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Covid19-Locatelli (Prc-Se): disastro Rsa Piemonte. Chi doveva intervenire si è girato dall’altra parte. Domani esposto Prc alla Procura della Repubblica

22 Apr

“Domani depositeremo un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica di Torino per accertare omissioni e responsabilità che sono alla base del disastro Rsa in Piemonte – annuncia Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino – ma intanto i signori che giocano allo scaricabarile sulla pelle dei malati e degli anziani, come minimo, devono essere cacciati a casa. Leggiamo oggi sulle pagine di un giornale – continua Locatelli – che il 31 marzo il responsabile scientifico dell’Unità di crisi, in una corrispondenza con alcuni dirigenti dell’Asl di Torino, avrebbe teorizzato di “evitare il più possibile coinvolgimenti diretti” in ambiti investiti massicciamente dai contagi Covid19 tipo le Rsa. Più o meno dello stesso avviso è l’assessore Icardi che dichiara qualche giorno più tardi; non vogliamo scaricare nulla su nessuno ma le residenze sono strutture private che hanno un loro direttore sanitario e amministrativo”. Capito? Gli organismi istituzionali preposti a far fronte all’emergenza sanitaria e a preservare vite umane hanno adottato la strategia dello struzzo o dello scaricabarile che dir si voglia. Uno scandalo che grida vendetta visto che la Regione deve rispondere del funzionamento delle strutture da essa accreditate. Nelle Rsa sono morte centinaia di persone in uno stato di abbandono e di incuria abdicando al principio fondamentale della tutela della salute. Sia perseguito chi si è girato dall’altra parte”.

Covid19- Locatelli Prc-Se: perseguire i responsabili politici e gestionali riguardo il disastro nelle Rsa piemontesi. L’assessore regionale alla sanità non giochi a rimpiattino

10 Apr

L’assessore regionale alla sanità e la giunta regionale piemontese la smettano di giocare al rimpiattino e si assumano le proprie responsabilità in materia di contagi e di decessi da coronavirus nelle Rsa. Non ci riferiamo solo alla mancanza di screening o dispositivi di protezione individuale, alla assenza di personale, alla mancanza di interventi di prevenzione o cura fondamentali su cui le Procure stanno conducendo indagini esplorative. Ci riferiamo alla delibera  approvata dalla Giunta regionale  non ancora pubblicata (come mai?) sul Bur con la quale tra le altre cose si dispone “che le Aziende sanitarie regionali potranno reperire nell’ambito di Rsa autorizzate all’esercizio di attività ex art. 8 ter. Dlgs 502/1992 e s.m.i posti letto dedicati a pazienti Covid positivi”. Un’assurdità contraria alle linee di indirizzo nazionali. Dopo aver scritto queste cose nero su bianco l’assessore alla sanità non cambi le carte in tavola dicendo che si vogliono impiegare “strutture nuove e inutilizzate”. Va accertato, come da notizie odierne sulla stampa, se dal momento dell’approvazione della delibera regionale ad oggi, pur in assenza della sua pubblicazione sul Bur, siano stati disposti dalle Asl spostamenti di pazienti Covid19 dalle strutture ospedaliere a Rsa in maniera tale da favorire l’aumento del contagio e dei decessi in strutture che dovrebbero essere protette. Se ciò fosse confermato saremmo in presenza di un fatto gravissimo. La delibera della Giunta e le dichiarazioni dell’assessore alla sanità sono un guazzabuglio di ambiguità. Alla Magistratura che indaga per capire se è stato fatto tutto per prevenire il contagio o in qualche caso per valutare l’ipotesi di reato di epidemia colposa chiediamo di andare fino in fondo nell’accertamento delle responsabilità.

