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Regionali Piemonte – Locatelli (Prc-Se): finito il tempo delle ambiguità. La piazza dell’8 dicembre diventi leva politica per il cambiamento

2 Gen

Regione Piemonte building in TurinEzio Locatelli, segretario provinciale di Torino e componente la segreteria nazionale Prc-Se, dichiara:
Il tempo delle ambiguità è finito. Non si può rimanere inerti a fronte della proposta di Sergio Chiamparino di andare alle prossime elezioni regionali con una coalizione civica “Sì, al Piemonte del Sì” che ricalca in pieno i contenuti della piazza delle madamine e degli imprenditori. Una coalizione senza tanti distinguo – “i partiti si adeguino” dice Chiamparino – a servizio dei potentati economici, aperta a settori della destra a cominciare da Forza Italia.

A fronte di tanta protervia le forze che in Piemonte si sono battute in questi anni contro le grandi opere inutili e speculative, contro le discriminazioni e le ingiustizie sociali, per i diritti sociali e del lavoro, battano un colpo. Mettano in campo una proposta politica che sia coerente con i tanti momenti di partecipazione e di lotta di questi anni. Una proposta di unità e di radicalità, com’è stato in occasione della grande manifestazione di Torino dell’8 dicembre. Manifestazione non solo NoTav ma contro razzismo, decreto “sicurezza”, tagli a sanità, pensioni, diritti, che impoveriscono la maggioranza della popolazione, tagli che servono a foraggiare gli interessi affaristici di pochi.

Quella dell’8 dicembre è stata una manifestazione di opposizione e di forte domanda di cambiamento che non può e non deve rimanere senza risposte politiche. Come Rifondazione Comunista pensiamo che si debba andare alla costruzione di uno schieramento popolare e di sinistra alternativo non solo a Chiamparino e al Pd ma ai poli politici di destra e del M5S accomunati, con poche differenze, da medesima propensione neoliberista. Uno schieramento che metta insieme tutte le forze politiche, sociali, culturali e sindacali disponibili, senza esclusione alcuna, similmente a quanto si sta realizzando per le elezioni europee sulla base dell’appello, da noi condiviso, di Luigi De Magistris. L’unità nelle lotte di opposizione diventi unità anche sul piano politico. L’impegno nostro sarà in questa direzione.

Torino, 02.01.2019

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Locatelli – Cerini (Prc-Se): Davide sconfigge Golia. Salva la Casa del Popolo di Chieri

9 Nov

casa popolo chieriEzio Locatelli e Luigi Cerini, rispettivamente segretario provinciale Prc di Torino e segretario Circolo di Chieri Prc-Se dichiarano:

E’ proprio il caso di dirlo, Davide sconfigge Golia. La Corte d’Appello di Torino ha riconosciuto a Rifondazione Comunista la piena titolarità della Casa del Popolo di Chieri (Torino) rigettando la pretesa della Banca Popolare di Milano di acquisire la proprietà dell’immobile. Costruita negli anni ’50 del secolo scorso, col sudore e il sacrificio dei militanti della locale sezione del Pci, la Casa del Popolo è stata abbandonata e messa in vendita con lo scioglimento del Pci stesso. Rifondazione Comunista, fin dalla sua nascita, ha assunto l’onere e l’onore di continuare a far vivere uno spazio di grande valore culturale, sociale oltre che storico. Uno spazio di aggregazione, sede di attività culturali, ricreative, mutualistiche, di solidarietà che rischiava di venire chiuso a seguito della assurda pretesa della Banca di acquisire una proprietà che non gli spettava. Motivo: il volersi rifare di debiti vantati nei confronti di soggetti terzi che nulla hanno a che fare con Rifondazione Comunista che da 28 anni a questa parte gestisce la Casa del Popolo. A Rifondazione Comunista di Chieri è stato riconosciuto appieno il diritto all’usucapione. Una bellissima vittoria conseguita grazie alla mobilitazione delle compagne e dei compagni del territorio, grazie anche alla collaborazione tra partito locale e nazionale. Adesso prepariamoci ai festeggiamenti nella nostra bella Casa del Popolo.
Torino/Chieri 9 novembre 2018

