista unitaria, con candidato premier Antonio Ingroia, in alternativa ai due poli di centrodestra e centrosinistra. Dopo gli incontri molto belli e partecipati che abbiamo tenuto a Torino chiedo a tutti di tener conto dell’esito della consultazione.

In particolare mi rivolgo a Voi che in occasione dell’ultimo incontro avete espresso valutazioni molto critiche sulla fattibilità di una convergenza tra percorsi diversi. Vero di percorsi non sempre caratterizzati da una linearità e coerenza di posizioni politiche ma come non vedere che il risultato fondamentale oggi è rappresentato dalla nascita di una coalizione antimontiana e antiliberista, risultato fino a non molto tempo fa tutt’altro che scontato?

Il ritrarsi dal confronto per la composizione di una lista unitaria è una scelta totalmente sbagliata, non tanto per assenza di difficoltà o ragioni critiche anche condivisibili, ma per un eccesso d’idealismo e astrazione che rischia di non tener conto, nella ridefinizione e innovazione della rappresentanza e dell’azione politica, della dialettica e della faticosità dei processi politici reali.

La consultazione ha detto, con largo margine, che la strada del confronto e di una lista unitaria va percorsa fino in fondo. Alla luce di quest’orientamento Vi chiedo di riprendere al più presto il confronto e di impegnarci tutte/i a partire dalla realtà di Torino, per dare voce oltre che alle forze politiche anche e soprattutto ai movimenti, all’associazionismo, ai comitati, alle lotte sociali presenti a livello territoriale. Su questa strada possiamo davvero fare passi in avanti coerentemente al progetto di cittadinanza attiva e di rivoluzione civile che abbiamo intrapreso come “Cambiare #Sipuò”.

Con stima, i miei auguri per un anno davvero nuovo da costruire insieme.

Ezio Locatelli, segretario provinciale Torino

Torino, 1 gennaio 2013                          

TORINO DENTRO LA CRISI: UN CASO PARADIGMATICO. CAMBIARE #SIPUO’

18 Dic

di Ezio Locatelli

cinema Lux1Rispetto ai tanti incontri di “cambiare #sipuò” che si sono tenuti in tutta Italia, tutti quanti importanti, un significato particolare l’ha avuto l’affollatissimo incontro – più di quattrocento partecipanti –  che si è tenuto a Torino, non solo per il concentrato di disponibilità e di energie che si sta raccogliendo intorno alla proposta di coalizione di sinistra antiliberista.

Quando parliamo di Torino, diciamo di un caso paradigmatico rispetto a ciò che sta accadendo e accadrà sempre più su scala nazionale con l’avanzare della crisi, di una realtà che presenta molti aspetti di drammatizzazione dei problemi che sono sul tappeto: penso al tema esplosivo della disoccupazione e della precarietà giovanile con Torino che ha gli indici negativi più alti tra tutte le città del Nord Italia, penso alla spinta formidabile che c’è alla privatizzazione e allo smantellamento dei servizi pubblici, dei beni comuni o alla realizzazione devastante di grandi opere come l’alta velocità.

Quello che deve essere chiaro è che, sul piano locale il centro sinistra è l’interprete più fedele di queste spinte..

cinema Lux 4Con un’aggravante, che tutto ciò avviene con un elemento di forte separatezza tra la classe politica e di governo e ciò che si muove nella realtà.

Ho presente due titoli recenti di giornale che danno l’idea di quanto sia grande questa separatezza. Da una parte un titolo che riporta l’immagine arrembante che Fassino vorrebbe dare di Torino come la “città più dinamica” d’Italia, in contemporanea sui giornali appare la denuncia di un gruppo di maestre elementari, terribile nella sua portata, circa la presenza a scuola di un numero crescente di bambini denutriti che provengono da famiglie impoverite dalla crisi.

E’ proprio questo deterioramento preoccupante di quadro sociale a dire che non basta più la testimonianza, il resistenzialismo, che il problema è la ricostruzione di uno spazio politico, un programma, un’iniziativa che abbia una chiara connotazione di sinistra, di alterità alle politiche dominanti.

