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Tav – Locatelli (Prc): “le motivazioni della seconda manifestazione Si Tav? Una boiata pazzesca”

11 Gen

“Francamente le ragioni addotte dai promotori della seconda manifestazione Si Tav a carattere nazionale che si terrà sabato a Torino – dichiara Ezio Locatelli, segretario provinciale Torino e componente la segreteria nazionale Prc – suonano alquanto patetiche. Senza la Torino-Lione, ovvero di un’opera che autorevoli studiosi hanno dimostrato essere inutile e fonte di un immane spreco di denaro pubblico, “l’Italia perderebbe la più grande occasione di rilancio dei prossimi decenni”. Quasi una questione di vita o di morte per il nostro Paese. Una boiata pazzesca che dice della vacuità di argomentazione della cordata trasversale di politici, amministratori, industriali del Nord promotori della manifestazione pro Tav il cui solo interesse, in realtà, sono gli appalti miliardari. Sergio Chiamparino, il Pd, unitamente alla Lega e alle altre forze di destra, sono parte integrante di questa cordata mossi dall’idea di un ritorno di consenso elettorale. Il progetto della Torino-Lione, in assenza di previsioni di traffico che la giustifichino, era e rimane uno scandalo tanto più a fronte della possibilità di realizzare un potenziamento della linea storica esistente. Le forze di governo la smettano di barcamenarsi, di fare melina, di continuare a dire tutto e il contrario di tutto per meri giochi di potere. Rendano subito trasparenti i risultati dell’ultima analisi costi benefici effettuata dalla commissione esperti anche se, in verità, di analisi che hanno smentito l’utilità dell’opera ce ne sono state a iosa. La Torino Lione, com’è stato ribadito nella grande manifestazione dell’8 dicembre scorso, molto semplicemente non s’ha da fare!”

Torino, 11 gennaio 2019

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Regionali Piemonte – Locatelli (Prc-Se): finito il tempo delle ambiguità. La piazza dell’8 dicembre diventi leva politica per il cambiamento

2 Gen

Regione Piemonte building in TurinEzio Locatelli, segretario provinciale di Torino e componente la segreteria nazionale Prc-Se, dichiara:
Il tempo delle ambiguità è finito. Non si può rimanere inerti a fronte della proposta di Sergio Chiamparino di andare alle prossime elezioni regionali con una coalizione civica “Sì, al Piemonte del Sì” che ricalca in pieno i contenuti della piazza delle madamine e degli imprenditori. Una coalizione senza tanti distinguo – “i partiti si adeguino” dice Chiamparino – a servizio dei potentati economici, aperta a settori della destra a cominciare da Forza Italia.

A fronte di tanta protervia le forze che in Piemonte si sono battute in questi anni contro le grandi opere inutili e speculative, contro le discriminazioni e le ingiustizie sociali, per i diritti sociali e del lavoro, battano un colpo. Mettano in campo una proposta politica che sia coerente con i tanti momenti di partecipazione e di lotta di questi anni. Una proposta di unità e di radicalità, com’è stato in occasione della grande manifestazione di Torino dell’8 dicembre. Manifestazione non solo NoTav ma contro razzismo, decreto “sicurezza”, tagli a sanità, pensioni, diritti, che impoveriscono la maggioranza della popolazione, tagli che servono a foraggiare gli interessi affaristici di pochi.

Quella dell’8 dicembre è stata una manifestazione di opposizione e di forte domanda di cambiamento che non può e non deve rimanere senza risposte politiche. Come Rifondazione Comunista pensiamo che si debba andare alla costruzione di uno schieramento popolare e di sinistra alternativo non solo a Chiamparino e al Pd ma ai poli politici di destra e del M5S accomunati, con poche differenze, da medesima propensione neoliberista. Uno schieramento che metta insieme tutte le forze politiche, sociali, culturali e sindacali disponibili, senza esclusione alcuna, similmente a quanto si sta realizzando per le elezioni europee sulla base dell’appello, da noi condiviso, di Luigi De Magistris. L’unità nelle lotte di opposizione diventi unità anche sul piano politico. L’impegno nostro sarà in questa direzione.

