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Neopopulismi in sedicesimo

4 Nov

bandiere rifondazionedi Ezio Locatelli*

Ecco squadernata, in una recente intervista di Giorgio Cremaschi, la nuova versione hard di Potere al Popolo. Non più un soggetto plurale, come avrebbe dovuto essere stando al manifesto fondativo, ma “soggetto unico”, depositario in esclusiva di “un’alternativa vera”. Un soggetto deciso a tagliare i ponti con tutto ciò che sa di passato, indistintamente, anche con chi in tutti questi anni ha resistito, lottato, andando controcorrente. Un soggetto neopopulista in sedicesimo teso a oltrepassare le organizzazioni esistenti. Eh già, quando si tratta di discutere di prospettive politiche e di sinistra c’è chi, anche sul versante antagonista, sembra aver fatto propria la famosa metafora cristologica: “io vivo nell’epoca dopo Cristo, tutto ciò che è avvenuto prima di Cristo non mi riguarda e non mi interessa”. Metafora che dà una rappresentazione palingenetica del cambiamento senza riguardo alcuno per il movimento reale costituito, anche in forme contraddittorie, da domande, bisogni, spinte, interessi, volontà assai variegati a cui occorrerebbe dare voce politica unitaria. Molto semplicemente, per alcuni, il cambiamento “c’est moi”.

Peccato che questo approccio pretenzioso e totalizzante abbia sortito il risultato di far saltare la costruzione di una casa comune, di un movimento largo, per dirla con le parole del manifesto originario di Pap, condiviso da Rifondazione Comunista, di “un movimento di lavoratrici e lavoratori, di giovani, disoccupati e pensionati, di competenze messe al servizio della comunità, di persone impegnate in associazioni, comitati territoriali, esperienze civiche, di attivisti e militanti, che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi”. L’esatto contrario di una reductio ad unum, della costruzione di un partitino autoreferenziale che, in quanto tale, diviene l’ennesimo elemento di disorientamento e dispersione dell’area antagonista e delle forze antiliberiste.

Come ho più volte sostenuto la ricostruzione più che mai necessaria di un campo di forze antiliberiste chiede di cambiare la maniera di fare politica in analogia, per certi aspetti, con la linea adottata dalla Prima Internazionale. Allora organizzazioni di natura e statuti differenti, partiti, sindacati, associazioni sociali, personalità varie seppero realizzare una convergenza nel rispetto del principio democratico della diversità. Cosa che si sarebbe dovuta fare anche adesso: la costruzione di un fronte largo di lotta e di resistenza in opposizione alle politiche di austerità e alla dittatura dei mercati finanziari, contro vecchie e nuove forme di fascismo, contro la guerra tra poveri. Principio negato in radice da pretese totalizzanti, da una idea di rottamazione di tutto ciò che non è a propria immagine e somiglianza, da una cultura settaria incapace di confrontarsi con ciò che si muove al di fuori dal proprio giro ristretto.

Ci aspettano mesi impegnativi di opposizione alle due destre che occupano in questo momento l’intera scena politica, da una parte la destra xenofoba e populista che è al governo, dall’altra la destra liberista falsamente progressista. A fronte di questa situazione, della necessità di costruire un contro movimento sociale e politico antiliberista, nessuno può pensare ridicolmente di essere il centro del mondo.

* segreteria nazionale Prc-Se

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Potere al Popolo: la nostra battaglia di unità contro le derive settarie

22 Set

DSCF5686di Ezio Locatelli*
Nessun tentennamento. A fronte del rischio di stravolgimento dello spirito unitario, plurale, partecipativo che ha connotato Potere al Popolo in questi mesi occorre più che mai portare avanti una battaglia culturale, politica di unità. Dentro e fuori a Potere al Popolo. Di unità e ricostruzione di un campo di forze antiliberiste, anticapitaliste, antagoniste in alternativa a centrodestra, centrosinistra, M5S. Forze che devono ritrovare la capacità di fare movimento, egemonia, di costruire senso comune. L’intento esclude qualsiasi visione totalizzante, derive autoreferenziali, centralizzazione marcata dell’organizzazione, pretese di detenere il segreto della “linea giusta”.