Neopopulismi in sedicesimo

4 Nov

bandiere rifondazionedi Ezio Locatelli*

Ecco squadernata, in una recente intervista di Giorgio Cremaschi, la nuova versione hard di Potere al Popolo. Non più un soggetto plurale, come avrebbe dovuto essere stando al manifesto fondativo, ma “soggetto unico”, depositario in esclusiva di “un’alternativa vera”. Un soggetto deciso a tagliare i ponti con tutto ciò che sa di passato, indistintamente, anche con chi in tutti questi anni ha resistito, lottato, andando controcorrente. Un soggetto neopopulista in sedicesimo teso a oltrepassare le organizzazioni esistenti. Eh già, quando si tratta di discutere di prospettive politiche e di sinistra c’è chi, anche sul versante antagonista, sembra aver fatto propria la famosa metafora cristologica: “io vivo nell’epoca dopo Cristo, tutto ciò che è avvenuto prima di Cristo non mi riguarda e non mi interessa”. Metafora che dà una rappresentazione palingenetica del cambiamento senza riguardo alcuno per il movimento reale costituito, anche in forme contraddittorie, da domande, bisogni, spinte, interessi, volontà assai variegati a cui occorrerebbe dare voce politica unitaria. Molto semplicemente, per alcuni, il cambiamento “c’est moi”.

Peccato che questo approccio pretenzioso e totalizzante abbia sortito il risultato di far saltare la costruzione di una casa comune, di un movimento largo, per dirla con le parole del manifesto originario di Pap, condiviso da Rifondazione Comunista, di “un movimento di lavoratrici e lavoratori, di giovani, disoccupati e pensionati, di competenze messe al servizio della comunità, di persone impegnate in associazioni, comitati territoriali, esperienze civiche, di attivisti e militanti, che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi”. L’esatto contrario di una reductio ad unum, della costruzione di un partitino autoreferenziale che, in quanto tale, diviene l’ennesimo elemento di disorientamento e dispersione dell’area antagonista e delle forze antiliberiste.

Come ho più volte sostenuto la ricostruzione più che mai necessaria di un campo di forze antiliberiste chiede di cambiare la maniera di fare politica in analogia, per certi aspetti, con la linea adottata dalla Prima Internazionale. Allora organizzazioni di natura e statuti differenti, partiti, sindacati, associazioni sociali, personalità varie seppero realizzare una convergenza nel rispetto del principio democratico della diversità. Cosa che si sarebbe dovuta fare anche adesso: la costruzione di un fronte largo di lotta e di resistenza in opposizione alle politiche di austerità e alla dittatura dei mercati finanziari, contro vecchie e nuove forme di fascismo, contro la guerra tra poveri. Principio negato in radice da pretese totalizzanti, da una idea di rottamazione di tutto ciò che non è a propria immagine e somiglianza, da una cultura settaria incapace di confrontarsi con ciò che si muove al di fuori dal proprio giro ristretto.

Ci aspettano mesi impegnativi di opposizione alle due destre che occupano in questo momento l’intera scena politica, da una parte la destra xenofoba e populista che è al governo, dall’altra la destra liberista falsamente progressista. A fronte di questa situazione, della necessità di costruire un contro movimento sociale e politico antiliberista, nessuno può pensare ridicolmente di essere il centro del mondo.

* segreteria nazionale Prc-Se

Costruire opposizione sociale e alternativa politica

7 Ago

xenofobiadi Ezio Locatelli*

Di certo non mancano le critiche che vengono mosse al governo nazional populista cui hanno dato vita Salvini e Di Maio. Un governo che pensa di rispondere al clima di insicurezza e di impoverimento sociale, ingenerato da anni di politiche neoliberiste, con un surplus di securatismo: più armi, più spese militari, più muri, più prigioni. Utilizzano il clima di incertezza per fare discorsi xenofobi, per scaricare difficoltà sui migranti, sulle persone più deboli e indifese. E’ la tipica dinamica del capro espiatorio. Una dinamica pericolosa che produce razzismo, vale a dire la forma più radicale della xenofobia.