Torino, 02.01.2019

Nessun credito ai venditori di almanacchi fasulli

2 Gen

venditore almanacchiNell’opinione pubblica, quando si parla di futuro, a leggere il sondaggio di Demos di oggi, prevale un giudizio sospeso. A dire il vero c’è ancora molto ottimismo. Il 34% degli italiani ritiene che l’anno sarà “migliore” dell’anno che se ne va, di contro a un 24% che ha una visione negativa, ma i più – circa il 40% – manifestano una qualche forma di scetticismo. Opinioni che rimangono largamente influenzate dai proclami di governo, dai media, dagli imbonitori di giornata. Il 2019 sarà l’anno del cambiamento, dichiarano a ogni piè sospinto Di Maio e Salvini e così spostano continuamente in avanti le aspettative di milioni di persone che il cambiamento lo aspettavano già il 2018 o ancor prima con i governi Pd o andando ancora indietro con i governi di centrodestra, senza che nulla sia cambiato in tutti questi anni, se non in peggio.
Sarà così anche questa volta con la manovra appena approvata, decantata come la “manovra del popolo”. Sia chiaro, in questa manovra non c’è nessuna redistribuzione di ricchezza, nessuna misura di equità sociale. C’è solo qualche contentino elettorale in cambio di clausole di salvaguardia pesantissime. Il che significa che in assenza di misure come la patrimoniale, il contrasto all’evasione fiscale, il contrasto alla speculazione finanziaria, il taglio alle spese militari, a pagare saranno i soliti noti: lavoratori, studenti, pensionati, ecc. Né più né meno com’è stato in tutti questi anni di politiche neoliberiste, di austerità, politiche che al di là di polemiche di facciata accomunano forze di centrodestra, centrosinistra, M5S.
C’è la possibilità di cambiare? Certo. Ma perché ciò avvenga bisognerebbe evitare di dare credito ai venditori di fumo di ieri e di oggi, bisognerebbe evitare l’ottimismo di maniera. Mi vengono in mente le parole scritte con spirito sarcastico da Giacomo Leopardi nel bellissimo “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere”. Parole sarcastiche nei confronti dell’idea che il cambiamento sia legato solo all’attesa, alla speranza di ciò che immaginiamo e ci illudiamo possa accadere. Non è così. Tantomeno si può fare affidamento su chi ha in mano le leve del potere e del governo. Il cambiamento è legato oltre che alla speranza al reale, alle lotte portate avanti giorno dopo giorno contro le ingiustizie, le discriminazioni, il razzismo, lo sfruttamento, la guerra.
Le illusioni vanno contrastate, il diffuso scetticismo va trasformato in volontà di cambiamento. Che l’anno nuovo porti il segno di una ripresa di movimenti di lotta per una società più giusta. A tutte/i noi il compito di dare un contributo a questa ripresa. (Ezio Locatelli)

Respingere gli aut aut di Chiamparino sul Tav. Basta tenere i piedi in due scarpe

12 Nov

regione_piemonte_palazzodi Ezio Locatelli*

Oggi su La Stampa Sergio Chiamparino dichiara che “dopo la manifestazione di sabato nulla può essere come prima…che quella manifestazione ha segnato uno spartiacque”. Dove vuole andare a parare è presto detto: “il Si alla Tav è condizione necessaria e imprescindibile per fa parte di un’alleanza di centrosinistra che lavori per il futuro del Piemonte…questo vale anche per i miei amici Airaudo e Grimaldi”. Più chiaro di così il Presidente della Regione Piemonte non poteva essere. La stessa chiarezza, almeno allo stato attuale, non si può dire di Sinistra Italiana e forze affini che, al di là di continuare a stare in maggioranza col Pd e Chiamparino, hanno finora pensato di ripresentarsi con il centrosinistra Si Tav alle prossime elezioni regionali. Com’è possibile? Una domanda che rivolgo in particolare a Giorgio Airaudo il quale, in un intervista rilasciata a il Manifesto, sostiene che “Torino non è andata in declino perché non c’era la Tav… il vero treno perso è quello dei motori, delle carrozzerie, della fabbrica, della mobilità sostenibile. Il treno perso è quello del lavoro”. E più oltre: “la piazza Si Tav configura un tentativo di restaurazione…grazie a questa manifestazione la regione viene spinta nelle mani del centrodestra a guida leghista”. Concordo pienamente. Sergio Chiamparino, al pari di Piero Fassino, ha un’idea distorta, direi arcaica dello sviluppo e della crescita, nient’affatto distinguibile da quella del centrodestra e per molti aspetti anche del M5S, Tav a parte. Un’idea basata su privatizzazioni, finanziarizzazione dell’economia, precarizzazione del lavoro, grandi opere, polarizzazioni commerciali. Nella fattispecie pensare di risollevare le sorti di una città in sofferenza e declino tramite la realizzazione di un’opera inutile e costosissima è pura follia. Il risultato è di fare il gioco di gruppi di potere e di interesse che oggi hanno come riferimento privilegiato le forze di destra a trazione leghista. Stando così le cose bisogna essere conseguenti. Non si può continuare a tenere i piedi in due scarpe. Le forze che vogliono dirsi di alternativa, antiliberiste, antifasciste facciano una scelta chiara di programmi, di autonomia e collocazione politica prima di essere messe in un angolo dagli aut aut di un partito, il Pd, e di un Presidente di Regione politicamente avviati sul viale del tramonto per manifesta incapacità di aprire una prospettiva di sviluppo che non sia a ricalco degli interessi dei poteri forti e delle élites della città.

