Archivio | GOVERNO RSS feed for this section

Locatelli (Prc-Se): Fca e governo senza pudore. Siano bocciati gli aiuti a società con sede fiscale all’estero

17 Mag

“Ecco la ricetta del governo in risposta all’emergenza sociale esplosa con il coronavirus. Palate di soldi ai padroni e elusori fiscali a fronte di briciole riservate a milioni di persone che versano in condizione di difficoltà e povertà” dichiara il segretario provinciale Prc di Torino Ezio Locatelli.“Il Decreto Imprese in corso di conversione alla Camera dei Deputati . continua Locatelli – prevede un miliardo di euro per Agnelli, Elkan e soci a garanzia di un prestito di 6,3 miliardi di euro da parte di Banca Intesa. Palate di soldi pubblici a favore di una società, Fca, la cui domiciliazione fiscale è in paradisi fiscali e che non ha mancato in questi anni di de localizzare gran parte delle produzioni di Mirafiori e di Maserati a Grugliasco. Tantissimi soldi nelle mani di una delle famiglie più ricche al mondo a fronte di neanche un miliardo di euro a sostegno del Reddito di Emergenza per almeno tre milioni di persone. Una palese ingiustizia volta ad aumentare a dismisura privilegi, ingiustizie e disuguaglianze. No alla economia che governa la politica e calpesta la dignità di milioni di persone. Il Parlamento bocci concessioni di aiuti pubblici a società specializzate in elusione fiscale, a società che non hanno sede legale e domiciliazione fiscale in Italia.

Coronavirus – Locatelli (Prc-Se): Diffidiamo a riaprire attività non essenziali. Torino è la provincia col maggiore rialzo percentuale di contagiati. Non vogliamo una seconda Valseriana

6 Apr

“Le insistenze della Confindustria piemontese volte a permettere alle aziende di riprendere le loro attività sono semplicemente ributtanti. La gente si ammala e muore e loro pensano all’andamento delle proprie commesse e dei propri affari” sostiene Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino. Proprio in questi giorni sono state rese note le linee di tendenza del contagio e dei decessi in Piemonte. Se quindici giorni fa la regione cresceva in percentuale più delle altre regioni per infetti e decessi, adesso più di altre realtà fatica a contenere la diffusione del contagio. Mentre i casi di Covid-19 in Italia aumentano del 4% al giorno, in Piemonte allo stato attuale  siamo oltre il 6%. In particolare Torino, con il suo 6,9%, è la provincia che sale più di tutte tra le dieci più contagiate. Tra le ragioni prime della propagazione del contagio, come attestano gli studi in materia, vi sono gli spostamenti e i contatti di lavoro. Per  Ezio Locatelli “in questo contesto di perdurante emergenza sanitaria e di richiesta di sacrifici alla popolazione non è pensabile che gli industriali chiedano di poter agire indisturbati. Già ci sono 5.677  aziende che sono aperte in deroga. Un numero esorbitante che vanifica qualsiasi controllo e azione incisiva contro il coronavirus. E’ già successo in Valseriana che gli industriali abbiamo potuto fare ciò che volevano con l’avvallo o la copertura scandalosa di forze di maggioranza e di opposizione. Le ragioni dell’economia sono state anteposte alla tutela della salute il che ha provocato una vera e propria strage. Diffidiamo dal fare altrettanto a Torino e  in Piemonte”.

Covid19 – Locatelli (Prc-Se): una oscenità la produzione di F35 in piena emergenza sanitaria

30 Mar

“Con i soldi di un F35 (150 milioni di euro ) quanti respiratori si potrebbero acquistare? E’ una domanda che non interessa a quanti hanno deciso di dare continuità alla linea produttiva degli F35 alla Leonardo di Cameri in provincia di Novara” sostiene Ezio Locatelli, segretario provinciale di Torino e componente la direzione nazionale Prc-Se. Dopo una breve sospensione delle attività per i casi registrati di lavoratori infettati da coronavirus è ripartita oggi la produzione degli F35 con l’impiego di circa 200 lavoratori. “Una oscenità intollerabile. Un affronto nei confronti di milioni di persone che in questo momento stanno facendo immani sacrifici per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid19”, sostiene ancora Locatelli. Per l’esponente di Rifondazione Comunista “la produzione di caccia da combattimento non ha nulla a che vedere con lo svolgimento di attività essenziali in campo sanitario, agroalimentare, dell’energia, della logistica e dei trasporti. Questa produzione è solo una vergognosa concessione all’industria militare che contraddice clamorosamente l’impegno a rivolgere tutti gli sforzi per la difesa della salute delle persone e dei lavoratori oltre che per far fronte all’impatto sociale di una crisi senza precedenti. Chiediamo a gran voce che tutte le industrie militari presenti sul nostro territorio sospendano le loro attività. Invece che tagliare ospedali, posti letto, servizi pubblici come governi vari hanno fatto in questi anni siano tagliate le spese militari! Creiamo occupazione buona. Riconvertiamo l’industri bellica in una industria di pace a servizio del benessere collettivo”.

