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Parta subito la battaglia per il NO al progetto di stravolgimento della Costituzione

28 Set

logo-comitato-no-costituzioneDa qui al 4 dicembre siamo chiamati tutte e tutti a dare il nostro contributo alla battaglia per il No allo stravolgimento della Costituzione nata dalla lotta di Liberazione. Una battaglia che andrà condotta porta a porta, nelle piazze, nei mercati, davanti ai luoghi di lavoro e di studio. La scelta dell’ultimo giorno utile per svolgere il referendum parla di un governo che, più che ascoltare e raccogliere l’orientamento degli elettori, ha deciso di vincere a qualsiasi costo la partita referendaria, di stravolgere la Costituzione, come da volere dei centri di potere che ruotano attorno al padronato, alla finanza internazionale, delle potenze capitalistiche. Di vincerlo facendo disinformazione, demagogia il più a lungo e nelle forme più cialtronesche possibili grazie al controllo totale dell’informazione, non solo dei giornali, ma delle radio e Tv. È vero che oggi siamo in presenza di una Costituzione largamente inoperante per volontà dei vari governi di picconare la nostra democrazia, i diritti sociali e del lavoro, ma come ha scritto giustamente Raniero La Valle “difendere la Costituzione è oggi l’unica speranza di tenere aperta l’alternativa, di non dare per compiuto e irreversibile il passaggio dalla libertà della democrazia costituzionale alla schiavitù del mercato globale”. Muoviamoci subito, organizziamo la battaglia per il NO e per le sue tante buone ragioni.

E.L.

Torino, 8 settembre 2016

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Accolto il ricorso per incostituzionalità dell’Italicum dal Tribunale di Torino

7 Lug

italicum-incostituzionaleManifestiamo, come Rifondazione Comunista, la nostra soddisfazione per l’accoglimento da parte del Tribunale di Torino del ricorso presentato da diciassette cittadini contro L’Italicum. Il ricorso, nelle parti accolte, verrà ora trasmesso alla Corte Costituzionale per il pronunciamento definitivo.

E’ possibile che il pronunciamento della Corte Costituzionale arrivi prima della data del referendum costituzionale, referendum per il quale occorre da subito dare corso ad una campagna di massa per il No alla manomissione operata dalla maggioranza che sostiene il governo Renzi. Il ricorso per incostituzionalità predisposto dagli avvocati Roberto Lamacchia e Ennio Lenti è stato sottoscritto, tra gli altri, dai compagni di Rifondazione Comunista Daniela Alfonzi e Gianni Naggi.

segreteria provinciale Prc-Se di Torino
Torino, 6 luglio 2016

Ballottaggi Torino – Locatelli (PRC – SE): una mazzata al PD che rafforza la battaglia per il cambiamento

20 Giu

ezioLa mazzata elettorale subita da Piero Fassino e dal Pd, ai ballottaggi del secondo turno, un dato eclatante  perché inaspettato, è un segnale salutare per Torino e l’intero Paese. La mazzata riguarda un sindaco (che è anche presidente dell’Anci) e un partito che, in materia di privatizzazioni, di svendita del patrimonio pubblico, di grandi opere affaristiche, di condivisione del modello Marchionne, hanno costruito una filiera di interessi e un sistema di potere che sembravano inamovibili. La mazzata riguarda un sindaco che ha impersonato appieno, con grande diligenza, le politiche liberiste del governo Renzi di attacco ai diritti del lavoro e di cittadinanza sociale, politiche che hanno accresciuto disoccupazione, disuguaglianze, povertà.

La mazzata elettorale al PD di Torino, oltre ad altre batoste nel torinese e a livello nazionale, rappresenta un duro colpo ai disegni “cesaristi” di Renzi di stravolgimento della Costituzione e del principio di rappresentanza democratica. Questo è uno dei risvolti più positivi del risultato delle amministrative. A Renzi, che continua a fare sfoggio di protervia, rifiutandosi di dimettersi e rilanciando la sfida sul referendum, bisogna rispondere con un rinnovato e più forte impegno per il no allo smantellamento della nostra democrazia costituzionale.