D’accordo sulla necessità che viene da più parti di condurre una battaglia etico politica, antirazzista, antifascista contro l’attuale governo. Ma la battaglia deve essere anche e soprattutto sul terreno sociale, della lotta contro disoccupazione e precarietà, contro la riduzione dei salari, dei diritti e delle tutele sociali. C’è poco o nulla da aspettarsi da un governo che vuole cancellare la progressività del sistema fiscale, redistribuire risorse dal basso verso l’alto. Da un governo che nega la condizione collettiva, i diritti sociali, che privatizza le risposte all’insicurezza esistenziale. Da un governo che è ostile al lavoro come si è visto nel voto favorevole alla reintroduzione dei voucher o nel voto contrario alla reintroduzione dell’at. 18.

Dev’essere chiaro, la critica e la lotta al governo Lega-M5S va condotta da posizioni di sinistra, dal punto di vista degli interessi materiali delle classi lavoratrici e popolari, non come fa il Pd da posizioni liberiste che inneggiano ai mercati finanziari e ai vincoli di bilancio. Sul varo della prossima legge di bilancio vedo troppe raccomandazioni che sono nel senso di chiedere rispetto per le compatibilità economiche, di sollecitare nuove entrate o tagli di spesa sociale. No, serve più occupazione, più reddito, più diritti, più giustizia sociale, più tutele sociali, occorre andare all’abrogazione della legge Fornero. Le risorse ci sono. La loro reperibilità può venire da misure rivolte contro la grande evasione fiscale, dalla tassazione dei grandi patrimoni, della rendita finanziaria.

L’insicurezza del presente e l’incertezza del futuro, il clima di paura che impregna gran parte della società si combattono con una scelta di campo, costruendo opposizione sociale, tornando a stare dalla parte dei ceti più deboli. Questa scelta può essere portata avanti solo da una sinistra antiliberista, di popolo, alternativa agli schieramenti di destra, centrosinistra e M5S. Può essere portata avanti unendo le forze e le lotte che sono state disperse in questi anni. Rifondazione Comunista lavora a questa prospettiva ricostruttiva di forze e di alternativa di società.

*segreteria nazionale Prc-Se

Spoleto 4, 5, 6 Maggio 2018 – Ridefinizione e rilancio della capacità organizzativa e dell’iniziativa politica di Rifondazione Comunista

29 Mag

tessera2018smallIntervento di Ezio Locatelli

Quelli che mi hanno preceduto, in tema di partito, di movimenti reali, sono stati interventi alquanto approfonditi e interessanti. Ora, memori di Marx quando diceva che “non basta interpretare il mondo, bisogna trasformarlo”, credo sia importante che la riflessione sia strettamente intrecciata alle questioni più propriamente pratiche, quelle che più attengono all’organizzazione delle nostre forze. Questioni che vanno affrontate, a mio avviso, avendo chiari due punti preliminari. Mi scuso se sconfino in argomenti già toccati, ma c’è un rapporto di coerenza, un intreccio di pensiero, di compiti di cui tener conto. Primo punto: considero il partito una forma di organizzazione ancora attuale. Il partito nei termini di un’organizzazione permanente di uomini e donne che scelgono di uscire dalla loro solitudine, associandosi. Il partito come arma dei deboli nella lotta contro i forti. Attualissimo Gramsci quando scrive del “dovere dell’organizzazione” e della propaganda di questo dovere come “il discriminante tra marxisti e non marxisti”. Secondo punto riallacciandomi anche in questo ad alcune cose già dette. Noi non stiamo vivendo una fase in cui prevalga l’acquiescenza, stiamo vivendo una fase in subbuglio. Una fase in cui non c’è posto per un partito statico, per gli atteggiamenti consuetudinari. Il partito di cui abbiamo bisogno è un partito in movimento che si confronta con le condizioni date della lotta politica, un partito capace non solo di memoria ma di reinventarsi, di progettare la trasformazione.

Io penso che questi due punti siano fondanti del lavoro che dobbiamo fare circa l’adeguamento della nostra soggettività. Un lavoro non semplice. Penso alla realtà che abbiamo di fronte. Una realtà ancora viva ma scomposta nei suoi aggregati fondamentali, una realtà depoliticizzata che ha grandemente introiettato il rovesciamento del conflitto di classe. Una realtà che deve fare i conti con il disconoscimento, proprio della fase del finanzcapitalismo, di qualsiasi pratica democratica e di rappresentanza delle classi subalterne.

