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Locatelli (Prc-Se): Basta dare credito ai padroni di Fca

18 Gen

FCA“Ricordate i molti peana di qualche settimana fa da parte di tutte le forze politiche di centrodestra, centrosinistra, M5S  e da parte delle forze sindacali (esclusa la Fiom e i sindacati di base) nei confronti di FCA per i piani di investimento, di rilancio dell’occupazione?”, chiede Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino. “Aria fritta. In men che non si dica è cambiato tutto. Prima  Mike Manley, amministratore delegato di Fca, con la scusa di un supposto cambiamento delle condizioni di mercato, ha ritrattato tutto. Adesso la decisione è di  abbandonare il secondo turno lavorativo alle carrozzerie di Mirafiori e la Maserati di Grugliasco. Altro che rilancio delle produzioni, altro che piena occupazione, siamo all’ennesima presa in giro dei lavoratori e delle lavoratrici. Tutto ciò accade in presenza di un governo nazionale e di amministrazioni locali insipienti, subalterne da sempre ai voleri del padronato Fca-Fiat. Rilanciamo la lotta contro un padronato che pensa solo ad avere le mani libere!”

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Ezio Locatelli (Prc-Se): basta piegarsi ai ricatti di Fca. Sbagliato il rinvio di un confronto pubblico

13 Dic

FCALa Fca (ex Fiat) perde il pelo ma non il vizio. La decisione dei vertici aziendali di disertare il confronto con i Consigli della Regione Piemonte e del Comune di Torino programmato in data odierna la dice lunga sulla effettiva volontà di un confronto dell’azienda riguardo i propri intendimenti industriali che tenga conto degli interessi pubblici. Motivo della decisione aziendale: il provvedimento ventilato dal governo di un’ecotassa sugli autoveicoli ad alimentazione tradizionale (benzina e diesel) in quanto lo stesso “cambia i presupposti del nostro piano industriale”. Invece che discutere a carte scoperte dell’annunciato piano di rilancio industriale ed occupazionale, certo anche dell’efficacia o meno del provvedimento bonus/malus per incentivare l’acquisto di auto elettriche ed ibride, la Fca ricatta. La qual cosa dovrebbe suscitare indignazione. E invece ancora una volta dalla parte di Fca si schierano all’unisono tutte quelle forze politiche (di centrodestra e centrosinistra) e sindacali (Fim e Uilm) che in questi anni non hanno trovato di meglio che avvallare le scelte aziendali di riduzione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori in cambio di impegni produttivi ed occupazionali mai rispettati. Tutti a corte di Fca ad eccezione della Fiom e sindacati di base. La verità è che il piano industriale presentato di recente dal nuovo amministratore delegato Mike Manley è un piano aleatorio che fa acqua da molte parti. Sbagliato è il rinvio sine die della seduta congiunta già programmata tra i Consigli regionale del Piemonte e comunale di Torino. Invece che piegarsi ai voleri di un’azienda sempre più distante da Torino e dall’Italia le istituzioni farebbero meglio ad esercitare fino in fondo le proprie prerogative di controllo e di affermazione dell’interesse pubblico, a cominciare dall’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori a non essere presi in giro per l’ennesima volta.

