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Locatelli (Prc-Se): No a misure di sorveglianza nei confronti di chi si batte contro la guerra e i terroristi dell’Isis

15 Ott

Altro che sorveglianza speciale. I giovani torinesi che hanno partecipato alla resistenza contro i tagliagola dell’Isis dovrebbero avere il riconoscimento della città per le loro scelte e il loro coraggio. Questa mattina una rappresentanza di Rifondazione Comunista ha partecipato al presidio davanti al Tribunale di Torino in segno di protesta contro la minacciata applicazione di una misura del codice fascista che non ha giustificazione alcuna. Indigna la motivazione adotta dal Pm secondo cui i volontari  italiani anti Isis, che sono anche attivisti No Tav, potrebbero costituire un pericolo  per l’impiego delle acquisite conoscenze in materia di armi. L’unico pericolo reale in questo momento è la guerra scatenata contro il popolo curdo dalla Turchia, con l’avallo della Nato. Questa mattina il Tribunale di Torino ha rinviato di 15 giorni il pronunciamento definitivo riguardo alla richiesta di sorveglianza speciale nei confronti di quattro giovani. Noi stiamo contro la guerra, con chi combatte contro i terroristi dell’Isis.

Torino, 15 ottobre 2019

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Valle Susa – Locatelli (Prc-Se): repressione, ancora repressione. Libertà per Nicoletta e tutti gli esponenti No Tav

15 Ott

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino:

“Non è in alcun modo tollerabile che chi lotta per difendere un territorio contro opere affaristiche debba finire in carcere. Agli esponenti No Tav – tra questi la compagna Nicoletta Dosio – che hanno ricevuto notifica di un ordine di carcerazione, per una manifestazione avvenuta nel 2012 al casello di Avigliana (Torino) dell’autostrada del Frejus, va la nostra piena solidarietà. Il provvedimento è stato preso a seguito di una condanna, divenuta definitiva, a un anno di reclusione senza condizionale. Il fatto che il provvedimento sia stato sospeso per trenta giorni per dare la possibilità di chiedere misure alternative alla detenzione non è affatto lenitivo della durezza del provvedimento stesso. L’ordine di carcerazione è semplicemente una misura sbagliata, ingiusta che si inscrive nella strategia repressiva, di accanimento contro il movimento No Tav in tutti questi anni. Checché ne pensino gli esponenti politici e di governo di varia risma non c’è alcuna possibilità di esorcizzare il conflitto in Valsusa se non mettendo fine a un’opera superata, inutile, costosissima. Un’opera distruttiva che risponde esclusivamente a una filiera affaristica che al di là dei propri interessi non vuole sentire ragioni. Libertà piena per Nicoletta è per tutti gli esponenti No Tav! Insieme a tutto il movimento No Tav Rifondazione Comunista sarà al loro fianco. Avanti con la lotta”.

Torino, 15 ottobre 2019

Che squallore!

10 Ott

Che squallore vedere Di Maio e i 5 stelle festeggiare con sorriso beota sul piazzale antistante Montecitorio il taglio di 345 parlamentari. Un taglio votato da tutte le forze politiche di centrodestra e centrosinistra che affonda la rappresentatività del Parlamento, l’idea di una democrazia pluralista festeggiato a poche ore dall’ennesima strage di innocenti al largo di Lampedusa di cui sono circolate alcune immagini choc. Una strage per la quale nessun parlamentare è sceso in piazza Montecitorio a manifestare. Anzi il leghista di turno ha colto la palla al balzo per rincarare la dose.”dopo il taglio dei parlamentari tagliamo i costi per l’accoglienza dei clandestini”. Due fermoimmagine che dicono della morte della politica, della democrazia, del rispetto della vita e della dignità delle istituzioni e delle persone per come sono state concepite dal nostro ordinamento costituzionale. Al diavolo questa italietta conformista, smemorata, impegnata a rimuovere le sue radici democratiche cresciute nella lotta di Liberazione. Come diceva il compagno regista Mario Monicelli, a fronte di un’Italia e di una classe dirigente senza dignità, quello che serve è una vera e propria rivoluzione. (e.l.)

Torino – Segregazione per il mercato dei poveri? Decisione dissennata

5 Ott

“La decisione di Chiara Appendino di smantellare con la forza il mercato del Barattolo suscita sdegno e riprovazione. Un’operazione che sa molto di ghettizzazione. Si è deciso di espellere dal Balon, storico mercato delle pulci di Torino, i venditori più poveri, quelli che campano della vendita di oggetti usati, di poco valore, raccattati nei cassonetti o nella pulizia delle soffitte o scantinati. Oggetti che peraltro raccolgono l’interesse di un considerevole fetta di pubblico. Lo si è fatto in una maniera violenta, col posizionamento di barriere di cemento, l’impiego di forze di polizia. Obbiettivo del comune nascondere il più possibile i venditori poveri, relegarli in zona periferica, dietro al cimitero della città. Il che significa togliere loro la possibilità di lavorare, di incontrare persone, di potere usufruire di un reddito minimo. La decisione del Comune va rigettata in quanto foriera di problemi più che di soluzioni in una città attanagliata dalla crisi e da fenomeni di impoverimento sociale. Le criticità che ci sono relativamente a fenomeni di microillegalità o a problematicità di convivenza col quartiere che finora ha ospitato il Barattolo non si risolvono con il pugno di ferro,con espulsioni ma con scelte politiche di integrazione e garanzia di sussistenza a una fascia considerevole di persone che vivono di lavori precari e umili. No a politiche di segregazione!”(Ezio Locatelli).
Torino, 5 ottobre 2019