In questo quadro politico movimentato si allarga per la sinistra la possibilità di avere un ruolo propulsivo nei processi di cambiamento che, per quanto ci riguarda, non possono e non devono essere solo di facciata elettorale. Non c’è alcuna intenzione da parte nostra di affidarci alle politiche trasversali, né di destra né di sinistra, del M5S. I temi che riguardano il diritto e la dignità del lavoro, la cittadinanza sociale, la solidarietà, l’eguaglianza, la vivibilità ambientale necessitano di una scelta di campo, di una alternativa di modello di società, di una sinistra che torni a fare la sinistra in alternativa alle politiche liberiste del Pd, di una sinistra che torni a fare battaglia politica sul territorio e nei luoghi

Anpi – Locatelli (PRC-SE): compito dell’Anpi di Torino: difesa della Costituzione non spot elettorali

13 Mar

logo-comitato-no costituzioneEzio Locatelli, intervenuto al Congresso provinciale Anpi, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Oggi ho partecipato e sono intervenuto al Congresso provinciale Anpi di Torino a nome e per conto di Rifondazione Comunista. L’Anpi, per usare le parole del presidente onorario Diego Novelli, “non è un partito” ma nemmeno – puntualizzo con forza – un’associazione a sostegno della rielezione di Pietro Fassino a sindaco di Torino. Come ho avuto modo di affermare penso che la funzione e il ruolo primo dell’Anpi – a cui io stesso sono iscritto – in questo preciso momento storico sia quello di condurre una battaglia contro il progetto di stravolgimento della Costituzione nata dalla lotta di Liberazione. Questo e l’impegno assunto dall’Anpi in sede nazionale che occorre portare avanti in tutti i territori. Poi ognuno, al momento del voto, si regoli come meglio crede. Per quanto mi riguarda il mio voto e il voto di Rifondazione Comunista non potrà che essere a sostegno di chi ha a cuore la difesa dei principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale contro il progetto di riforma autoritaria portato avanti dal governo Renzi: pace contro guerra, eguaglianza contro disuguaglianza, diritto al lavoro contro precarietà e sfruttamento, prevalenza dell’interesse pubblico sull’interesse privato, difesa del principio di rappresentanza democratica contro riforme autoritarie. Sono certo che l’Anpi di Torino, nel suo insieme, saprà portare avanti questa battaglia di democrazia

Torino, 12 marzo 2016

CAMPAGNA REFERENDARIA CONTRO LE POLITICHE DI MONTI

22 Nov

EZIO LOCATELLI (PRC): LAVORO, DIRITTI, DIGNITA’: VERE QUESTIONI PRIMARIE IN UNA CITTA’ CON TANTA DISOCCUPAZIONE, POVERTA’ E FINANCO DENUTRIZIONE
Sabato 24 e domenica 25 novembre Rifondazione Comunista di Torino sarà impegnata in una giornata di mobilitazione straordinaria per il lavoro, le pensioni e i diritti.  In molti punti della città e provincia saremo presenti con banchetti di raccolta firme referendarie.

Per Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc, “il governo Monti in questi mesi, con il sostegno di partiti di centrodestra e centrosinistra, ha intrapreso misure semplicemente disastrose come i licenziamenti senza giusta causa, lo smantellamento dei contratti nazionali collettivi, il taglio del welfare e dei servizi sociali. Oltre a colpire duramente lavoratrici e lavoratori, giovani precari, fasce sociali deboli queste misure sono del tutto inefficaci a produrre una ripresa dell’economia reale.

Risultato: un aumento spaventoso, soprattutto nella nostra provincia, dei tassi di disoccupazione, povertà, precarietà. E’ di questi giorni la notizia drammatica che a Torino, a scuola, si registrano sempre più casi di bambini denutriti appartenenti a famiglie impoverite dalla crisi.

Quel che è ancora più grave è che questo governo e i partiti che lo sostengono abbiano deciso di rendere permanenti le politiche di austerità e lo smantellamento del welfare, in ciò creando la premessa per uno scenario futuro ancora peggiore.

Proprio per questo è più che mai necessaria un’iniziativa di mobilitazione – anche attraverso la raccolta firme referendaria in corso – a tutela del lavoro, dei diritti, della dignità delle persone, dei nostri valori costituzionali.