Abbiamo oggi la possibilità di invertire queste tendenze, di andare oltre un impegno di resistenza? Io penso di sì se si guarda al neoliberismo come esperimento fallito, alla voglia di cambiamento radicale che c’è. Certo, non ci sono sbocchi predeterminati, ci sono sbocchi tendenzialmente contrapposti in cui, come diceva Caruso, può succedere di tutto. Ma è proprio per questa ragione che il momento attuale è anche un momento di possibilità in cui ricominciare a fare cose positive, costruttive, innovative con una idea della militanza politica da riscoprire nel suo significato originario, come attività costituente, di ricostruzione di movimenti di lotta, di conflitto sociale, di relazioni sociali e non semplicemente come costruzione di rappresentanza. Tanto più nel momento in cui, come sottolineava Ferrero, il piano della rappresentanza è in crisi.

Dicevo del dovere dell’organizzazione. Questo non ci deve portare ad avere una idea totalizzante del partito, una idea che da tempo non è più in grado di rispondere a una molteplicità di istanze partecipative. Proprio per questo penso che insieme al rafforzamento del partito il problema sia di superamento di qualsiasi forma di autoreferenzialità e separatezza. Per farlo bisogna costruire un intorno sociale, culturale, associativo che dia la possibilità di entrare in rapporto con contributi di partecipazione esterna. Da qui la necessità di una riorganizzazione delle nostre sedi. Oltre ad essere sedi di Rifondazione Comunista – e tali devono rimanere a tutti gli effetti – le sedi a nostra disposizione devono diventare luoghi di confronto, di mobilitazione, di sperimentazione. Luoghi in cui stabilire un punto di incontro tra organizzazione e partecipazione. Luoghi in cui possano trovare posto diverse gradazioni di militanza, attività di carattere sociale, culturale, associativo con cui stabilire l’alimentazione di un confronto reciproco. In una parola facciamo che le nostre sedi siano anche Case del Popolo. Su questi temi, in particolare sul tema delle pratiche sociali, la proposta che avanziamo è una tre giorni di discussione per il 6-7-8 luglio a Salerno.

A proposito della necessità di contrastare la dispersione delle forze antiliberiste. Samir Amin, in un saggio di qualche anno fa, scriveva che bisogna cambiare la “maniera di fare politica” in analogia, per certi aspetti, con la linea di condotta adottata ai tempi della Prima Internazionale. Organizzazioni, di natura e statuti differenti, partiti, sindacati, associazioni civili, personalità che proponevano aree d’intervento, analisi, sfide, proposte di strategia assai diverse seppero allora realizzare una convergenza, nel rispetto del principio democratico della diversità. E’ un po’ quello che dobbiamo cercare di fare adesso con “Potere al Popolo” avendo chiaro, una volta per tutte, che il movimento in costruzione per la sua eterogeneità non può in alcun modo essere visto come sostitutivo del ruolo e della funzione che deve continuare a svolgere il Partito della Rifondazione Comunista. Potere al Popolo è complementare al nostro partito. Detto ciò noi oggi abbiamo non pochi problemi nel tenere insieme i due momenti, quello che un tempo avremmo definito il momento dell’autonomia con quello dell’unità. Per riuscirci abbiamo bisogno di una specificazione e di un rialzo della nostra capacità di proposta, di direzione politica.

Questo punto specifico merita molta più attenzione di quanto finora è stato fatto. Gran parte delle nostre difficoltà nascono per un problema di quadri di direzione politica, di ricambio generazionale. Vale quello che diceva a suo tempo Gramsci. Senza nulla togliere all’idea del partito come intellettuale collettivo nelle fasi di crisi e di sopravvivenza politica la tenuta dell’elemento coesivo rappresentato da un gruppo dirigente diventa fattore decisivo. Senza questa tenuta la massa delle iscritte e degli iscritti è destinata a squagliarsi. In ragione di ciò  bisogna evitare di  trattare la formazione politica come una Cenerentola. L’attività di formazione e di rinnovamento di quadri capaci di direzione e iniziativa politica, da qui in avanti, deve diventare un compito di prima grandezza. Più in generale. penso che dobbiamo rivedere in radice il nostro modo di funzionare. Avendo chiaro che non c’è più il partito che vive di riflesso ai processi istituzionali, con le risorse che questi processi in crisi garantivano in termini di visibilità, di finanziamento pubblico. In questa situazione bisogna imparare a camminare con le nostre gambe e a contare sulle nostre forze. Il che ci deve indurre a un agire politico più centrato sulle forme di autorganizzazione, di autofinanziamento, di autoproduzione d’informazione.