*segretario provinciale Prc-Se

Torino, 12 novembre 2018

 

Marcia sitav: una congrega affaristica

7 Nov

siamotuttinotavdi Ezio Locatelli*

L’idea sbruffona della lobby affaristica Si Tav è quella di replicare una sorta di “marcia dei quarantamila”. Allora, 38 anni fa, migliaia di capi e capetti, crumiri della Fiat (in realtà molto meno di 40 mila) scesero in piazza per mettere a tacere i lavoratori in lotta contro i licenziamenti di massa decisi dall’azienda. L’obiettivo oggi è l’affondamento della lotta del movimento NoTav. Sabato 10 novembre imprenditori, costruttori, finanzieri, ordini professionali vari, sindacati gialli, forze di centrodestra e centrosinistra, gruppi di potere scenderanno in piazza per chiedere la realizzazione, senza se e senza ma, della tratta miliardaria di Alta Velocità Torino Lione, tratta comprensiva dell’apertura di un nuovo tunnel transfrontaliero di oltre 57,5 chilometri tra Saint Jean de Maurienne e Susa. Nel racconto pubblico un’opera indispensabile per lo sviluppo del Paese, per non restare isolati dall’Europa. La solita retorica di luoghi comuni per mascherare una partita truccata che ha come posta in gioco una porzione gigantesca di spesa pubblica. Tanto grasso che cola sui grandi interessi affaristici.

Quando parliamo di Alta Velocità Torino Lione parliamo di una grande opera motivata da previsioni di traffico fasulle a fronte di una linea già esistente, ampiamente sottoutilizzata, sfruttata a meno di un quinto della sua potenzialità, di per sé in grado di rispondere alla domanda di traffico su ferro e su gomma con minori costi di adeguamento. Quelli che scendono in piazza il 10 novembre intendono presentarsi “senza etichette, senza bandiere, senza simboli” con l’unico intento di difendere “il futuro delle nostre imprese, del lavoro, dei nostri figli”. In realtà, va detto chiaramente, quella che scende in piazza è una congrega affaristica che unisce tutti, indistintamente, sulla base di interessi convergenti. Interessi che trovano ampia sponda politica, dal Pd a Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e compagnia varia.

Oggi come ieri è aperto uno scontro con gruppi di interesse e di potere che vogliono avere le mani libere per far valere i propri interessi. Questi gruppi lobbistici vanno contrastati non solo con una lotta territoriale o settoriale – la lotta NoTav, in qualsiasi caso, è una lotta emblematica – ma costruendo su scala nazionale l’opposizione a politiche di governo di ieri e di oggi fatte di continui condoni, di distruzioni ambientali, di grandi opere inutili e dannose, di reiterati favori ai grandi interessi privati. Opponiamoci a questa politica distruttiva, facciamolo con tutte le forze critiche che ci sono in questo momento.

*segretario provinciale Prc-Se Torino

Neopopulismi in sedicesimo

4 Nov

bandiere rifondazionedi Ezio Locatelli*

Ecco squadernata, in una recente intervista di Giorgio Cremaschi, la nuova versione hard di Potere al Popolo. Non più un soggetto plurale, come avrebbe dovuto essere stando al manifesto fondativo, ma “soggetto unico”, depositario in esclusiva di “un’alternativa vera”. Un soggetto deciso a tagliare i ponti con tutto ciò che sa di passato, indistintamente, anche con chi in tutti questi anni ha resistito, lottato, andando controcorrente. Un soggetto neopopulista in sedicesimo teso a oltrepassare le organizzazioni esistenti. Eh già, quando si tratta di discutere di prospettive politiche e di sinistra c’è chi, anche sul versante antagonista, sembra aver fatto propria la famosa metafora cristologica: “io vivo nell’epoca dopo Cristo, tutto ciò che è avvenuto prima di Cristo non mi riguarda e non mi interessa”. Metafora che dà una rappresentazione palingenetica del cambiamento senza riguardo alcuno per il movimento reale costituito, anche in forme contraddittorie, da domande, bisogni, spinte, interessi, volontà assai variegati a cui occorrerebbe dare voce politica unitaria. Molto semplicemente, per alcuni, il cambiamento “c’est moi”.