Queste sono le vere questioni primarie, non il teatrino della politica politicante, su cui vale la pena di battersi”.

Torino, 22.11.2012

LOCATELLI: SINTESI INTERVENTO INTRODUTTIVO COMITATO PROVINCIALE PRC DI TORINO

17 Nov

EZIO LOCATELLI: SINTESI INTERVENTO INTRODUTTIVO COMITATO PROVINCIALE PRC DI TORINO del 15.11.2012

Oltre a svolgere un ragionamento di prospettiva il nostro partito è chiamato ad alcune scelte, non ultima la scelta riguardante le prossime elezioni politiche. Una discussione che facciamo tenuto anche conto della rottura intervenuta dentro la Fds, di cui sapete tutti, a seguito della decisione del Pdci e del Partito del lavoro di andare a un accordo col Centrosinistra. Una scelta del tutto sbagliata che non coglie minimamente il mutamento di scena che si è prodotto col governo Monti, un mutamento che non si può leggere, come abbiamo detto tante volte, sul piano di una semplice contingenza politica.

Se si prendono a riferimento le recenti parole del Presidente del Consiglio il quale ha detto che “l’Italia ha bisogno non di moderazione ma di riforme radicali” io penso che siano parole che danno il senso di un quadro politico altro rispetto al quadro che ha contraddistinto l’intero secondo dopoguerra italiano. Stiamo attraversando una crisi, in un momento in cui la politica è esautorata dalle richieste dei mercati, dalle disposizioni europee, che è utilizzata per spezzare il contratto sociale, il patto comune, per distruggere lavoro, diritti, stato sociale, quelle che Monti chiama per l’appunto riforme radicali. Per questo penso che non si possa dire semplicemente del governo Monti come di uno stato di eccezione, di un governo di passaggio, ma di un governo costituente che segna una frattura qualitativa, un passaggio duro e forte – questo sì – da un modello capitalistico a un altro con delle trasformazioni tendenzialmente definitive com’è nel caso del fiscal compact, del pareggio di bilancio in Costituzione. Trasformazioni incompatibili con tutto quanto è nei termini di negoziazione, di mediazione, di compromesso. Da qui in avanti lo Stato non potrà più di fare scelte all’insegna di obiettivi di carattere sociale o di crescita democratica. E anche sul piano degli spazi politici la tendenza è alla chiusura: sempre meno rappresentanza plurale degli interessi, la scelta che ti viene sbattuta in faccia è sempre più tra adattamento o esclusione.

Ho fatto questa premessa perché penso che ci sia una storia nostra come sinistra che va ricostruita e ripensata con la percezione, che mi sembra ancora scarsa, che siamo dentro una nuova storia che ha pochi legami con la storia precedente. Per ragioni di chiarezza, tenuto conto dell’<antimontismo> professato da Vendola e Diliberto, io non credo che il giudizio negativo debba essere circoscritto alle politiche portate avanti da Monti. No, qui siamo in presenza di forze – un tempo di sinistra – che venute meno a una critica di modello sociale complessivo, hanno ridefinito il proprio ruolo in funzione del sostegno dei meccanismi di mercato visti come meccanismi oggettivi. Certo, se guardiamo alla dialettica interna al Pd, ci sono differenze d’idee, di parole d’ordine, di dispositivi che però non mutano la sostanza, quella di un partito che iscrive la sua azione nello schema della competizione e dell’alternanza di governo, non certo di un cambiamento politico e sociale ma nemmeno di una rimessa in discussione di quei vincoli che porteranno alla demolizione del nostro modello sociale. Vale la pensa ricordare che questi vincoli sono stati assunti come punti fermi nella carta d’intenti del Centrosinistra. Quando Bersani invoca ”il rigore di Monti e dentro questo rigore più lavoro, più uguaglianza, più diritti”, bisogna sapere che siamo di fronte ad un’equazione impossibile, ad aria fritta.