Allora, fuori dai denti, c’è qualcuno che vuole costruire l’ennesimo partitino a uso e consumo di questo o quel gruppo invece che dare corso a un’aggregazione unitaria come da progetto originario? Anziché suscitare polemiche strumentali, fondate sul nulla, gli esponenti di ex Opg ed Eurostop rispondano a questa domanda. Così come diano conto della loro indisponibilità ad addivenire a un’ipotesi unitaria di Statuto. Con i diktat non si va da nessuna parte! Spieghino perché mai si dovrebbe cassare il manifesto costitutivo di Potere al Popolo, condiviso da tutti, là dove si parla di “costruzione di un movimento … che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica … che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi” a favore di una formulazione che, di fatto, disconosce le forze e i movimenti di resistenza che hanno retto in questi anni. La rottamazione al posto della valorizzazione di storie ed esperienze diverse?

E ancora, gli esponenti di ex Opg ed Eurostop motivino l’abbandono di una modalità decisionale basata sul consenso a favore della logica maggioritaria. Diano conto dello svuotamento del ruolo delle assemblee territoriali e nazionali, del disconoscimento di qualsiasi rappresentanza democratica. Diano conto della proposta di eleggere i due portavoce nazionali, oltretutto senza limiti di mandato, per via plebiscitaria, tramite piattaforma digitale. Al confronto Ceausescu rischia di apparire un modello di democrazia. Battute a parte siamo in presenza di proposte sbagliate, subalterne alla politica dominante di questi anni il cui risultato, dietro la parvenza di un movimentismo liquido, è di attuare il massimo di centralizzazione, di personalizzazione, di decisionismo politico.

Questo è un momento in cui abbiamo bisogno gli uni degli altri. Proprio per questo si tratta di organizzare la convergenza nel rispetto del principio democratico della diversità. Principio da perseguire con senso di apertura in rapporto al ventaglio dei movimenti di resistenza e di lotta, a organizzazioni di natura e statuti differenti, partiti politici, sindacati, associazioni sociali, singoli. Qualcosa di molto simile all’utopia creatrice della Prima Internazionale, al tempo della fase nascente del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, cui diede un contributo fondamentale Karl Marx. Facciamo rivivere quest’utopia contro settarismi, divisioni.

Potere al Popolo, come da ispirazione originaria, sia la casa comune di tutte e tutti. Ci si tolga dalla testa dal mettere in discussione l’esistenza di Rifondazione Comunista così come di qualsiasi altre esperienze politiche, associative. Costruiamo la casa comune a partire dai movimenti di lotta e di opposizione, sul versante della ricostruzione di una sinistra di società. Per tutto ciò nessuno stia alla finestra. Aderiamo a Pap e prendiamo parola. Così recita un celebre aforisma di Bertolt Brecht: “chi combatte può perdere, chi non combatte ha già perso”. Un aforisma che sintetizza bene l’atteggiamento che dovrebbe tenere, in qualsiasi circostanza, una forza comunista, di cambiamento.

* segreteria nazionale-responsabile nazionale organizzazione Prc-Se

Alla faccia della disinformazione Rifondazione c’è e lavora per l’unità plurale della sinistra antiliberista