In tutto ciò siamo ancora al di sotto delle nostre potenzialità. A cominciare dal numero delle iscritte degli iscritti, questione basilare per un partito che voglia definirsi tale. Abbiamo appena fatto un lavoro di ricognizione sul tesseramento, e non solo, con i segretari provinciali e regionali. Siamo in ritardo. L’impressione è che esistano non pochi margini di recupero di adesioni che sono andate perse per strada non tanto per il venir meno di ragioni politiche ma per noncuranza, ritardi, mancato coinvolgimento. Una questione cui porre rimedio, così come per le carenze in materia d autofinanziamento, a livello di realtà territoriali. E’ importante in questo momento essere tutti impegnati nella piena riuscita della campagna 2Xmille, è importante incrementare le sottoscrizioni Rid, ma il problema è anche di fare in modo che tutte le realtà territoriali si dotino di un piano  di reperimento di risorse che vada dalle feste di partito, alle sottoscrizioni, alle cene di autofinanziamento, all’apertura di centri di assistenza fiscale, ecc. Apro una parentesi non di poco conto: le feste di Rifondazione. Al di là di essere una delle più importanti fonti di autofinanziamento le feste costituiscono anche uno dei più importanti momenti di rapporto di massa che il partito è in grado di mettere in campo. L’obiettivo che dobbiamo porci, anche indicando un responsabile nazionale feste, è di andare ad una generalizzazione ad una qualificazione di questi momenti politici. Là dove non si fanno feste locali si faccia ameno una festa regionale. Anche sul piano della comunicazione vanno fatti passi in avanti, tanto più in considerazione  di uno spezzettamento della nostra presenza a livello territoriale. Non si tratta soltanto di perfezionare l’uso degli strumenti a disposizione o la raccolta, l’aggiornamento, l’informatizzazione degli indirizzari degli iscritti e simpatizzanti, strumenti e indirizzi che andranno al più presto sottoposti alle nuove norme di tutela. Il problema riguarda anche gli strumenti di attivazione e di orientamento politico. Quelli di cui disponiamo sono strumenti primordiali. Tra le altre cose non è pensabile che il nostro partito, al di là di “dire fare Rifondazione” sia l’unico a sinistra a non essere dotato di uno strumento cartaceo. Credo che alla segreteria vada dato mandato di verificare la fattibilità di una pubblicazione che risponda all’esigenza di stabilire un legame tra presenza locale e lavoro nazionale.

Questi alcuni problemi e questioni aperte che non possiamo pensare di affrontare semplicemente sul piano volontaristico. E’ evidente che per recuperare difficoltà, inerzie, occorre fare i conti con un partito che non è più un partito di massa ma che in tutta una serie di situazioni può contare su una presenza rarefatta. Continuare ad avere un assetto organizzativo che ricalca ovunque il modello del partito di massa, strutturato in sezioni, federazioni, regionali con designazione, per ogni ambito, di responsabilità e organismi vari non ci fa fare passi in avanti sul piano dell’efficacia politica. Bisogna cominciare a ragionare e a sperimentare una struttura del partito meno ingessata. Una struttura tesa alla valorizzazione delle assemblee delle iscritte e degli iscritti, alla realizzazione di sinergie tra aree provinciali e in taluni casi anche regionali – vedi il caso della Valle d’Aosta e Piemonte -, alla realizzazione di accorpamenti per aree omogenee ( vedi il caso della Federazione Castelli con Roma), alla regionalizzazione del partito non solo nelle aree più piccole. Regionalizzazione anche come rafforzamento del ruolo di direzione dei regionali. In particolare occorre aprire un ragionamento, come è stato fatto recentemente in occasione dei Congressi regionali in Abruzzo e Sicilia, su forme di sperimentazione – l’organizzazione del partito in strutture e funzioni per macroaree – in grado di segnare e ricostruire una presenza in situazioni mal funzionanti o di presenza venuta meno. In una parola occorre rendere il partito più aderente alle peculiarità e alla presenza reale nei territori. Snellimento e maggiore rispondenza degli organismi dirigenti in non pochi casi sovradimensionati o fermi ad una idea tradizionale della politica. Organismi che devono garantire un più puntuale rapporto con i territori, a tutti i livelli, dalle istanze superiori alle istanze inferiori, in termini di costante flusso di proposte, di interscambio, di verifica del lavoro svolto. Coerentemente a questo processo di riorganizzazione credo che sia opportuno mettere a tema la proposta, in prospettiva, di una revisione /semplificazione dello Statuto del Partito attualmente in vigore.