E’ proprio quest’assenza di risposte, l’idea che i partiti per cui si vota – tanto di centrodestra, quanto di centrosinistra – non cambieranno granché nelle politiche di governo che è oggi all’origine di un discredito, di una ripulsa generalizzata nei confronti della politica e dei partiti Un rigetto che si esprime in diverse forme, l’astensione di massa, il voto a Grillo, fenomeni opinabili quanto si vuole ma che devono essere letti per l’appunto in questa chiave di vuoto politico, di una fiducia nei confronti dei partiti caduta talmente in basso – percentuali infime nell’ordine del 2-5% – da dire di una crisi senza precedenti. Noi siamo interni a questa crisi se non altro per lo scarto enorme che esiste tra la drammaticità della situazione sociale e la pochezza, l’irrilevanza delle alternative in campo.

Al punto di rottura in cui siamo – parliamo sostanzialmente della fine della seconda Repubblica – la cosa che non possiamo permetterci, è di trincerarci a difesa di un sistema in crisi che è vissuto sempre più come sistema fallimentare a meno di essere vissuti noi stessi come interni a questo sistema. Ecco perché penso che oggi una politica del contenimento del danno – la scelta di Vendola, Diliberto e altri – sia totalmente sbagliata, non solo perché è una posizione perdente dal punto di vista dell’efficacia politica, del miglioramento delle condizioni materiali dei soggetti che si intende rappresentare, ma anche perché finisce per essere una posizione ostativa a un percorso di ricostruzione e di aggregazione a sinistra e di un’idea alternativa di società.

Come già detto quella in corso è una fase di gravissima crisi economica, occupazionale, sociale. Aggravandosi ulteriormente  questa crisi spingerà verso una radicalizzazione sociale e politica di cui abbiamo visto alcune avvisaglie nella giornata di ieri, in occasione dello sciopero generale europeo, e prima ancora che abbiamo visto nel corso di questi mesi a Torino, in una realtà che vive da tempo contraddizioni esplosive.  Da qui la necessità di maggiore coerenza e nettezza di posizioni politiche – cosa che nel nostro piccolo in questi mesi abbiamo cercato di fare sui temi del no tav, delle privatizzazioni, del lavoro – se vogliamo intercettare la protesta sociale destinata a crescere.

E anche su tutta una serie di temi di carattere più generale oggi si tratta di avere proposte chiare, tracciare linee nette di demarcazione: sui temi della crisi, dei privilegi economici e politici, sul tema dell’Europa (soprattutto dopo la giornata di ieri) asservita alla Bce e al patto di stabilità. Ed ancora  il tema del giudizio definitivo del Pd come un partito- possiamo dirlo chiaramente? – non più di sinistra, ma nemmeno socialdemocratico o laburista; il tema della democrazia costituzionale, della democrazia partecipata da anteporre al sistema partitocratico e bipolare; il tema della ricostruzione della sinistra come tema reale, di autonomia politica, di protagonismo sociale da anteporre ad una idea governista e gregaria della politica.

Su quest’ultimo punto. Innanzitutto penso che la ricostruzione, l’unità e l’autonomia della sinistra siano impegni fondamentali da perseguire tenuto conto della condizione in cui tutti siamo di rischio, fragilità e di marginalità. Considero un fatto negativo la rottura intervenuta nella Fds a seguito della scelta dei Comunisti italiani e del Partito del lavoro di entrare a far parte  del centrosinistra in cambio dell’elezione di un pugno di parlamentari. A questo proposito sono convinto che bisogna stare sulla politica, rigettare qualsiasi elemento di esasperazione di confronto o di rottura ultimativa soprattutto in questo momento in cui dobbiamo operare per un recupero di elementi diffusi di dissenso alla scelta intervenuta di far parte del centrosinistra. Detto ciò è del tutto evidente che la Fds, così come l’abbiamo conosciuta, non c’è più non solo a livello nazionale. Anche a livello territoriale la ricaduta non può che essere in termini di perdita di attendibilità, di svuotamento di forza attrattiva. In considerazione di ciò, da subito, si tratta di lavorare alla ricollocazione del nostro progetto e di farlo stando in rapporto, come stiamo cercando di fare, con tutte quelle realtà sociali, associative, politiche presenti sul territorio. Operando in più direzioni, non a rimorchio ma con un nostro protagonismo attivo, con la capacità di andare oltre il ribellismo, il minoritarismo. Per quanto il nostro partito assieme alla costruzione di un movimento di lotta, di un conflitto sociale di massa il tema è la costruzione di un movimento politico per l’alternativa.