Torino, 13 dicembre 2018

Dalla parte degli sfruttati e non di Marchionne

23 Lug

FCAQuanto valore viene dato a Marchionne? Fino a ieri sappiamo. Nel 2014, anno della fusione Fiat Chrysler, tra stipendio, premi e azioni, l’ad ha incassato 60 milioni di euro. Senza parlare degli altri anni. Una montagna di soldi , più di quanto avessero percepito 3 mila lavoratori tutti assieme. Nei peana a non finire di questi giorni è stato detto che Marchionne ha compiuto il miracolo del risanamento della Fiat e del rialzo delle quotazioni in Borsa dei titoli aziendali. Peccato che Marchionne è anche colui che ha ridotto drasticamente la forza lavoro da 120 mila unità del 2000 alle 21 mila di oggi. A Mirafiori, nel più grande stabilimento d’Europa, è rimasto poco più di nulla. Una vera e propria debacle dal punto di vista occupazionale. Ed ancora: Marchionne è colui che più di altri ha ridotto la forza lavoro a merce, a variabile dipendente della produzione e della profittabilità aziendale. Da una parte la vita di un uomo che ha impersonato alla perfezione i progetti del capitalismo globale finanziario di contrazione di occupazione, diritti, negazione della dignità del lavoro, una vita soppesata a peso d’oro. Dall’altra parte vite di lavoratori e lavoratrici che, dal punto di vista padronale, sono vite che contano poco o nulla, forza lavoro usa e getta. Ora che le condizioni di salute di Marchionne lasciano presagire il peggio l’apprensione è per le oscillazioni dei mercati finanziari. Ancora una volta i lavoratori vengono in secondo piano o nemmeno vengono menzionati. Titolano allarmati alcuni quotidiani online: “per i titoli del gruppo apertura a Piazza Affari in profondo rosso”. Mike Manley nominato, senza perdere troppo tempo, nuovo amministratore delegato è chiamato, come il suo predecessore, a rassicurare e garantire in primis i mercati finanziari. Anche la sua dedizione alla causa capitalistica sarà ripagata a peso d’oro. Sino a quando servirà. Tanto denaro in cambio di tanto più denaro. A pensarci bene niente che dia per davvero dignità e valore alla vita. Dignità e valore lo dà la lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione dell’uomo sull’uomo, la lotta per un mondo migliore e più giusto. Per questo nessun peana da parte nostra nei confronti di un manager, definito dai suoi simili, “geniale”, “visionario” ma che ha usato questa sua capacità per fare gli interessi della classe degli sfruttatori e degli speculatori finanziari. (e.l.)

Torino, 23 luglio 2018

LOCATELLI (PRC-SE): LE ELEZIONI A MIRAFIORI PRIVE DI LEGITTIMITA’ DEMOCRATICA. LA LOTTA CONTRO MARCHIONNE VA AVANTI

30 Giu

FCASia chiaro, i risultati che in queste ore sono sbandierati circa l’elezione dei delegati alle Carrozzerie Mirafiori di Torino sono il frutto di una consultazione priva di qualsiasi legittimità democratica. Per la seconda volta i sindacati non sottoscrittori del contratto aziendale capestro del gruppo Fca, in primis la Fiom, sono stati esclusi da una consultazione a cui hanno potuto accedere solo le organizzazioni collaborative con la direzione aziendale Fca.. Il risultato, almeno sulla carta, è che il primo sindacato uscito dalle urne risulta essere la Fismic Confsal, ovvero la sigla più legata ai voleri e ai programmi di Sergio Marchionne. A seguire Uilm, Fim, Ugl, Associazione Quadri e Capi ovvero tutto il meglio o il peggio del collaborazionismo aziendale. Fca normalizzata secondo i voleri aziendali? Ma neanche per sogno, tanto più in presenza dello sciopero degli stabilimenti Fca sparsi nel resto l’Italia contro le pesanti condizioni lavorative e i bassi salari. E neanche a Mirafiori situazione normalizzata dove una buona percentuale di lavoratori non si è prestata ad avallare un voto limitativo della libertà di azione del sindacato, delle lavoratrici e dei lavoratori.. Al di là di un pronunciamento inficiato da un clima di ricatti e esclusioni la lotta contro il modello Marchionne di spoliazione di diritti, di intensificazione dello sfruttamento della forza lavoro, di assenza di reali impegni produttivi e occupazionali va avanti.
Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se Torino
Torino, 30.06.2017

Locatelli e Flamini (Prc-Se): Basta frottole sui destini della FCA di Mirafiori e nel resto d’Italia. Serve un piano industriale

28 Mag

Ezio Locatelli, segretario provinciale di Torino e Enrico Flamini, responsabile nazionale lavoro, ambedue della segreteria nazionale Prc-Se hanno rilasciato la seguente dichiarazione sul recente accordo Governo- FCA:

“Siamo ai soliti proclami privi di qualsiasi riscontro. Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e Claudio Calenda, Ministro per lo Sviluppo, sbandierano l’accordo intervenuto in sede governativa in base al quale FCA (ex Fiat)  si impegna a spendere 300 milioni circa in ricerca e innovazione a beneficio di Mirafiori e del centro di ricerca di Orbassano (Torino) nonché dei siti di Pomigliano d’Arco (Napoli) e Trento. A questa cifra si aggiungono 27 milioni di incentivi pubblici generosamente elargiti dal Ministero dello sviluppo (19 milioni) e dalla Regione Piemonte (9 milioni). Gli investimenti dovrebbero essere finalizzati alla progettazione e produzione di motori a trazione elettrica. Questi investimenti, spiega il Ministero in una nota, “confermano la scelta strategica di voler rafforzare FCA in Italia … con ricadute positive per le Regioni e Il Sistema Paese”. Gli fa eco Chiamparino. “è un bel segnale che conferma un’inversione di tendenza”. Parole vuote che prendono ancora una volta in giro lavoratori e cittadini. L’accordo intervenuto non è in grado di garantire nulla di nulla. Intanto l’accordo non prevede alcuna contropartita in termini occupazionali. Detto ciò il rilancio di uno o più centri di ricerca e di innovazione finalizzati alla produzione di nuovi modelli necessiterebbe di cifre ben al di là di quelle prospettate da FCA – la Volkswagen spende 13 miliardi ogni anno in ricerca e sviluppo –  ancor più se finalizzate a ridefinire in tutto o in parte la gamma produttiva degli stabilimenti col lancio di nuovi modelli ibridi. Solo per il lancio di un nuovo modello ibrido servirebbe un investimento di circa un miliardo di euro, una cifra assai lontana da quelle dichiarate da FCA. La verità è che non c’è alcuna inversione di tendenza riguardo a una azienda lasciata in questi anni andare alla deriva, nessuna specificazione di tempi e modi di impiego degli scarsi investimenti previsti, nessun piano industriale. Invece che parlare a vanvera, a giocare il ruolo di comprimari, a  continuare a foraggiare la FCA a fondo perduto, Calenda e Chiamparino farebbero meglio a cambiare registro. Il gioco negoziale sui tempi, le modalità e sui contenuti di un rilancio del sistema produttivo non può essere lasciato, così come finora è stato, nelle mani della direzione di FCA. Occorre un intervento pubblico da parte di governo e enti territoriali che non lasci spazio alle frottole di chi in tutti questi anni ha avuto modo di dimostrare l’assenza di credibilità, ovvero che l’unico scopo era il profitto e non certo la tenuta occupazionale o della capacità progettuale e  produttiva delle aziende presenti a Torino e in Italia.

Torino/Roma 28 maggio 2017

FIAT-LOCATELLI(PRC): DIETRO LA DISSOLUZIONE DI UNA AZIENDA UN’INTERA CLASSE POLITICA E DI GOVERNO

1 Ago

lingotto-2Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc di Torino ha rilasciato la seguente dichiarazione:
Non si tratta solo dell’abbandono di Torino e dell’Italia quale sede legale della nuova società, la FCA, nata dalla fusione di Fiat-Chrysler votata oggi dagli azionisti Fiat al Lingotto. Il problema vero riguarda il disimpegno in atto da tempo riguardo le attività di progettazione e di produzione che hanno ripetutamente disatteso qualsiasi ipotesi di rilancio dell’azienda in Italia. Disimpegno attuato dopo aver sacrificato diritti lavorativi e occupazione e fatto man bassa di coperture pubbliche. Le rassicurazioni di queste ore della famiglia Agnelli-Elkann e di Marchionne sul “non lasceremo l’Italia” sono aria fritta. La Fiat-Chrysler, ancor più di ieri, agirà nell’assoluto disinteresse dei contesti locali, nella fattispecie del traballante contesto italiano. Quello che non può e non deve essere dimenticato è che se siamo arrivati a questo punto di dissoluzione lo si deve anche all’insipienza dei sindacati collaborativi (con l’esclusione di Fiom e del sindacalismo di base), alle coperture politiche di una classe politica di governo locale e nazionale – Fassino e Chiamparino in testa sul piano locale- che non hanno mai mancato di lesinare il proprio appoggio alle strategie dei padroni della Fiat. Tutti questi signori hanno la loro parte di responsabilità. Tutti questi signori devono essere quanto prima mandati a casa.
Torino, 1 agosto 2014