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Dalla parte degli sfruttati e non di Marchionne

23 Lug

FCAQuanto valore viene dato a Marchionne? Fino a ieri sappiamo. Nel 2014, anno della fusione Fiat Chrysler, tra stipendio, premi e azioni, l’ad ha incassato 60 milioni di euro. Senza parlare degli altri anni. Una montagna di soldi , più di quanto avessero percepito 3 mila lavoratori tutti assieme. Nei peana a non finire di questi giorni è stato detto che Marchionne ha compiuto il miracolo del risanamento della Fiat e del rialzo delle quotazioni in Borsa dei titoli aziendali. Peccato che Marchionne è anche colui che ha ridotto drasticamente la forza lavoro da 120 mila unità del 2000 alle 21 mila di oggi. A Mirafiori, nel più grande stabilimento d’Europa, è rimasto poco più di nulla. Una vera e propria debacle dal punto di vista occupazionale. Ed ancora: Marchionne è colui che più di altri ha ridotto la forza lavoro a merce, a variabile dipendente della produzione e della profittabilità aziendale. Da una parte la vita di un uomo che ha impersonato alla perfezione i progetti del capitalismo globale finanziario di contrazione di occupazione, diritti, negazione della dignità del lavoro, una vita soppesata a peso d’oro. Dall’altra parte vite di lavoratori e lavoratrici che, dal punto di vista padronale, sono vite che contano poco o nulla, forza lavoro usa e getta. Ora che le condizioni di salute di Marchionne lasciano presagire il peggio l’apprensione è per le oscillazioni dei mercati finanziari. Ancora una volta i lavoratori vengono in secondo piano o nemmeno vengono menzionati. Titolano allarmati alcuni quotidiani online: “per i titoli del gruppo apertura a Piazza Affari in profondo rosso”. Mike Manley nominato, senza perdere troppo tempo, nuovo amministratore delegato è chiamato, come il suo predecessore, a rassicurare e garantire in primis i mercati finanziari. Anche la sua dedizione alla causa capitalistica sarà ripagata a peso d’oro. Sino a quando servirà. Tanto denaro in cambio di tanto più denaro. A pensarci bene niente che dia per davvero dignità e valore alla vita. Dignità e valore lo dà la lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione dell’uomo sull’uomo, la lotta per un mondo migliore e più giusto. Per questo nessun peana da parte nostra nei confronti di un manager, definito dai suoi simili, “geniale”, “visionario” ma che ha usato questa sua capacità per fare gli interessi della classe degli sfruttatori e degli speculatori finanziari. (e.l.)

Torino, 23 luglio 2018

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FIAT-LOCATELLI(PRC): DIETRO LA DISSOLUZIONE DI UNA AZIENDA UN’INTERA CLASSE POLITICA E DI GOVERNO

1 Ago

lingotto-2Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc di Torino ha rilasciato la seguente dichiarazione:
Non si tratta solo dell’abbandono di Torino e dell’Italia quale sede legale della nuova società, la FCA, nata dalla fusione di Fiat-Chrysler votata oggi dagli azionisti Fiat al Lingotto. Il problema vero riguarda il disimpegno in atto da tempo riguardo le attività di progettazione e di produzione che hanno ripetutamente disatteso qualsiasi ipotesi di rilancio dell’azienda in Italia. Disimpegno attuato dopo aver sacrificato diritti lavorativi e occupazione e fatto man bassa di coperture pubbliche. Le rassicurazioni di queste ore della famiglia Agnelli-Elkann e di Marchionne sul “non lasceremo l’Italia” sono aria fritta. La Fiat-Chrysler, ancor più di ieri, agirà nell’assoluto disinteresse dei contesti locali, nella fattispecie del traballante contesto italiano. Quello che non può e non deve essere dimenticato è che se siamo arrivati a questo punto di dissoluzione lo si deve anche all’insipienza dei sindacati collaborativi (con l’esclusione di Fiom e del sindacalismo di base), alle coperture politiche di una classe politica di governo locale e nazionale – Fassino e Chiamparino in testa sul piano locale- che non hanno mai mancato di lesinare il proprio appoggio alle strategie dei padroni della Fiat. Tutti questi signori hanno la loro parte di responsabilità. Tutti questi signori devono essere quanto prima mandati a casa.
Torino, 1 agosto 2014