Locatelli (Prc-Se): la sindaca di Torino, sull’AV, dalla padella alla brace

1 Ott

Ezio Locatelli, segretario provinciale di Torino, dichiara:

“Non è un’allucinazione. Chiara Appendino non è più Chiara Appendino. La sindaca di Torino, in piena mutazione genetica, al pari del M5S cui è iscritta, ieri al convegno dell’Unione Industriali se n’è uscita dicendo non solo che “sul Tav i giochi sono fatti, che l’opera si fa”. La sindaca mutante di Torino, la stessa che aveva iniziato la sua carriera politica partecipando alle proteste No Tav, ha rilanciato parlando del progetto di collegare Milano Torino in appena sette minuti tramite Hyperloop, una tecnologia di trasporto ad altissima velocità, una sorta di treno lanciato a 1200 chilometri orari all’interno di tubi a bassa pressione. Un progetto su cui starebbe lavorando in simbiosi con Giuseppe Sala, sindaco di Milano. Obiettivo, viene detto, è “accorciare i tempi e rendere i viaggi sempre più comodi”. Altro che tunnel di 57 chilometri del Monviso per la realizzazione dell’AV Torino Lione, qui il progetto consta di un mastodontico manufatto di cemento e acciaio di 144 chilometri. Un’opera costosissima, a forte consumo di territorio, altamente energivora, del tutto avulsa dalla domanda reale di trasporto pubblico. Una cosa simile dovrebbe essere realizzata tra Milano e Bologna, su una percorrenza di 213 chilometri, con buona pace delle ripercussioni in materia di cambiamenti climatici. Progetti semplicemente assurdi, tanto più a fronte di centinaia di migliaia di pendolari per lavoro e studio che subiscono disagi e ritardi continui. Basta con progetti insostenibili, in rotta di collisione con la necessità di rilanciare il trasporto pubblico collettivo e di attuare un risparmio di territorio e di consumi energetici. No al Tav in Valsusa, no a Hyperloop. La mobilitazione continua. Non abbiamo alcuna intenzione di cadere dalla padella alla brace”.

Torino, 1 ottobre 2019

Ezio Locatelli (Prc-SE): a Torino combattere i cambiamenti climatici significa dire no alla linea di AV Torino-Lione

25 Set

Il 27 settembre è importante essere in piazza per il diritto fondamentale a un futuro vivibile, contro i disastri climatici, rigettando i tentativi di scippare il vero significato della mobilitazione. Ormai è sempre più difficile negare il fatto che siamo in piena emergenza climatica, col rischio di processi di riscaldamento irreversibili tali da rendere invivibile intere parti del pianeta. Tuttavia, al di là delle petizioni di principio, siamo in presenza di un sistema economico e politico fondato sui profitti privati che continua a voler perseguire scelte devastanti. Esempio eclatante la scelta di realizzare una nuova linea di AV Torino Lione, invece che usare e modernizzare la linea già esistente. Un’opera che non solo è anacronistica, inutile e costosissima ma che è ad altissimo impatto ambientale e all’origine di forti emissioni climalteranti. Si calcola che nei prossimi dieci anni il cantiere Tav, qualora l’opera venisse realizzata, in specie se venisse realizzato lo scavo del tunnel di 57,5 chilometri sotto il Moncenisio, produrrebbe l’emissione di 12 milioni di tonnellate di CO2. Un impatto insostenibile in una situazione drammatica in cui non c’è più tempo, a fronte della necessità di agire subito prima che sia troppo tardi. In questi giorni imprese, governi, media sembrano mostrare attenzione per una questione dirompente, non più ignorabile. Parlano per lo più con lingua biforcuta. Da una parte si dicono partecipi alla battaglia per il contenimento del riscaldamento climatico. Dall’altra continuano a sponsorizzare scelte scellerate. C’è un’unica possibilità per produrre una inversione di tendenza che è quella di far crescere la mobilitazione sociale, di rivolgerla contro un sistema fondato sulle disuguaglianze sociali, le guerre economiche e militari, il saccheggio ambientale. E’ ora di dire basta a questo sistema.

Domande mal poste

19 Set

Ma, alla fin fine, è bene o no che Renzi – una delle attuali espressioni della politica politicante – sia fuoriuscito dal Pd? Il Pd sarà o no indotto a spostarsi a sinistra? Domande mal poste ingenerate ancora una volta da aspettative fuori luogo. In queste ore il Pd è impegnato a non dare l’idea di essere un partito che rimbalza a sinistra. Nessuna reminescenza socialdemocratica, nessun ritorno a una idea partigiana di sinistra, nessun ritorno al proporzionale. Non c’è da stupirsi. Il Pd, a prescindere da Renzi, ha da tempo mutato la sua natura, ha cambiato i suoi riferimenti sociali, ha fatto propria la cultura del sistema e delle sue classi dirigenti. Del resto Veltroni, all’atto della fondazione del Pd, fu chiaro nell’indicare chiaramente la collocazione reale del Pd: un partito “non di sinistra ma riformista”. Dove per riformista si sottolineava la piena disponibilità a rimettere in discussione il quadro dei diritti democratici e sociali conquistato nel ciclo sociale e politico precedente. Piena disponibilità al pari di altri soggetti facenti parte di un quadro politico tendenzialmente uniformato dal primato attribuito all’impresa e al mercato. Un quadro uniformato e al tempo stesso attraversato da una forte competizione finalizzata al posizionamento politico. Più che porsi domande capziose il tema da affrontare attiene più che mai alla costruzione di un movimento di opposizione sociale, di una soggettività politica antagonista, la sola possibilità che abbiamo di riempire un vuoto di prospettiva, di pensare a una cambiamento reale.

E.L.