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Alla vigilia di un’esplosione sociale

8 Lug

DireFare_luglio17245di Ezio Locatelli*

Possiamo, una volta tanto, non limitarci a guardare i dati di superficie? Occorrerebbe, come sinistra, fare come i vulcanologi i quali, per sondare l’imminenza o meno dei fenomeni eruttivi, più che guardare la sommità dei vulcani prestano attenzione alle turbolenze che sono nel profondo. Certo, a prima vista, la situazione appare un poco paradossale. Siamo nel pieno di una crisi del capitalismo e del neoliberismo come modalità di governo della società. Una crisi insostenibile che sta devastando l’esistenza di una immensa quantità di persone. Eppure, in Italia, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, poco si muove nella realtà con qualche eccezione: la recente manifestazione nazionale contro l’imbroglio dei voucher, lo sciopero nel settore dei trasporti, le vertenze a livello di territori. Ed ancora, non ci sono allo stato attuale forze politiche e di movimento in grado di essere, di per sé, punto di riferimento. Anche qui con qualche eccezione. L’assemblea del Brancaccio del 18 giugno, con la sua idea di costruire una larga coalizione sociale, di sinistra, antiliberista, uno spiraglio l’ha aperto.-

Uno spiraglio che va allargato sapendo delle difficoltà del momento che non sono semplicemente di carattere elettorale. L’imporsi in questi anni, senza più limiti di potere, della dogmatica d’impresa, di mercato, ha finito per disgregare diritti, tutele, fattori di coesione sociale e del mondo del lavoro. Ha finito per creare uno stato di insicurezza e vulnerabilità, un diffuso senso di isolamento e di paura che ha tolto alle persone risorse e coraggio di agire. Col risultato che le privazioni e le sofferenze sociali in essere, al di là di essere diffuse, appaiono disperse quanto le manifestazioni di dissenso che si producono.

Per l’appunto, nell’immediato, manca l’evidenza di un inversione di rotta. La qual cosa induce una parte della sinistra a non oltrepassare la linea del meno peggio, a stare sul piano della difesa raccogliticcia di qualche scampolo del vecchio sistema. L’operazione messa in atto da Pisapia e compagnia varia, il tentativo di attuare il ritorno a un centrosinistra ulivista, va esattamente in questa direzione. Un tentativo obsoleto, di galleggiamento, che non coglie la crisi di legittimità e di rappresentanza di un sistema declinante. Che non coglie i sommovimenti di rabbia e di protesta che sono in atto e le loro potenzialità. Già in occasione del 4 dicembre scorso si è sottovalutato – in questo caso per nostra fortuna – l’impatto di sommovimenti che sono risultati un fattore decisivo per il successo del No alla controriforma della Costituzione. Nel caso specifico poco o nulla ha potuto fare la propaganda ingannevole del governo Renzi. Non commettiamo ancora una volta lo sbaglio di non vedere il disagio e l’avversione che cova nel profondo della società nei confronti delle politiche di austerità, di spoliazione di diritti, di svalutazione e precarizzazione del lavoro. Soprattutto di sminuirne la portata. La misura è colma. Come per ogni situazione satura un nonnulla può essere sufficiente a innescare un’esplosione sociale.

Dunque, contrariamente all’idea superficiale di una situazione statica, di una invariabilità del quadro sociale e politico, di scarse prospettive di fuoriuscita della crisi che stiamo attraversando, questo è un momento segnato da molti fattori di instabilità destinati a mutare il quadro, a produrre un cambiamento. A quali condizioni? Su quest’ultimo punto ci vuole chiarezza. Non esiste alcuna possibilità di fare passi in avanti, alcuna “garanzia” di cambiamenti in positivo senza aver guadagnato una ripresa di lotte popolari e una convergenza delle forze di sinistra, antiliberiste, impegnate nell’opposizione alle politiche di governo e padronato. Ripresa del conflitto e unità, dunque, come duplice sfida e impegno politico per innescare una dinamica di cambiamento.