Coronavirus – Locatelli (Prc-Se): una vergogna la prosecuzione della produzione delle armi e degli F35

25 Mar

“Non prendeteci per i fondelli” –  dichiara Ezio Locatelli della direzione nazionale e segretario provinciale  Prc di Torino  – “a proposito della decisione del governo di dare continuità alle attività di produzioni di sistemi di guerra che nulla hanno a che vedere con le attività essenziali legate alla sussistenza delle persone e alla lotta contro il coronavirus. E’ inammissibile – dice ancora Locatelli  – che a Cameri, in provincia di Novara, si continui a lavorare  per la produzione dei caccia F35. Vien detto che le produzioni andranno avanti a ranghi ridotti, impiegando 80 tecnici e lavoratori su un organico di mille, impegnandosi al tempo stesso a garantire l’applicazione del protocollo di sicurezza  per il personale. Di fatto nei giorni scorsi, nello stabilimento di Cameri, due lavoratori sono stati contagiati. Lasciare aperto qui e altrove attività per la produzioni di armi e costosissimi sistemi di guerra – attività che nulla hanno a che vedere con le attività produttive indispensabili – nel momento in cui c’è da combattere una battaglia per la salute pubblica è una cosa vergognosa. Si sono chiuse le scuole, le università, i parchi e tante altre attività ma non l’industria bellica.  Inammissibile. Tanto più a fronte della necessità di dotarsi di mezzi e risorse adeguate per il servizio sanitario nazionale. Meno spese militari, più spese per la sanità pubblica. Riconvertiamo l’industria bellica in industria di pace per la produzione di beni di pubblica utilità.

Locatelli (Prc-Se): intollerabile il rinvio delle chiusure aziendali. Cirio come Conte: aspettano che i buoi siano scappati dalla stalla? Si vada allo sciopero generale!

23 Mar

“Si sta facendo melina da troppi giorni sula pelle delle persone. Va bene che in materia di lotta al coronavirus ci siano vincoli di comportamento stringenti per le persone ma è scandaloso che la stessa cosa non valga per le aziende” sostiene Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino. Ed ancora: “oggi Alberto Cirio, presidente della Giunta del Piemonte, in un’intervista dichiara: “capisco le ragioni degli imprenditori, ma siamo in una situazione di emergenza. Vogliono tempo per chiudere? Lo avranno”. Cirio è più o meno sulla stessa linea delle altre Regioni del Nord e del Presidente del Consiglio che sinora, al di là dei proclami, del gioco allo scaricabarile, non hanno proceduto a fermare le attività aziendali che sono diventate luoghi di contagio.

Regioni e Governo stanno subendo il ricatto di Confindustria che ha chiesto e ottenuto di protrarre le produzioni per un altro po’. Non solo. Confindustria ha chiesto e ottenuto che siano allargate le maglie delle attività che possono in ogni caso andare avanti. E’ proprio necessario ricordare le parole di alcuni ricercatori e sanitari che indicano responsabilità e colpe ben precise? Bergamo è diventata la capitale mondiale del contagio e delle morti per coronavirus perché “è stata privilegiata la protezione delle attività economiche rispetto alla tutela della salute”. Esattamente quello che si sta facendo in questo momento in Piemonte e in tutta Italia col rischio di un disastro sanitario e sociale ancora più grande. Cosa aspettate a chiudere tutte le attività produttive non essenziali? Aspettate che i buoi siano scappati dalla stalla? Aspettate che crescano in maniera ancora più allarmante le morti? Aspettate che le aziende diano fondo alle loro scorte e alle loro commesse?

Sappiate che questo comportamento è da irresponsabili. Per usare ancora le parole di ricercatori “una volta che hai permesso al virus di diffondersi non riesci più a far niente, puoi provare ad arginare, ma è difficile”. Basta melina, basta perdere tempo. Si raccolgano le richieste delle lavoratrici e dei lavoratori che in queste ore stanno scioperando in diverse aziende del Piemonte e di diverse parti d’Italia. Si blocchino tutte le produzioni non essenziali, sia dichiarato lo sciopero generale La vita delle persone vale più dei profitti dei padroni”.

 

Lotta al coronavirus senza rimuovere colpe e responsabilità

20 Mar

Di Ezio Locatelli*

Tra i tanti numeri del contagio e delle morti da coronavirus quelli di Bergamo sono impressionanti. Lo sono ancor più tenuto conto di numeri sottostimati che non tengono conto delle molte persone che si ammalano e muoiono a casa, senza tampone e senza terapie. Non si sa più quali parole usare per descrivere la catastrofe che si è abbattuta su una delle realtà più ricche e industrializzate del paese: “situazione fuori controllo”, “disastro sociale”, “scenario da apocalisse”. Il fotogramma che ha fatto il giro del mondo dei camion militari che trasportano decine e decine di bare dice più di tante parole.