Peccato che questo approccio pretenzioso e totalizzante abbia sortito il risultato di far saltare la costruzione di una casa comune, di un movimento largo, per dirla con le parole del manifesto originario di Pap, condiviso da Rifondazione Comunista, di “un movimento di lavoratrici e lavoratori, di giovani, disoccupati e pensionati, di competenze messe al servizio della comunità, di persone impegnate in associazioni, comitati territoriali, esperienze civiche, di attivisti e militanti, che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi”. L’esatto contrario di una reductio ad unum, della costruzione di un partitino autoreferenziale che, in quanto tale, diviene l’ennesimo elemento di disorientamento e dispersione dell’area antagonista e delle forze antiliberiste.

Come ho più volte sostenuto la ricostruzione più che mai necessaria di un campo di forze antiliberiste chiede di cambiare la maniera di fare politica in analogia, per certi aspetti, con la linea adottata dalla Prima Internazionale. Allora organizzazioni di natura e statuti differenti, partiti, sindacati, associazioni sociali, personalità varie seppero realizzare una convergenza nel rispetto del principio democratico della diversità. Cosa che si sarebbe dovuta fare anche adesso: la costruzione di un fronte largo di lotta e di resistenza in opposizione alle politiche di austerità e alla dittatura dei mercati finanziari, contro vecchie e nuove forme di fascismo, contro la guerra tra poveri. Principio negato in radice da pretese totalizzanti, da una idea di rottamazione di tutto ciò che non è a propria immagine e somiglianza, da una cultura settaria incapace di confrontarsi con ciò che si muove al di fuori dal proprio giro ristretto.

Ci aspettano mesi impegnativi di opposizione alle due destre che occupano in questo momento l’intera scena politica, da una parte la destra xenofoba e populista che è al governo, dall’altra la destra liberista falsamente progressista. A fronte di questa situazione, della necessità di costruire un contro movimento sociale e politico antiliberista, nessuno può pensare ridicolmente di essere il centro del mondo.

* segreteria nazionale Prc-Se

Caro Pippo, rimarrai tra di noi

30 Set

di Ezio Locatelli

Provo un profondo senso di tristezza nel pensare che Pippo Torri non c’è più. Lo avevo sentito non molto tempo fa in occasione degli 80 anni appena compiuti. Qualcuno potrebbe pensare a tanti anni, ma per quanti l’hanno conosciuto Pippo è rimasto eguale, impresso per i suoi anni di stupenda militanza politica. Lo conobbi nel 1985, anno in cui venne candidato nella lista di Democrazia Proletaria, come indipendente, nel collegio elettorale di Bergamo per il Consiglio regionale della Lombardia. Pippo veniva dal mondo cattolico e sindacale. Una volta eletto lo tempestai di proposte e richieste politiche. Finalmente avevamo la possibilità di avere un portavoce in Consiglio regionale riguardo le tante lotte di cui eravamo promotori o partecipi a livello territoriale. Pippo fu questo e tanto altro. Non mancò mai di essere presente in una miriade di iniziative di mobilitazione in tema di lavoro, di difesa del territorio, della sanità pubblica. Una su tutte, la lotta decennale contro lo scempio della miniera di Parzanica. Proverbiali le sue venute e sudate in bici da corsa, lassù in montagna, prima di ogni manifestazione o assemblea contro l’apertura della miniera di marna da cemento. Poi sono stati gli anni di Rifondazione Comunista in cui ci siamo trovati lungamente insieme negli organismi dirigenti del partito a livello regionale, in Consiglio regionale. Lungamente insieme a condividere le stesse passioni, le stesse battaglie politiche e sociali. In particolare l’impegno di Pippo è legato alle battaglie contro la privatizzazione della sanità in Lombardia, contro i tanti scandali e sprechi di denaro pubblico che il modello privatistico-affaristico di Formigoni – modello Forza Italia-Lega Nord – ha ingenerato in tutta la regione. Un modello perverso contro cui abbiamo combattuto senza sosta ben sapendo che avrebbe aperto la strada a ruberie di ogni sorta. Storie dell’altro ieri che memoria politica corta e una certa propensione alla rottamazione vorrebbero relegare nel dimenticatoio. Pippo è stato uno dei compagni migliori che abbia avuto modo di conoscere. Mite, altruista, generoso, al tempo stesso tenace e fermo nella sua volontà di andare avanti nella lotta per un mondo migliore. La sua vita, la sua storia, le sue battaglie rimarranno come un dono prezioso per tanti di noi che l’hanno conosciuto e hanno avuto la fortuna di fare con lui un tratto di strada di’impegno politico.