Una possibilità che c’è a condizione altresì di combattere pessimismo, povertà di immaginazione, falsa coscienza. E’ assurdo continuare a pensare, mentre siamo innanzi al precipitare di una crisi di sistema, che la costruzione di un’alternativa sia cosa irrealizzabile. Scriveva Gramsci: “uno degli idoli più comuni è quello di credere che tutto ciò che esiste è naturale esista”. Dobbiamo buttare a gambe all’aria questi idoli e quei discorsi che parlano solo di crisi ma non della possibilità di liberarsene, discorsi che sono in ritardo rispetto a una realtà in ebollizione, discorsi che non agiscono i nuovi conflitti, le possibilità di costruire il cambiamento. Sta a ognuno e ognuna di noi consentire che un nuovo senso del possibile e del cambiamento si faccia strada.

*segreteria nazionale, responsabile organizzazione PRC -SE

da:  “Dire, fare Rifondazione” luglio 2017

 

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Ballottaggi Torino – Locatelli (PRC – SE): una mazzata al PD che rafforza la battaglia per il cambiamento

20 Giu

ezioLa mazzata elettorale subita da Piero Fassino e dal Pd, ai ballottaggi del secondo turno, un dato eclatante  perché inaspettato, è un segnale salutare per Torino e l’intero Paese. La mazzata riguarda un sindaco (che è anche presidente dell’Anci) e un partito che, in materia di privatizzazioni, di svendita del patrimonio pubblico, di grandi opere affaristiche, di condivisione del modello Marchionne, hanno costruito una filiera di interessi e un sistema di potere che sembravano inamovibili. La mazzata riguarda un sindaco che ha impersonato appieno, con grande diligenza, le politiche liberiste del governo Renzi di attacco ai diritti del lavoro e di cittadinanza sociale, politiche che hanno accresciuto disoccupazione, disuguaglianze, povertà.

La mazzata elettorale al PD di Torino, oltre ad altre batoste nel torinese e a livello nazionale, rappresenta un duro colpo ai disegni “cesaristi” di Renzi di stravolgimento della Costituzione e del principio di rappresentanza democratica. Questo è uno dei risvolti più positivi del risultato delle amministrative. A Renzi, che continua a fare sfoggio di protervia, rifiutandosi di dimettersi e rilanciando la sfida sul referendum, bisogna rispondere con un rinnovato e più forte impegno per il no allo smantellamento della nostra democrazia costituzionale.

In questo quadro politico movimentato si allarga per la sinistra la possibilità di avere un ruolo propulsivo nei processi di cambiamento che, per quanto ci riguarda, non possono e non devono essere solo di facciata elettorale. Non c’è alcuna intenzione da parte nostra di affidarci alle politiche trasversali, né di destra né di sinistra, del M5S. I temi che riguardano il diritto e la dignità del lavoro, la cittadinanza sociale, la solidarietà, l’eguaglianza, la vivibilità ambientale necessitano di una scelta di campo, di una alternativa di modello di società, di una sinistra che torni a fare la sinistra in alternativa alle politiche liberiste del Pd, di una sinistra che torni a fare battaglia politica sul territorio e nei luoghi

Sinistra – Ezio Locatelli (PRC): Tiriamo avanti dritti, uniti, per un’alternativa di cambiamento a Torino e in tutta la provincia

6 Giu

elezioni-comunali-2016-720x445La sinistra unita ha i numeri per entrare in Consiglio Comunale a Torino ma è altrettanto vero di un risultato al di sotto delle aspettative che non beneficia della drastica caduta di consenso a Piero Fassino (meno 15% rispetto alle precedenti amministrative). I voti di protesta sono andati in gran parte nell’astensione (più 9% rispetto alla precedente tornata) o sono stati assorbiti dal M5S.

E’ cosa buona che Piero Fassino e il suo schieramento abbiano subito uno schiaffo elettorale. Le politiche liberiste e di austerità portate avanti in questi anni hanno accresciuto disuguaglianze e disagio sociale. Un disagio parcellizzato che stenta ad esprimersi in azioni e progetti collettivi. La sfida della sinistra di alternativa, per tornare ad essere punto di riferimento, è nel dare voce e rappresentanza a questo disagio Come? Tornando a lottare contro le politiche liberiste e di austerità, contro un sistema di potere incentrato sulle privatizzazioni, la distruzione dei diritti sociali e del lavoro, sulle grandi opere affaristiche. Tornando a lottare contro le filiere di interessi che impersonano queste politiche e questo sistema di potere.