FIAT-MARCHIONNE: RESPINGIAMO I RICATTI DEL PADRONE

20 Giu

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc e Cadigia Perini, responsabile lavoro provinciale Prc dichiarano:

“Quello di Marcsergio-marchionne-fiat1hionne nei confronti dei lavoratori della Fiat è una ritorsione vergognosa che ci riporta alla protervia dei vecchi padroni delle ferriere. Marchionne, dopo aver bollato il legittimo sciopero indetto dalla Fiom sulle condizioni di lavoro come “incomprensibile, irrazionale e ingiustificato”, con una lettera ai dipendenti scarica sui lavoratori “ribelli” tutte le possibili disgrazie a partire dalla cancellazione di “opportunità preziose” fino a paventare non meglio precisate “perdite produttive”, tentando di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Da un lato i buoni, quelli che lavorano a testa bassa accettando qualsiasi condizione. “E’ la crisi che lo chiede” questo è l’ennesimo ricatto rivolto contro i lavoratori. Dall’altro i cattivi, quelli che pensano che ai diritti sulla sicurezza e sulla dignità del lavoro non si deve rinunciare mai, nemmeno, anzi meno che mai, in tempi di crisi.

Ma la protervia del manager al quale, ricordiamo, la coppia Fassino-Chiamparino non ha mai mancato di stendere tappeti rossi, non si ferma qui. A fronte della dichiarazione di blocco degli straordinari proclamato in tutti gli stabilimenti del gruppo, Marchionne per ritorsione blocca il trasferimento di 500 operai della Fiat Mirafiori alla Maserati di Grugliasco. Un atto grave che dimostra ancora una volta l’arroganza di un padrone che può agire liberamente, solo perché trova un governo prono che non chiede conto di azioni e programmi industriali.
Un governo che: preferisce regalare qualcosa ai lavoratori (vedi i famosi 80 €) piuttosto che riconoscere il diritto degli stessi a contrattare  sul fisco, sulle pensioni, sul salario, sul mercato del lavoro; blocca i contratti pubblici e smantella la pubblica amminstrazione.

Per Marchionne, Renzi e Confindustria la ripresa, se mai ci sarà, dovrà essere senza diritti per i lavoratori.

Questi continui e sempre più intollerabili ricatti padronali vanno respinti una volta per tutte”.

Torino, 20 giugno 2014

FIAT VIA DA TORINO CON IL VERGOGNOSO BENEPLACITO DI FASSINO-CHIAMPARINO & C

29 Gen

DSCF1277FIAT- LOCATELLI (PRC): FIAT VIA DA TORINO CON IL VERGOGNOSO BENEPLACITO DI FASSINO-CHIAMPARINO & C

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc Torino ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“A Torino siamo in presenza più che ad una classe politica e di governo a degli struzzi che non sanno o fanno finta di non vedere la realtà. Non si può derubricare, come fanno Piero Fassino e Sergio Chiamparino, lo spostamento all’estero della sede legale (e fiscale) Fiat, dopo la fusione intervenuta con Crysler, a mero “vulnus simbolico” tale da non incidere minimamente sulle prospettive di tenuta aziendale, produttiva e occupazionale per quanto riguarda Torino e il resto del Paese.