Perché questo avvenga abbiamo bisogno di tutte e di tutti, variamente collocati in un movimento, in un’associazione, in un partito, chiedendo a tutti non di fare un passo indietro ma uno in avanti sul piano dell’apertura, del confronto, della condivisione di procedure di scelte democratiche.

Condivido quando sento dire che il nostro riferimento è il popolo del referendum, quello vincente sull’acqua pubblica, contro il nucleare o quello che si sta costituendo intorno alla battaglia per ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. A questo popolo noi tutti apparteniamo avendo dato un contributo fondamentale per la raccolta firme e la riuscita della campagna referendaria. Sta a noi non disperdere la potenzialità di questo popolo.

CAMBIARE #SI PUO’

14 Dic

FARE SCELTE  CHIARE E DI CAMPO: CAMBIARE #SI PUO’

fotoDomenica 15 dicembre si terrà a Torino, così come in altre cento città italiane, l’assemblea costituente di “cambiare #si può”  con l’obiettivo di una presenza politica autonoma e alternativa a Monti e al montismo in occasione delle prossime elezioni politiche.

Noi partecipiamo a questo percorso, volto all’unità di tutti i soggetti sociali e politici che si pongono il tema del cambiamento, mossi dalla convinzione che c’è bisogno della ricostruzione di uno spazio politico a sinistra e insieme a ciò di un progetto, un programma e una iniziativa in netta opposizione con  una gestione della crisi che è nel senso di distruggere diritti sociali e democratici.

Il centrosinistra, con le dichiarazioni di Bersani di volere continuare le politiche di Monti, è interno a questa gestione della crisi. Non si va da nessuna parte pensando di influire sul percorso predeterminato del centrosinistra! Si creano soltanto colossali illusioni e confusioni. Questo è il momento di fare scelte chiare e di campo.

Ezio Locatelli

 

ELEZIONI: MOVIMENTO CAMBIARE SI PUO’ PUNTA A POLITICHE 2013
PRESENTATO A TORINO SOGGETTO ALTERNATIVO A MONTI, PD-SEL, M5S

(ANSA) – TORINO, 14 DIC – Il movimento ‘Cambiare si puo”, polo alternativo alle politiche liberiste di Mario Monti ma anche all’alleanza Pd-Sel e al Movimento 5 Stelle, si presenterà domenica prossima a Torino, in concomitanza con quasi 100 assemblee diffuse in programma in tutta Italia. Proprio da Torino e dal Piemonte il nuovo soggetto politico ha mosso i primi passi, con le iniziative di intellettuali come Luciano Gallino e Marco Revelli, e di giuristi come Livio Pepino, responsabile delle Edizioni del Gruppo Abele. Il nuovo soggetto intende partecipare alle elezioni politiche 2013 con una lista di cittadinanza politica senza simboli di partito. Obiettivo, non creare un nuovo piccolo partito della sinistra, bensì dare rappresentanza a tutti i cittadini, le realtà sociali e i movimenti che condividono il manifesto dei fondatori: dieci punti fra cui spiccano il no alla Torino-Lione e alle spese militari, e il sì a “un’Europa alternativa”, quella delle proteste del 14 novembre. Fra i firmatari piemontesi dell’appello figurano anche alcuni esponenti politici, come il segretario del Prc torinese Ezio Locatelli e la capogruppo Fds in Regione Piemonte Eleonora Artesio, dei sindaci valsusini come il No Tav Dario Fracchia di Sant’Ambrogio di Susa, e diversi sindacalisti. “Non ci interessa presentare un candidato premier bensì costruire un gruppo”, ha sottolineato oggi Pepino insieme agli altri promotori. Il movimento però non nasconde l’interesse per il magistrato Antonio Ingroia, e per il movimento arancione che Ingroia potrebbe guidare a fianco di Luigi De Magistris.(ANSA).