La battaglia continua per un diverso modello di società imperniato su politiche di giustizia sociale, di solidarietà, sui diritti sociali e del lavoro, sul rispetto dell’ambiente, dei valori costituzionali. Questa battaglia può e deve trarre forza dall’unione di più soggetti, l’unione plurale di forze sinistra, di società civile, di movimento. La candidatura a Sindaco di Giorgio Airaudo e l’entrata in Consiglio Comunale di “Torino in Comune – La Sinistra” è solo un primo passo in direzione dell’unità della sinistra e della costruzione di un’alternativa di cambiamento. Eguale percorso abbiamo intrapreso in comuni importanti, due tra tutti Nichelino e Pinerolo, con buoni risultati elettorali. Rifondazione Comunista c’è e intende percorrere questa strada di lotta e di cambiamento sia a livello locale che nazionale.

Torino, 06.06.2016

Unità a sinistra e lotte sociali. I comunisti sono necessari

29 Mag

dfrmaggio16di Ezio Locatelli*

Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da dire a proposito della vicenda elettorale che ha tenuto col fiato sospeso la sinistra alternativa di Roma. Dopo incertezze, bocciature varie, com’è noto, la sentenza del Consiglio di Stato ha restituito alla sinistra la possibilità di essere presente con una propria lista nella città capitolina, uno snodo fondamentale riguardo il quadro delle liste di sinistra alternativa al Pd nelle principali città italiane. Il punto che abbiamo giustamente sottolineato è che senza il contributo di esperienza di Rifondazione Comunista, il sedimento di un sapere e di una presenza organizzata, non sarebbe stato possibile affrontare e risolvere positivamente i problemi insorti riguardo la presentazione elettorale a Roma né tutta una serie di problematiche nel resto d’Italia. Lo è stato in occasione delle europee, all’atto della raccolta delle firme de L’Altra Europa con Tsipras, lo è stato anche in quest’ultima occasione delle elezioni amministrative. Sono d’accordo con Paolo Ferrero quando scrive che“anche a questo serve un Partito Comunista”.
Nel corso di questi anni molti hanno pensato che la soluzione di tutti i mali, la rinascita della sinistra passasse attraverso l’azzeramento delle preesistenti formazioni di sinistra, nel caso ultimo – dopo l’avvenuto scioglimento del Pci – attraverso la liquidazione o la messa in mora del Partito della Rifondazione Comunista. Sono nati partiti indefiniti circa la loro prospettiva politica, a misura di seggi istituzionali, privi di organizzazione e radicamento territoriale. Partiti contraddistinti da molti elementi di ambiguità, di spontaneismo e anche di spocchia politica, dalla pretesa di esaurire in se stessi la rappresentanza delle istanze di sinistra. Uno sbaglio clamoroso. Invece che investire sull’unità si è fatto il gioco della divisione, della dissoluzione di forze attive e organizzate. Abbiamo fatto bene a contrastare e a discostarci da queste pulsioni.
Oggi serve fare un lavoro inverso, di raccordo e di convergenza tra soggetti diversi in maniera tale da rompere la gabbia dell’impotenza, da ritrovare la forza necessaria per far valere le ragioni del cambiamento. Sia chiaro, la costruzione di uno spazio comune è altra cosa dal partito unico, obiettivo del tutto irrealistico. I partiti non nascono per intento politicistico. L’impegno nella raccolta firme sui referendum e sul piano delle elezioni amministrative è un tassello del lavoro di ricucitura e di unità. La discriminante è la lotta contro le politiche neoliberiste e di austerità portate avanti dalle forze di centrodestra e di centrosinistra, se così si possono ancora chiamare. Ed ancora la lotta contro la guerra, il razzismo, contro l’attacco mosso alla nostra Costituzione frutto della lotta di Liberazione. Questo è il lavoro da fare stando sul doppio versante della tenuta e del rafforzamento del Partito della Rifondazione Comunista, della costruzione di una spazio comune della sinistra di alternativa.
Per quanto ci riguarda più specificatamente il tema è quello della riorganizzazione dei Circoli e delle Federazioni provinciali di Rifondazione Comunista quali centri di formazione, conoscenza, militanza attiva. Di una riorganizzazione su basi sociali avendo la capacità di stare dentro le lotte, i conflitti sociali, di dare un indirizzo all’anticapitalismo latente che si esprime nei comportamenti di rifiuto delle politiche economiche e sociali dominati e nelle domande di cambiamento che vengono avanti. Di un partito, molto semplicemente, che c’è, quando serve, senza scadere nel vaneggiamento di qualche forma di autosufficienza. Possiamo dirlo ancora una volta? Se non ci fosse il Partito della Rifondazione Comunista bisognerebbe inventarlo. Siccome c’è abbiamone cura, lavoriamo al suo rilancio e alla sua apertura politica.