Già di per sè l’operazione di fusione Fiat Crysler è segnata da una prevalente visione finanziaria, di massimizzazione dei rendimenti finanziari e del valore di mercato dell’impresa più che da una strategia di effettivo rilancio industriale. Ancor più per Torino e il nostro Paese questa idea di rilancio non esiste se non nella testa di Fassino e Chiamparino che ancora una volta rassicurano sugli intenti di Marchionne di “mantenere le attuali presenze produttive nell’area torinese”. Questi intenti sono riferiti a poche produzioni e modelli che non sono certo in grado di prospettare, non dico una ripresa ma anche semplicemente, una tenuta delle attuali condizioni  di produzione e di occupazione.

La verità è che per anni ci hanno raccontato un fracco di frottole su una idea di rilancio della Fiat che aveva come prerequisito l’attacco all’occupazione e ai diritti dei lavoratori. Complice di queste frottole una classe politica subalterna o asservita agli interessi Fiat.

In un’intervista di oggi ad un quotidiano torinese Chiamparino parla, senza pudore e senza vergogna, dei suoi incontri conviviali e delle sue partite a scopone, di quando era sindaco, con Marchionne. Partite a scopone che, annota il cronista, “aiutavano la condivisione dei problemi che toccavano certamente il primo gruppo industriale ma anche Torino”. Quale migliore immagine per dire che Marchionne e Chiamparino & C. in fondo sono due facce della stessa medaglia. Due forme di potere e di governo piegate all’interesse d’impresa, del profitto e della finanza che hanno la responsabilità di aver condiviso e portato avanti politiche di spoliazione di attività industriali, di diritti del lavoro, di occupazione”.

Torino, 29 gennaio 2014

MARCHIONNE ED ELKANN SUL NUOVO STABILIMENTO DELLA MASERATI SPACCIANO LUCCIOLE PER LANTERNE

30 Gen

EX-BERTONE-automotonews.com_-610x43012“No, noi non intendiamo unirci al coro di quanti hanno espresso entusiasmo per le parole di Marchionne e Elkann che a proposito dell’apertura del nuovo stabilimento della Maserati a Grugliasco (To), nato sulle ceneri della Bertone, parlano dell’avvio di “una nuova era”.

Se il reimpiego di 500 lavoratori, su 1050 dell’ex Bertone, è un fatto per certi aspetti positivo al tempo stesso ci paiono del tutto spropositate e irrealistiche le previsioni di commercializzazione delle vetture Maserati in base alle quali dovrebbe essere garantito il riassorbimento di tutte le unità lavorative dell’ex Bertone e la tenuta occupazionale nei due stabilimenti della Maserati (Grugliasco e Modena)”, sottolinea Ezio Locatelli, segretario provinciale PRC Torino.

 Si è parlato di una previsione di commercializzazione ogni anno, per gli anni a venire, di 70/80 mila nuove vetture a fronte di un venduto attuale nell’ordine di 5.500 vetture e  che è stato negli anni scorsi, nel picco più alto di vendite, di 8.000 vetture. Francamente quelle dello stato maggiore della Fiat ci sembrano delle sparate, delle sbruffonerie che oltre che essere prive di riscontro con la realtà, rischiano di sottacere progetti di ristrutturazione più complessivi.

La Fiat in questi anni, una volta appurato il mancato raggiungimento degli obiettivi dichiarati, ha sempre proceduto nella ristrutturazione e nella dismissione occupazionale operando al ribasso sul complesso delle unità produttive. Per questo ci sembra del tutto fuori luogo avvalorare il can can mediatico di Marchionne ed Elkann che spacciano lucciole per lanterne.

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc Torino

Torino, 30 gennaio 2013

NUOVO PIANO MARCHIONNE SENZA CREDIBILITA’ E FONDAMENTO. SOTTRARRE LA FIAT ALLE STRATEGIE DI DISIMPEGNO E ABBANDONO

30 Ott

LOCATELLI (PRC/FDS): NUOVO PIANO MARCHIONNE SENZA CREDIBILITA’ E FONDAMENTO. SOTTRARRE LA FIAT ALLE STRATEGIE DI DISIMPEGNO E ABBANDONO

