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“Stiamo fabbricando gli F-35 a Torino, ma non abbiamo fermato il massacro nelle case di cura”.

3 Mag

L’intervista di A. Panagopoulos è stata pubblicata sul quotidiano di SYRIZA “Avgi”, sabato 2 Maggio 2020.

“A Torino rimangono aperte le fabbriche che producono componenti per gli F-35 e sistemi elettronici di navigazione missilistica, ma allo stesso tempo abbiamo lasciato 30 mila anziani nelle case di cura ad affrontare da soli il coronavirus, pagando un prezzo pesante in vite umane. Questo è il motivo per cui abbiamo presentato un esposto per sollecitare la magistratura a spiegare ai parenti delle persone scomparse e alla nostra società cosa sia successo esattamente. La Torino di Gramsci era una volta all’avanguardia nelle rivoluzioni e nelle tecnologie industriali e oggi ha il secondo più alto tasso di mortalità e il secondo più alto livello di diffusione del virus in Italia. Oggi parlano di ripartenza al buio, senza sapere cosa ci aspetta”, ha detto ad “Avgi” Ezio Locatelli, ex parlamentare, ex consigliere regionale e oggi segretario di Rifondazione Comunista di Torino,

-Consideravamo Torino e il Piemonte esempi dell’era industriale e della prosperità …
La regione Piemonte rappresenta ora il più grave malato in Italia perché, anche se il virus è arrivato con circa due o tre settimane di ritardo e abbiamo avuto il tempo di organizzarci, ci siamo trovati ad essere la seconda regione per contagiati che hanno fatto il test e probabilmente la prima dal punto di vista generale. La provincia di Torino è la seconda provincia per contagiati in Italia, secondo i dati ufficiali.
Le associazioni dei medici hanno denunciato che la completa mancanza di qualsiasi strategia di prevenzione, i tagli alla sanità, lo smantellamento della sanità territoriale e la mancanza di dispositivi protettivi hanno causato un vero disastro. Allo stesso tempo, la politica schizofrenica della Regione, che è controllata dalla Lega, con le sue decisioni contraddittorie e contrastanti, ha portato alla diffusione del virus e ad una ecatombe nelle Rsa.

-Perché vi siete rivolti alla magistratura con un esposto per le Rsa?
Non siamo stati i soli. Nella regione Piemonte, sono state presentate circa 50 esposti alle Procure della Repubblica, la maggior parte delle quali riguarda denunce relative a case di cura o denuncie specifiche per la morte delle persone. Il nostro esposto è il primo che riguarda il sistema generale delle misure catastrofiche adottate della nostra Regione governata dalla Lega.

Non dobbiamo permettere alle Regioni Piemonte e Lombardia di attribuire la morte di migliaia di anziani solo ai loro corpi malati, perché nel modo più vergognoso hanno abbandonato alla loro sorte le persone che avevano bisogno di cure. Le Regioni hanno letteralmente trattato gli anziani nelle case di cura come spazzatura umana.
Il Commissione per le crisi e l’assessore regionale della sanità, che è della Lega, cioè le due istituzioni che gestiscono il sistema sanitario nella nostra regione, hanno teorizzato la necessità di non intervenire nelle case di cura contro il coronavirus. Con le sue circolari, la Regione leghista ha sostenuto il ricovero di contagiati con il coronavirus nelle case di cura gettando benzina sul fuoco e ha permesso a coloro che avevano lavorato per almeno sei mesi nella cura di anziani nelle loro case private di prendersi cura degli anziani nelle case di cura senza la minima preparazione e specialmente per il trattamento di questo virus infettivo.

-Quante sono le case di cura in Piemonte?
Abbiamo circa 450 case di cura che ospitano circa 30.000 anziani. Alcune di esse sono state privatizzate, ma la Regione ha la completa supervisione. I dati ufficiali riportano che nelle case di cura circa 500 persone sono morte per il coronavirus, ma il vero numero potrebbe essere più del doppio, perché molte persone sono morte senza aver fatto il test e sono stati registrati come morti per la polmonite o l’infarto. Fino ad oggi sono stati depositati decine di esposti dai parenti delle vittime che chiedono giustizia. Secondo i dati campionari per esempio, il 60% degli anziani nelle case di cura è stato infettato dal virus, un fatto che ha alimentato le paure e la rabbia per ciò che potrebbe accadere nel prossimo futuro. Allo stesso tempo, il 20% del personale in servizio nelle case di cura è stato contagiato.

-Quale ruolo ha avuto nella diffusione del virus il funzionamento ininterrotto delle industrie?
Tra il 45% e il ​​50% delle imprese sono ancora aperte, una percentuale troppo elevata, ma non riguardano attività essenziali o alimentari. I lavoratori nelle officine che producono materiali per la fabbricazione degli F-35 e sistemi elettronici per la navigazione missilistica hanno scioperato per proteggere dal virus le loro vite e quelle delle loro famiglie. Costruire aerei da combattimento a Novara è uno scandalo, mentre potevano costruire respiratori e attrezzature per unità di terapia intensiva che salvano vite umane. Con il costo di un F-35 potevano riempire l’Italia di unità di terapia intensiva. Nessuno controlla per quale necessità o utilità le fabbriche rimangono aperte, così come nessuno controlla se rispettano i protocolli di sicurezza firmati da Confindustria, sindacati e governo.