20 Feb

15-febbraio_pubblico di Ezio Locatelli*
Un giornale torinese a diffusione nazionale si è divertito in questi giorni a fare la caricatura delle non poche divisioni che nel corso di questi 26 anni, dal momento dello scioglimento del Pci, hanno interessato la sinistra e in particolare la vita del Partito della Rifondazione Comunista. Una caricatura di bassa leva, fatta senza riguardo alcuno a ciò che è avvenuto in questi anni, alla sconfitta inflitta al movimento operaio e alle sue 15-febbraio_-relatorirappresentanze, al ruolo giocato dai poteri dominanti che hanno lavorato sporco per produrre una frammentazione e una smobilitazione di tutte le forme di azione collettiva. Con Rifondazione Comunista, nonostante tutto, l’operazione non è appieno riuscita. Non sono riusciti nell’azione di sfondamento culturale, non sono riusciti ad archiviarci come un’anticaglia a fronte di forze che si sono consegnate ad una cultura imperniata sul mercato, sulla competizione, sulla flessibilità. Lungi dall’essersi arresa, Rifondazione continua ad esserci come forza controcorrente e di opposizione al sistema. In compenso lo stesso giornale, così come in generale altri organi di stampa, si sono ben guardati dal dare notizia, o fornire una qualche informazione, sulla partecipata assemblea che si è tenuta nei giorni scorsi in città sul tema della riorganizzazione del campo della sinistra di alternativa a cui Rifondazione Comunista, col suo segretario nazionale Paolo Ferrero, al pari di altri 15-febbraio_pubblico2promotori, ha partecipato e dato un contributo determinante. Ovvio che sia così, per non disturbare il manovratore si sbeffeggia quando si tratta di difficoltà e divisioni, si tace a proposito di iniziative volte alla ricomposizione unitaria della sinistra di alternativa. Ci spiace per lorsignori e pennivendoli vari, anche se di disturbo noi continuiamo ad esserci con la volontà di lavorare alla ricostruzione di una prospettiva di cambiamento. Un impegno che associamo all’urgenza di una ricostruzione della sinistra antiliberista e di una sua unità plurale – comunisti, antiliberisti, ambientalisti, antirazzisti, ognuno con la propria peculiarità – in alternativa al centrodestra e al centrosinistra nonché al M5S double face, né di destra né di sinistra.