Questa mattina una delegazione di Rifondazione Comunista ha partecipato al presidio indetto dalla Fiom davanti al Lingotto di Torino in previsione della presentazione del nuovo piano Marchionne sulla Fiat. Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc/Fds di Torino, presente alla manifestazione ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Il piano che Sergio Marchionne  andrà a presentare nelle prossime ore non ha e non può avere alcun fondamento e credibilità. Non l’aveva al momento del piano “Fabbrica Italia” archiviato anzitempo dopo essere stato usato come specchietto per le allodole per ridurre diritti, rappresentanza e costo del lavoro. Tantomeno oggi, nella perdurante assenza di un disegno strategico sull’innovazione di prodotto,  la Fiat ha alcuna possibilità di ripresa di <competitivtà>. Quando una azienda automobilistica interrompe la progettazione di nuovi modelli, come ha fatto l’azienda di Torino, vuol dire una cosa sola, che le scelte vanno nel senso di un disimpegno per quanto riguarda i mercati più difficili come lo sono in questo momento i mercati italiano ed europeo.  Scelte di disimpegno,  sia detto,  su cui hanno sempre più influenza i fondi speculativi di investimento che hanno rafforzato la loro presenza azionaria nel capitale Fiat.  Parlare semplicemente di perdita di quote di mercato e di crisi di settore è una litania trita e ritrita. Come dimostra il caso di altre case automobilistiche europee la crisi di settore può valere per alcuni e meno per altri. Dipende dalle scelte che si fanno.  Basta farsi bidonare da una azienda che dopo avere nel corso degli anni  drenato una quantità inverosimile di soldi pubblici ha mancato di fare investimenti. Basta con la complicità dei partiti di governo e dei sindacati gialli che coprono la deriva della Fiat e la spoliazione dei lavoratori. A questo punto è allo Stato,  al Governo a cui va chiesto con forza di fare la loro parte, di assumersi la responsabilità di un intervento – non assistenziale ma diretto avendo gli strumenti per farlo – atto a garantire un piano industriale e di tutela dell’occupazione per sottrarre la Fiat alle strategie di disimpegno e di abbandono”.

Torino, 30.11.2012

Marchionne e le buffonate di una classe dirigente

17 Set

Marchionne, la Fiat e le buffonate di una classe dirigente

Il leghista Cota, presidente della Giunta Piemonte, con una dichiarazione tonante dice che ” se la Fiat lascia Torino, lui guiderà la protesta”. Preoccupazioni bipartisan sono espresse dai partiti che sostengono il governo Monti (Pd, Udc, Pdl) anche se nessuno di questi sa che pesci pigliare. Le idee chiare le ha un ex sottosegretario di governo, tal Giachino, il quale propone di offrire a Fiat, per tenerla in Italia, la “realizzazione immediata di Tav e grandi opere”. Il sindaco Fassino rompe finalmente il silenzio per dire che nei giorni scorsi ha incontrato Marchionne il quale gli ha dato rassicurazioni che “da Fiat non ci sarà nessuna decisione schioccante”. Siamo a posto adesso che sappiamo che Marchionne farà gran uso di vaselina? Cisl e Uil, dal canto loro, “vogliono vederci chiaro”. Monti, di là di frasi di circostanza, non ha molto da dire perché per lui le imprese devono fare quello che vogliono. E potremmo continuare ancora con tante altre vacue uscite che lasciano il tempo che trovano. Nessuno che dica, per esempio – tranne Rifondazione Comunista – Fiat vuole abbandonare l’Italia? allora nazionalizziamola! Il fatto è che tutta questa gente oltre a prodigarsi in questi anni nel riconoscere soldi e prebende alla Fiat si è molto prodigata per avvallare il ricatto di Marchionne volto a ridurre diritti e rappresentanza sindacale dicendo che questo avrebbe garantito continuità produttiva e occupazionale. Tutte balle! A voi tutta questa gente vi sembra seria, credibile, affidabile? Io penso che gran parte di questa gente meriterebbe semplicemente di essere cacciata a casa!