-Oggi, comunque, l’Italia si sta dirigendo verso l’allentamento delle misure restrittive …
A Torino, il numero dei contagiati sta crescendo rapidamente. Come è possibile voler passare alla Fase 2 e parlare della ripresa delle attività economiche che sono state interrotte quando il numero dei contagiati aumenta rapidamente? Questo succede sotto la forte pressione da parte degli industriali e delle Regioni del Nord, che sono controllate dalla Lega, dalla destra e dall’estrema destra. Noi cittadini dobbiamo fare sacrifici a livello sociale, restando nelle nostre case, mentre le imprese possono fare tutto quello che vogliono.

http://www.avgi.gr/article/10807/11023515/-sto-torino-phtiachnoume-ta-f-35-alla-den-stamatesame-te-sphage-sta-gerokomeia-

RIFONDAZIONE COMUNISTA E L’UNITA’ DELLA SINISTRA

2 Lug

150702manifestodi Ezio Locatelli *

Facciamo, per un attimo, un tuffo nel passato. “L’unione fa la forza” scriveva Marx nel 1847 rivolgendosi non solo ai proletari, ai comunisti ma ai gruppi della sinistra borghese nella comune lotta contro la tirannia e l’oppressione della monarchia tedesca. “Bisogna rivolgere tutte le forze contro il nemico comune e non ridursi in frantumi…” scriveva ancora Marx in feroce polemica contro le “battaglie idilliache” aggiungendo che, al di là di volere nell’immediato le stesse cose, – uno stato democratico, di diritto – i comunisti lottano anche per una prospettiva di radicale cambiamento sociale. Ancor oggi, a distanza di tanto tempo, al tempo del finanzcapitalismo, di una inaudita concentrazione di ricchezza di potere nelle mani di pochi, in cui l’oligarchia prende il posto della democrazia, il cambiamento più che mai chiede unità e autonomia. Unità come esigenza, per le forze di cambiamento che sono rimaste, di non farsi ghettizzare, di tornare in campo con la necessaria forza organizzata. Autonomia come necessità, per chi è e continua a dirsi comunista, non solo di condurre una sacrosanta battaglia di resistenza civile e democratica al liberismo, ma per una rinnovata critica del capitalismo e una prospettiva di trasformazione sociale.

Sempre più i governi nazionali si sono trasformati in meri esecutori di un’Europa liberista che punta dritta all’affossamento di tutto il quadro democratico, dei diritti sociali e del lavoro. Guai a chi osa fare diversamente come nel caso del popolo greco e del governo Tsipras. I reprobi devono essere cancellati. Renzi, in Italia, è il degno interprete ed esecutore, dell’operazione di tabula rasa chiesta e imposta dai padroni dell’Europa. Jobs Acts, Italicum, Sblocca Italia, Buona Scuola, questi alcuni dei titoli immaginifici di un’operazione rovinosa contro cui bisogna muovere una massa critica, un contro movimento che abbia una qualche possibilità di incidere. La sproporzione delle forze attualmente in campo è tale che diventa impossibile invertire la tendenza andando avanti in ordine sparso. Da qui il tema cruciale, urgente, dell’unità delle forze sociali e della sinistra sulla base della condivisione di punti programmatici essenziali, unità plurale non invenzione a tavolino di nuovi partiti, come possibilità e condizione stessa per guadagnare un terreno più avanzato di lotta per il cambiamento. Unità, beninteso, da costruire fuori dal recinto della governabilità, dai dettami della politica economica dell’Unione Europea.

Detto ciò pensiamo anche che non basta declamare una volontà, pure necessaria, di ricostruzione di uno spazio sul terreno della rappresentanza politico istituzionale perché questo si inveri. Tanto più in considerazione di un terreno disastrato che non garantisce più partecipazione e decisionalità democratica. In una situazione in cui l’apparato statuale e l’agenda politica sono chiamati ad essere artefici e garanti del capitalismo finanziario e mercantile, non più strumento di tutela e redistribuzione di risorse, cambia radicalmente il compito della sinistra. Un progetto di unità e di cambiamento possono generarsi innanzitutto in rapporto ad una ripresa di lotte e di unità sociale, ad una ripresa di pensiero critico e di pratiche sociali volte a scardinare i fattori di disuguaglianza e di esclusione sociale, i fattori di sfruttamento e spoliazione del lavoro. Il che comporta il rovesciamento del quadro delle priorità circa il momento politico elettorale e il momento sociale. Quest’ultimo, in specie per quanto riguarda Rifondazione Comunista, diventa l’asse portante di un progetto di ricomposizione, nella crisi, delle forze sociali e di sinistra. A scanso di equivoci non si tratta di negare l’intreccio tra dimensione politico elettorale e intervento sociale, quanto di affermare un diverso modo di essere di sinistra, di essere forza di trasformazione che fa della pratica e del conflitto sociale il terreno centrale di risposta al precipitare del Paese in un regime di tipo aziendalistico padronale.

Questo precipitare non ha solo un risvolto negativo, ci ha fatto arrivare a un punto nel quale le implicazioni, a dir poco devastanti, delle scelte di governo cominciano ad apparire più chiare agli occhi di milioni di persone. E’ già accaduto in Grecia, è destinato ad accadere in Italia. Cresce il risentimento sociale e insieme a ciò il numero di coloro che girano le spalle a Renzi e al Pd, alla faccia di quella che era stata dipinta come la marcia trionfale del nuovo che avanza. Un nuovo che si sta rivelando per ciò che è: una colossale montatura giocata contro gli interessi e i diritti della maggioranza dei cittadini, in specie della classe lavoratrice. Questa maggioranza si colloca ormai fuori e contro il sistema politico. Da questo dato macroscopico si può e si deve ricominciare per agire la forza di un contrasto e di una possibile alternativa alle politiche liberiste e di austerità. Vanno superati i particolarismi. Va riempito un vuoto di presenza, se non si vuole regalare la lotta al disagio sociale ai populismi vari né di destra né di sinistra, peggio ancora alla destra leghista e neofascista. Il tempo della ricostruzione sociale e dell’unità della sinistra è ora.

* segreteria nazionale Prc

Torino, 2 luglio 2015