Al punto in cui ci si trova – non solo la realtà di Bergamo visto che l’epidemia si sta espandendo – diventa assai problematico correre ai ripari. Al fine di evitare il peggio del peggio non c’è dubbio alcuno che tutti sono chiamati a fare la propria parte. Ma detto ciò non possiamo fare a meno di gridare forte la responsabilità di chi si è adoprato perché non venissero isolati sul nascere alcuni focolai che si sono propagati in maniera incontrollata causando danni a non finire. Uno di questi, il più virulento, il focolaio della bassa Valseriana, una zona ad alta densità industriale e demografica, dove il virus prima ha attecchito e poi si è diffuso in ogni dove.

Sono tanti i politici di ogni risma, che si sono opposti all’istituzione della zona rossa. Si è continuato a parlarne senza un nulla di fatto. Come mai? Errore di sottovalutazione del pericolo della prima ora? No. Fin da subito si è deciso, con pervicacia, di far prevalere gli interessi del portafoglio delle tante aziende che hanno chiesto e ottenuto di poter continuare le proprie attività come se nulla fosse. Cinismo, irresponsabilità motivata dal profitto ben rappresentata dai messaggi rassicuranti lanciati da Confindustria: #bergamoisrunning, avanti con le produzioni, avanti con gli incontri d’affari, il rischio di infezione è basso. A far da portavoce degli interessi padronali una larga schiera di politici di governo e opposizione. Per tutti la parola d’ordine sciagurata era #bergamononsiferma, anche in questo caso con tanto di hashtag iniziale. A rincarare la dose l’ex Ministro degli Interni leghista col suo invito, via facebook, a tenere aperti stadi, cinema, musei, negozi, aziende e quant’altro tranne poi dire, a disastro compiuto, l’esatto contrario. Affermazioni a dir poco dissennate che hanno trasformato Bergamo nell’epicentro mondiale del coronavirus. Com’è possibile che ancor oggi in Lombardia e nelle regioni del Nord, in presenza di una accelerazione dell’epidemia, rimangano aperti luoghi di lavoro via via diventati luoghi di infezione? Assurdo, intollerabile che da una parte si chieda a gran voce di rimanere a casa e dall’altra poco o nulla si dice per i molti che sono costretti ad andare a lavorare in fabbrica.

Noi non dimentichiamo. La diffusione del coronavirus non è una catastrofe così tanto naturale. C’è chi ha buttato benzina sul fuoco. C’è una classe politica e imprenditoriale che porta grandi responsabilità. Quella di aver piegato il diritto alla salute alle ragioni del profitto. Quella di aver creato in tanti anni di politiche dissennate i presupposti per l’attuale disastro sociale e sanitario: ridimensionamento della sanità pubblica, privatizzazioni di servizi essenziali, riduzione delle spese di prevenzione, rimozione dei vincoli di salvaguardia ambientale. Quella di aver abbattuto le difese immunitarie sociali. Tranne poi strillare di “realtà allo stremo”. Adesso facciamo tutto quanto è necessario per uscire dal tunnel in cui ci troviamo. Ma una volta usciti dal tunnel è proprio il caso di dire che i responsabili dovranno pagare caro, pagare tutto.

*direzione nazionale Prc-Se

Tratto da Lavoro e Salute – marzo 2020

Locatelli Prc- Se: così non va. Insufficienti le misure per il contrasto della diffusione del virus negli ambienti di lavoro

14 Mar

“Troppe dichiarazioni di principio e pochi fatti” dichiara Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino a proposito delle misure di contrasto alla diffusione del virus nei luoghi di lavoro contenute nel protocollo d’intesa siglato a livello di governo e di parti sociali. Ancora per Locatelli: “Il protocollo contenente le misure di contrasto della diffusione del virus negli ambienti di lavoro, al di là dell’impegno in linea di principio sulla salvaguardia delle condizioni  di sicurezza e salubrità nei luoghi di lavoro, condizioni che dovrebbero valere in ogni caso, lascia che si possa continuare con le attività produttive.  Si lascia che questa possibilità sia agita azienda per azienda in presenza di un problema di sicurezza generale. Una cosa sbagliata soprattutto nelle aree ad alta densità di attività industriali e di contagio – penso in particolare a Bergamo, Brescia e alla Lombardia – dove l’errore  commesso è stato quello di pensare di garantire in ogni caso la continuità produttiva rispetto al rischio di diffusione del contagio.  Se i parchi urbani devono rimanere chiusi a maggior ragione lo devono essere le aziende che non svolgono attività essenziali. In assenza di queste misure elementari fanno bene i lavoratori a scioperare. La salute delle persone, delle lavoratrici e dei lavoratori, viene prima del profitto dei padroni”.