Non vado oltre. Penso che sia più importante tracciare un indirizzo che fare una lista della spesa. E’ evidente però che, in previsione di un maggiore radicamento del partito nella società, nei luoghi di lavoro, è essenziale dare centralità alle istanze delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne, dei giovani anche attraverso l’indizione di apposite Conferenze.

Diceva Forenza, in apertura a questo nostro Convegno, che il comunismo è rifondazione. Credo che questo sia un concetto importante per definire anche il nostro impegno pratico politico di attualizzazione e di rilancio del partito. Come diceva Gramsci i comunisti non saranno mai conservatori ma lasceranno sempre aperta la porta verso il meglio. Se così deve essere allora da questo incontro non si deve uscire semplicemente con un’esortazione. L’idea da cui muoviamo è quella di un nuovo inizio, della possibilità, che oggi abbiamo, di lavorare a una prospettiva ricostruttiva degli elementi di originalità, di autonomia, di diversità di una forza comunista e insieme ricostruttiva di un movimento antiliberista. Un lavoro che ha bisogno di un investimento di fiducia, di rompere con certi discorsi impregnati di negatività, discorsi che sono in ritardo rispetto a una realtà in ebollizione, discorsi che non individuano i nuovi conflitti e le nuove possibilità di cambiamento. Permettetemi di chiudere con un pensiero dedicato a un compagno scomparso nei giorni scorsi che ha dato molto in termini di impegno pratico politico: il compagno Pierluigi Zuccolo segretario provinciale di Imperia, c o. he tanto avrebbe voluto essere qui con noi a parlare del futuro del nostro partito.

A TORINO UN 25 APRILE E 1° MAGGIO DI LOTTA PER IL CAMBIAMENTO. LA PRESENZA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

20 Apr

staffette-partigiane-5Rifondazione Comunista partecipa e invita a partecipare alle prossime manifestazioni in programma a Torino il 24 aprile e il 1 maggio. L’una, la fiaccolata del 24 aprile, è indetta come ogni anno per celebrare la lotta partigiana e la Liberazione dalla dittatura nazifascista. Il corteo partirà alle ore 20 da piazza Arbarello per arrivare in piazza Castello dove il compagno partigiano Gastone Cottino terrà l’orazione ufficiale. La manifestazione del 1° maggio, dopo il ritrovo dei manifestanti previsto per le ore 9, partirà da Piazza Vittorio Veneto. “In piazza noi ci saremo – dice Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista –  non solo per un fatto di ricorrenze pure importanti per il movimento operaio, popolare e antifascista. Ci saremo in ragione di una lotta che deve proseguire contro guerre, razzismi, disuguaglianze, fascismi vecchi e nuovi, forme di sfruttamento e di spoliazione del lavoro. Occorre riaffermare questa volontà di lotta per il cambiamento di contro alle politiche liberiste che i vari governi  hanno perseguito in questi anni. Queste politiche hanno causato veri e propri disastri sociali, nutrito interessi e privilegi delle classi abbienti, fomentato la guerra tra poveri. Saremo presenti in piazza per dire no ai nuovi scenari di guerra perseguiti dalle potenze occidentali. Saremo in piazza per dire che occorre costruire una alternativa che ridia sovranità e potere al popolo”. Oltre alla presenza alle due manifestazioni Rifondazione Comunista parteciperà alle varie  manifestazioni che si terranno il 25 aprile nei quartieri della città oltre che in diversi comuni dell’area metropolitana.