*segretaria nazionale Prc-Se

QUALE UNITA’ PER LA SINISTRA

15 Dic

DSCF9661di Ezio Locatelli*
Tutto ciò che politicamente si sposta a sinistra, in controtendenza col pensiero unico dei centri di potere dominante, in una certa qual misura rappresenta un fatto positivo. I parlamentari di Sel e quelli fuoriusciti dal Pd, dopo aver dato vita ad un unico gruppo parlamentare, sono per fare un loro partito? Bene, a cominciare dal fatto che i parlamentari in questione riconoscono che “il centrosinistra con il Pd di Matteo Renzi non è (non è più) un terreno praticabile”, che quelle di Renzi sono controriforme “incompatibili con le ragioni della sinistra”.. Invece non va bene, anzi è sbagliato, che il nuovo partito nasca disattendendo l’impegno assunto riguardo alla costruzione di uno spazio comune. Non va per niente bene che il nuovo partito della sinistra italiana nasca con un’idea esclusivista, totalizzante, di “delegittimazione” – è proprio detto così in un documento – delle culture plurali che compongono ora il quadro composito delle forze di sinistra.
C’è, in tutta evidenza, un problema di riconoscimento del campo variegato della sinistra. A nessuno – associazione, sindacato o forza politica che sia – può essere preordinato di rinunciare alla propria impostazione o prospettiva politica. Ciò che vale per Sel o i fuoriusciti dal Pd o per altri ancora perché mai non dovrebbe valere per noi? Nel nostro dirci comunisti , associati come tali, non ci sentiamo per niente passatisti, conservatori. Si fa troppo ricorso anche a sinistra a caricature che derivano da falsificazioni e distorsioni proprie del pensiero unico. Ci sentiamo pienamente contemporanei, portatori di un pensiero critico e di una pratica della trasformazione che ha molto da dire sul mondo di oggi, sul disastro del capitalismo, sulla necessità di un cambiamento sociale. Ebbene sì, siamo comunisti e al tempo stesso unitari. Per questo non c’è da parte nostra accettazione o rassegnazione alcuna al fatto che il nostro Paese sia pressoché l’unico in Europa che non abbia in campo, in opposizione alle politiche di guerra e di austerità, una grande forza di sinistra antiliberista.
Per capire come muoversi, bisognerebbe tenere maggiormente in considerazione le esperienze europee e latinoamericane basate su percorsi di condivisione di impegni e obiettivi comuni, sulla valorizzazione degli apporti plurali. Bisognerebbe avere maggiore conoscenza di queste esperienze che invece che avere in capo l’immediatezza deformante e irrealistica di partiti unici. Sottolineo: irrealistica. E’ un po’ come volere mettere il carro davanti ai buoi. Non c’è nessuna aggregazione, casa comune a sinistra, che possa dirsi tale sulla base di scorciatoie burocratiche, politiciste volte a imporre una “reductio ad unum”. E ancora. Non c’è nessuna aggregazione o partito della sinistra che possa cambiare alcunché stando nel cielo della politica. La sinistra vive di conflitto, della costruzione di unità popolare. Senza la riscoperta di questo piano basilare d’impegno non c’è rinascita della sinistra, soprattutto non c’è possibilità alcuna di modificare, nella sostanza, i rapporti sociali.
Ma forse il problema non è di mancato riconoscimento delle forze in campo o d’insufficiente conoscenza di esperienze organizzative, quanto di nodi politici ancora irrisolti. L’idea, per il nascente partito della Sinistra Italiana, di stare più in un rapporto di competizione che di alternativa al Pd, l’idea di poter riesumare l’Ulivo o un centrosinistra rinnovato – idea questa sì passatista – “battendo il renzismo” come se il problema fosse “il centrosinistra con il Pd di Renzi” e non l’omologazione di un partito e di un’intera classe politica di governo. Una classe politica, sia detto con chiarezza, che porta appieno la responsabilità del sovvertimento, in senso regressivo, della condizione materiale e delle regole democratiche del nostro Paese.
La situazione, certamente, è complessa. Tuttavia in questa fase di profondissima transizione nulla va dato per scontato e definitivo. Per quanto ci riguarda più direttamente dobbiamo rifuggire dal rischio di rispondere alle difficoltà che ci sono rinchiudendoci in casa o scegliendo la dimensione di piccola nicchia. I comunisti e le comuniste, come tali, a fronte di un’offensiva neoliberista contro diritti sociali e contrattuali dei cittadini e dei lavoratori, a fronte di una degenerazione plebescitaria e autoritaria della democrazia, stanno innanzitutto sul terreno della ricostruzione democratica. Una ricostruzione sociale e politica che, al di là degli elementi di difficoltà, va attivamente perseguita, incalzata a partire dai territori. La crisi e la ripresa di scontro sociale, nei tempi prossimi, contribuiranno a far uscire la sinistra, che vuole tornare a fare la sinistra, da operazioni di piccolo cabotaggio.
*responsabile organizzativo-segreteria nazionale Prc-Se

L’unità a sinistra e l’improvvida intervista di Smeriglio

14 Nov

altra-europa-bologna-con-tsipras-piazzadi Ezio Locatelli

Massimiliano Smeriglio (SEL), lasciandosi prendere la mano, sostiene che alle prossime amministrative ci si debba presentare come Sinistra Italiana ovvero con la dicitura del nuovo gruppo parlamentare nato dall’unificazione in Parlamento di Sel e Fassina.
Alla domanda: “e gli altri della sinistra extraparlamentare che non fanno parte dei gruppi?” la risposta è stata “il treno è partito… chiunque è benvenuto senza doppie tessere e privilegi pattizi”. D’accordo sui privilegi pattizi ma, il treno da prendere e le modalità del confronto unitario, non le decide unilateralmente una parte politica nè tantomeno Smeriglio; a meno che non si abbia in testa una operazione ad escludendum invece che una operazione di unità inclusiva e rispettosa della pluralità degli apporti e culture politiche varie.
Questo è il senso del documento “Noi ci siamo, lanciamo la sfida” condiviso da tutte le forze politiche di sinistra. Smeriglio parla a nome di chi? Bisogna essere coerenti e conseguenti con le cose che si dicono e si fanno.