Per tutte queste ragioni l’obiettivo che ci poniamo, cui non intendiamo rinunciare, anche in campo elettorale, è la costruzione di una soggettività autonoma di sinistra. Ne abbiamo discusso in direzione nazionale. Noi pensiamo che l’appello “cambiare si può”, primo firmatario Luciano Gallino, su cui registriamo un’ampia consonanza di analisi e di proposta debba essere colto innanzitutto nel suo aspetto di opportunità ad aprire un confronto largo, un processo di aggregazione a sinistra. Da qui la decisione di partecipare all’assemblea del primo dicembre ma, per quanto ci riguarda più direttamente, anche l’idea dell’apertura di confronto a tutto campo su scala locale. Questa proposta che condivido, può diventare nelle prossime settimane elemento catalizzatore di disponibilità varie. Alcune di queste si stanno già manifestando. Aggiungo solo, per realismo, che pure a fronte di difficoltà, di un esito tutt’altro che scontato, per lo meno nell’immediato, queste difficoltà non sono una buona ragione per rinunciare a un’impresa che va perseguita con molta convinzione guardando soprattutto, come ho cercato di dire, alla prospettiva politica.

Ultima notazione, la raccolta firme sui referendum. Abbiamo come Prc di Torino superato, in poco più di un mese, il risultato ragguardevole di oltre sei mila firme sulle art. 18 e 8.  Sul tema delle pensioni, di grande interesse, il più deve essere ancora fatto essendo la campagna partita tre settimane dopo. Proprio in ragione dei risultati positivi fin qui raggiunti, dell’importanza dei temi in questione, dell’importanza di tornare a essere percepiti come un partito che c’è si deve cercare di andare a un’intensificazione d’impegno, ovviamente penso in particolare a quei Circoli e compagni che hanno ancora molti margini di disponibilità da esperire, da mettere in campo per quanto riguarda la raccolta di firme.

Finisco col dire: manca poco più di un mese alla chiusura del tesseramento 2012 a Rifondazione Comunista. Io penso che dopo un anno di ripresa di lavoro politico e di rinnovati elementi di attenzione nei nostri confronti noi tutti dovremmo nutrire l’ambizione di segnare un avanzamento di disponibilità, di adesioni, di iscritti al nostro partito. In parte questo è quanto già avvenuto in alcuni Circoli. Su un piano più generale so benissimo che i processi di rimotivazione alla militanza sono processi più lunghi e complessi. Penso tuttavia che anche su questo piano dobbiamo compiere uno sforzo straordinario per portare positivamente a compimento la campagna tesseramento 2012.

Torino, 15.11.2012

PRC PARTECIPA ALLO SCIOPERO GENERALE E ALLA RACCOLTA FIRME REFERENDUM LAVORO

13 Nov

SCIOPERO GENERALE EUROPEO: LA PARTECIPAZIONE E LA RACCOLTA FIRME SUI REFERENDUM DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Rifondazione Comunista di Torino parteciperà alle manifestazioni che sono in programma domani, mercoledì 14 novembre, in occasione dello sciopero generale europeo per protestare “contro l’euroausterità, contro il governo Monti, con l’Italia e l’Europa che resiste”. I compagni e le compagne partecipino portando le proprie bandiere!

Nell’occasione dei cortei saranno allestiti banchetti di raccolta firme referendarie per difendere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, per il diritto alla pensione, dalle ore 8,30, in piazza Vittorio Veneto e sempre alle 8,30, in piazza Arbarello. Un banchetto di raccolta firme sarà allestito in piazza Castello, al termine delle manifestazioni. Oltre alla partecipazione allo sciopero chiediamo a tutte le compagne e i compagni di dare la propria disponibilità allo svolgimento della raccolta firme presentandosi ai banchetti di Rifondazione Comunista
segreteria provinciale Prc di Torino
Torino, 13 novembre 2012