Emergenza coronavirus: il flop delle regioni del Nord

10 Mar

di Ezio Locatelli*    

Tutta l’Italia a ruota della Lombardia, prima regione d’Italia a chiudere i battenti, dopo essere finita nell’occhio del ciclone coronavirus, insieme ad altre province del nord. Quella che in tanti anni è stata definita la locomotiva dell’Italia e dell’Europa – per dirla alla vecchia maniera di Roberto Formigoni, ex presidente delle Regione condannato a 5 anni e 10 mesi per corruzione – ha fatto da battistrada allo smantellamento dell’intervento pubblico, nello specifico alla privatizzazione della sanità, al taglio di personale, di posti letto, di servizi territoriali, di prevenzione. Col varo della legge 31 del ’97, una legge osteggiata durissimamente da Rifondazione Comunista, si è messo a repentaglio la salute come diritto fondamentale. La sanità pubblica, senza la quale sarebbe il caos totale, è stata ridimensionata a favore di una sanità privata interessata solo a trarre profitto dalle malattie e dalle prestazioni più remunerative (i privati gestiscono circa la metà della spesa sanitaria). Una privatizzazione sciagurata volta a trasformare il diritto alla salute da diritto intangibile, costituzionalmente protetto, a merce, a base di calcolo economico e di miglioramento delle aspettative di profitto per centri di potere economico interessati solo a fare affari. Fa impressione leggere in questi giorni che, stante le condizioni disperate in cui si trova la Lombardia per carenza di personale, limitatezza di posti in terapia intensiva, bisogna scegliere a chi “dare la precedenza” tra tutti i pazienti a rischio, tra i più o meno giovani, più o meno malati. Non solo privatizzazione della sanità. La Lombardia è la regione che ha fatto da battistrada a una ideologia della crescita e della deregulation che ha sacrificato salute, salubrità ambientale, sicurezza sociale, qualità del lavoro. E’ la regione che ha fatto da battistrada ai primi progetti di sussidiarietà, federalismo e/o di secessione le cui ricadute non erano soltanto nei termini di una crescita delle ineguaglianze territoriali ma, sul piano interno, di un disconoscimento dei bisogni sociali, di una devastazione delle protezioni sociali, di una divisione tra cittadini di serie A e di serie B. Contro questo modello sciagurato, violento contro le persone e la natura, ci siamo sempre battuti in prima persona sia a livello sociale che istituzionale convinti come eravamo della sua negatività. Un modello divenuto di fatto, nel corso degli anni, con diversa intensità, modello nazionale. L’impegno contro la diffusione del coronavirus in atto in tutto il paese deve diventare lotta contro un modello liberista che non regge più, che riduce le difese sociali, che mette a rischio diritti e salute dei cittadini e dei lavoratori. Più prevenzione, più ricerca, più sanità pubblica, più difesa dell’ambiente. In generale più intervento pubblico. E’ ora di dire basta a uno sviluppo senza regole che mette al centro gli interessi privati a scapito della vita delle persone.

 

Segretario di Torino, già consigliere regionale Prc della Lombardia dal 1995 al 2005

Emergenza Coronavirus: la Lombardia dei tagli e delle privatizzazioni in ginocchio

9 Mar

Non è un caso che la #Lombardia, finita nell’occhio del ciclone #coronavirus, sia la prima regione a chiudere i battenti. Quella che in tanti anni è stata definita la locomotiva dell’Italia e dell’Europa- per dirla alla vecchia maniera di Roberto Formigoni, ex presidente delle Regione condannato a 5 anni e 10 mesi per corruzione – è anche la regione che ha fatto da battistrada per quanto riguarda la privatizzazione della sanità, il taglio di personale, di posti letto, di servizi territoriali, di prevenzione. La sanità pubblica, senza la quale sarebbe il caos totale, è stata ridimensionata a favore di una sanità privata che è interessata solo a trarre profitto dalle malattie e dalle prestazioni più remunerative (i privati gestiscono circa la metà della spesa sanitaria). Un privatizzazione sciagurata volta a trasformare il diritto alla salute in merce. Fa impressione leggere oggi che, stante le condizioni disperate in cui si trova la Lombardia, per carenza di personale, limitatezza di posti in terapia intensiva “bisognerà scegliere a chi dare precedenza, chi salvare” tra le persone più o meno giovani, più o meno malate.. Ed ancora, la Lombardia è la regione che ha fatto da battistrada a una ideologia della crescita e della accumulazione privata che ha sacrificato salute, salubrità ambientale, sicurezza sociale, qualità dl lavoro. Contro questo modello sciagurato, violento contro le persone e la natura, ci siamo sempre battuti in prima persona sia a livello sociale che istituzionale convinti come eravamo della sua fallimentarità. Un modello divenuto di fatto, nel corso degli anni, con diverse gradazioni, modello nazionale. L’impegno contro la diffusione del coronavirus ormai in atto in diverse parti del paese deve diventare lotta contro un modello che non regge, che mette a rischio diritti e salute dei cittadini e dei lavoratori. Più prevenzione, più ricerca, più sanità pubblica, più difesa dell’ambiente. Basta con una società liberista che mette al centro gli interessi privati a scapito della vita delle persone (e.l.)