 

Torino, 20 aprile 2018

Elezioni e partito: ancorare il senso di disagio e ribellione a una causa comune

23 Gen

tesseraRif_2018_WEB_def-1di Ezio Locatelli*

Sono giorni e settimane d’intenso impegno elettorale. Rifondazione Comunista, insieme ad altre realtà associative, sociali, politiche è impegnata nella presentazione delle liste di “potere al popolo” in una corsa contro il tempo, in particolare per quanto riguarda la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della lista stessa. Eh già, la raccolta firme vale solo per chi è fuori dal parlamento. Siamo in presenza di un sistema politico istituzionale che, trovandosi in forte crisi di legittimità, tende a chiudersi in se stesso, a mettere fuori gioco chi non rientra nella cerchia dei poteri dominanti. Spezzare questo meccanismo di esclusione non è cosa di poco conto ma non per questo vi possiamo rinunciare. Tutt’altro: dobbiamo mettercela tutta.

Le elezioni sono e rimangono un passaggio politico importante. Attenzione però a non mettere in secondo piano il lavoro che attiene all’organizzazione delle nostre forze quale strumento di lotta politica. Mai dimenticare che i cambiamenti non si producono per partenogenesi elettorale. I cambiamenti reali si producono per capacità d’iniziativa politica e di lotta in rapporto ai movimenti ampi delle masse, per capacità di agire il conflitto sociale, la contrapposizione tra sfruttati e sfruttatori, per capacità di ridare impulso a una volontà collettiva di cambiamento.

Stando così le cose vale appieno il vecchio assunto di Antonio Gramsci secondo cui la libertà si realizza quando diventa “libertà organizzata”, “quando gli individui escono dalla loro solitudine e si associano”. È solo allora che la debolezza diventa forza. Ecco perché uno dei compiti essenziali per le comuniste e i comunisti è di lavorare sistematicamente e pazientemente a costruire questa forza. Un lavoro controcorrente poiché è abbastanza diffusa, anche nella cultura di sinistra, la messa in discussione del partito politico quale forma organizzata. A me pare che questa messa in discussione, tout court, sia funzionale allo stadio oggi raggiunto dal dominio del capitale finanziario, il cosiddetto finanzcapitalismo, che privilegia una società liquida, il più possibile atomizzata e dispersa, impossibilitata a esprimere – sul versante degli sfruttati – efficienti organismi di azione collettiva, forme di radicamento sociale e territoriale, manifestazioni estese e non effimere di dissenso e opposizione sociale.

Noi che siamo impegnati a costruire per contrasto sociale una diversa prospettiva dobbiamo avere sempre presenti i problemi pratici che attengono alle forze soggettive. Proprio per questo è importante intrecciare l’impegno elettorale e l’iniziativa politica delle prossime settimane con l’impegno alla conduzione della campagna di tesseramento 2018 per Rifondazione Comunista. Diamoci degli obiettivi al rialzo, aumentiamo le adesioni e il sostegno al nostro partito com’è stato per la campagna del 2Xmille. Facciamolo senza alcuna pretesa totalizzante, in rapporto con tutte le forze potenzialmente o attualmente anticapitaliste, ma facciamolo!

Quest’anno, nel 50esimo anniversario del ’68, abbiamo scelto di connotare la tessera, con lo slogan “ribellarsi è giusto”. Proprio cinquant’anni fa in Italia, e in tutto il mondo, iniziava un periodo di grandi sollevazioni di masse giovanili, operaie, popolari contro autoritarismo, ingiustizie e sfruttamento. Un periodo di grandi lotte di liberazione e di conquiste sociali. Poi, sappiamo, sono venuti gli anni della rivincita padronale, della guerra, della dittatura neoliberista. Ma oggi, come allora, c’è nell’aria “un senso di vigilia”. Nella scandalosa concentrazione di ricchezze e aumento delle disuguaglianze sociali, nell’esaltazione delle diverse forme di sfruttamento, cova l’indignazione, la protesta sociale, il bisogno di cambiamento. Il 2018 sarà l’anno in cui tornerà di grande attualità l’idea che “ribellarsi è giusto” A noi cogliere questo momento di opportunità, lavorare per ancorare il senso di disagio e di ribellione a una causa comune.

*responsabile organizzativo nazionale Prc-Se

 

Torino,22.01.2018