* segreteria nazionale PRC – Se

Roma, 25 maggio 2016

Locatelli (PRC -SE): Fassino sia rispettoso delle regole della campagna elettorale. Scenda dai tram

19 Mag

tramI manifesti e le gigantografie elettorali a sostegno di Piero Fassino e di altri candidati sindaci, che continuano a comparire in questi giorni, in piena campagna elettorale, sui mezzi di trasporto dell’azienda Gtt – azionista unico dell’azienda del comune di Torino – nel mentre è stata oscurata tutta la cartellonistica elettorale di Torino, sono in rotta di collisione con un corretto ed equilibrato utilizzo degli spazi elettorali. Questo indipendentemente dalle controverse interpretazioni delle norme che regolano l’utilizzo degli spazi elettorali, norme che secondo noi dovrebbero essere nel senso di impedire lo svolgimento della campagna elettorale sui mezzi mobili, tanto più se di aziende a partecipazione (diretta o indiretta) pubblica. Nella realtà, in alcune città, come a Torino, chi ha più soldi e più potere si arroga la potestà di usufruire spazi elettorali mobili di grandissimo impatto visivo. Per tutti gli altri multe a non finire nel caso in cui un manifesto, anche solo per sbaglio, finisca fuori da un solo spazio assegnato di tabellone elettorale. Questa non ci sembra proprio l’applicazione del principio della “legge è uguale per tutti”. Al sindaco Fassino, così come ad altri candidati e schieramenti danarosi, chiediamo di rimuovere immediatamente i propri manifesti elettorali dagli autobus e di attenersi ad una modalità di svolgimento della campagna elettorale corretta e rispettosa del principio di “par condicio” per tutti gli schieramenti, compresa la lista “Torino in Comune – La Sinistra” di cui facciamo parte.

Torino, 17 maggio 2016

Festa a sostegno della lista “Torino in Comune – La Sinistra”

17 Mag

DSCF1384Alla Poderosa si è svolta la festa a sostegno della lista “Torino in Comune – La Sinistra”, candidato sindaco Giorgio Airaudo. Una bella festa. Tra gli altri sono intervenuti  i candidati alle comunali Roberto Lamacchia, avvocato, presidente nazionale dei giuristi democratici, Raffaella Calvo, lavoratrice, dirigente sindacale. DSCF1390Presenti molti candidati nelle circoscrizioni, tra cui Daniela Alfonzi e Simone Ciabattoni, rispettivamente candidati presidenti nella circoscrizioni 3 e 4 di Torino. Nel corso della serata hanno preso la parola Paolo Ferrero e Ezio Locatelli, DSCF1426rispettivamente segretario nazionale e segretario provinciale Prc-Se, Gastone Cottino, professore emerito, già ordinario di diritto commerciale all’Università di Torino, Nanotti Carmen, veterana comunista di 92 anni, partigiana.

Locatelli (PRC-SE): Fassino vergognati. Nuova occupazione non si crea con una economia da guerra

9 Mag

cacciabomb2Il sindaco Pietro Fassino esulta per l’annuncio dell’Ad Leonardo ex Finmeccanica Mario Moretti di nuovi investimenti e nuove assunzioni negli stabilimenti di Caselle e Corso Marche a Torino. Tali investimenti e assunzioni sono legate alla produzione e alla vendita dei caccia Eurofighter Typhoon e a commesse militari con il Kuwait. Proprio qualche giorno fa, rivolgendosi ai governanti di tutta Europa, persino Papa Francesco ha parlato della necessità di attuare una riconversione dell’economia in senso sociale: parole al vento. Padroni e governanti sono impegnati a fare l’esatto contrario: distruzione di produzioni industriali e di posti di lavoro socialmente utili, crescita di una economia da guerra. Non è questa la crescita e lo sviluppo di cui abbiamo bisogno. C’è bisogno di una economia e di una occupazione socialmente utile. Chi persegue l’obiettivo di una economia da guerra va mandato a casa.

Torino, 9 maggio 2016