Fomentatori di paure

6 Feb

di Ezio Locatelli

Per i demagoghi, gli sciacalli dediti a strumentalizzare i motivi di malessere e di insicurezza tutto fa brodo. Anche il coronavirus, allo stesso modo degli immigrati, è una buona occasione per portarci fuori da categorie razionali del pensare e dell’agire. Per scatenare una epidemia di ignoranza, di xenofobia. Come nel medioevo si dia la caccia all’untore, al cinese grande o piccolo e per i più forsennati – vedi le esternazioni di alcuni esponenti dell’amministrazione Usa – si dia addosso al comunista. Reazioni inquietanti. Non che il coronavirus non rappresenti un rischio serio per le persone. In tutta evidenza lo rappresenta così come l’esposizione ad altri virus o malattie, infortuni, flagelli che mettono ancor più a repentaglio lo stato di salute e l’incolumità delle persone. Ma il punto è il terrorismo psicologico fomentato da chi punta deliberatamente a un innalzamento del livello di insicurezza e paura. Per dirla con Zygmunt Bauman il capitale della paura è molto redditizio, può essere indirizzato verso qualsiasi tipo di profitto, commerciale o politico.  Nulla a che vedere con la domanda di protezione dal rischio. Quella messa in atto è altra cosa, è una strategia che mira a diffondere panico, a dividere, segregare, escludere, a rompere ogni legame sociale di solidarietà e cooperazione. Ed ancora, si punta a determinare una perdita di consapevolezza delle situazioni di pericolo, una perdita di pensiero critico riguardo alle molte situazioni di esposizione a rischi connessi al degrado sociale, ambientale, all’insaziabile ricerca del profitto privato, allo sfruttamento capitalistico. Vale la pena di sottolineare che in alcuni casi si tratta di rischi – la minaccia atomica, i cambiamenti climatici – che se dovessero verificarsi, come sottolinea Ulrich Beck in “la società del rischio”, comporterebbero distruzioni di portata tale da rendere praticamente impossibile qualsiasi forma di intervento successivo. Altro che coronavirus! E’ del tutto  evidente che bisogna avere attenzione e precauzione, adottare tutte le misure di protezione per ridurre la possibilità del contagio e debellare il virus. Ma è altrettanto importante contrastare il tentativo di manipolare la realtà, di avvelenare la convivenza civile ingigantendo la paura, spostando l’attenzione da tante incombenze, da tanti pericoli reali o problemi a cui non viene data risposta alcuna.

pubblicato su prossimo numero di Lavoro&Salute

Vergognoso risparmiare sulla pelle dei malati non autosufficienti. Chiamparino uguale a Cota

30 Apr

anziana-non-autosufficienteEzio Locatelli, segretario provinciale Prc di Torino ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Chiamparino come Cota, questo è il succo delle politiche socio-sanitarie (e non solo) portate avanti a livello regionale. Il ricorso della Regione Piemonte contro la sentenza del Tar Piemonte in materia di cure socio-sanitarie domiciliari delle persone non autosufficienti è una iniziativa semplicemente vergognosa. La sentenza del Tar, impugnata dalla Regione, afferma il diritto alle cure domiciliari delle persone non autosufficienti, con disabilità gravi o autismo, malati di Alzhaimer o colpiti da demenza senile. Nelle prestazioni domiciliari sono compresi interventi di “aiuto infermieristico e assistenza tutelare alle persone”. Una sentenza in linea con le tutele prescritte dalla nostra Costituzione e dalle leggi in materia di cura e assistenza delle persone malate più deboli. Il fatto che Chiamparino e la sua Giunta abbiano scelto di osteggiare quanto dovuto a queste persone non autosufficienti e ai loro famigliari ha giustamente sollevato la protesta di moltissime associazioni che operano nel settore della tutela delle persone affette da patologie e/o disabilità gravi e non autosufficienza. Una protesta vibrata visto che i soldi, lesinati per la salute e la dignità delle persone, non mancano mai per le grandi operazioni affaristiche e immobiliari. A queste associazioni e alle iniziative che vorranno mettere in campo va il pieno sostegno di Rifondazione Comunista  .

Torino, 30 aprile 2015