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Locatelli (Prc-Se): la sindaca di Torino, sull’AV, dalla padella alla brace

1 Ott

Ezio Locatelli, segretario provinciale di Torino, dichiara:

“Non è un’allucinazione. Chiara Appendino non è più Chiara Appendino. La sindaca di Torino, in piena mutazione genetica, al pari del M5S cui è iscritta, ieri al convegno dell’Unione Industriali se n’è uscita dicendo non solo che “sul Tav i giochi sono fatti, che l’opera si fa”. La sindaca mutante di Torino, la stessa che aveva iniziato la sua carriera politica partecipando alle proteste No Tav, ha rilanciato parlando del progetto di collegare Milano Torino in appena sette minuti tramite Hyperloop, una tecnologia di trasporto ad altissima velocità, una sorta di treno lanciato a 1200 chilometri orari all’interno di tubi a bassa pressione. Un progetto su cui starebbe lavorando in simbiosi con Giuseppe Sala, sindaco di Milano. Obiettivo, viene detto, è “accorciare i tempi e rendere i viaggi sempre più comodi”. Altro che tunnel di 57 chilometri del Monviso per la realizzazione dell’AV Torino Lione, qui il progetto consta di un mastodontico manufatto di cemento e acciaio di 144 chilometri. Un’opera costosissima, a forte consumo di territorio, altamente energivora, del tutto avulsa dalla domanda reale di trasporto pubblico. Una cosa simile dovrebbe essere realizzata tra Milano e Bologna, su una percorrenza di 213 chilometri, con buona pace delle ripercussioni in materia di cambiamenti climatici. Progetti semplicemente assurdi, tanto più a fronte di centinaia di migliaia di pendolari per lavoro e studio che subiscono disagi e ritardi continui. Basta con progetti insostenibili, in rotta di collisione con la necessità di rilanciare il trasporto pubblico collettivo e di attuare un risparmio di territorio e di consumi energetici. No al Tav in Valsusa, no a Hyperloop. La mobilitazione continua. Non abbiamo alcuna intenzione di cadere dalla padella alla brace”.

Torino, 1 ottobre 2019

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29 Ago

Dunque, alla fine, è accordo politico tra M5S e Pd per dare vita al governo Conte. Un governo in continuità con quanto fatto negli ultimi 14 mesi insieme alla Lega, dice Di Maio. No, un nuovo governo di svolta dice Zingaretti. In ogni caso, al di là delle rappresentazioni di facciata, sul piano delle convergenze programmatiche si vede gran poco o niente. Per riprendere Luciano Gallino siamo sul piano della politica delle porte girevoli. Giusto bloccare le politiche fascistoidi e i deliri di onnipotenza che hanno portato Salvini a chiedere elezioni immediate per avere ”pieni poteri“. Auspicabile, quantomeno, l’approvazione di una legge elettorale in senso proporzionale al posto dell’attuale legge truffa. In tutta evidenza siamo in presenza di un problema di emergenza democratica che non può essere sottovalutato. Ma con le forze politiche e gli sponsor attualmente in campo c’è poco da aspettarsi. Tutte e tutti a rivendicare l’assoluta centralità di un’azione di governo, a premere per non mettere in discussione il connotato delle politiche economiche classiste in atto a livello europeo e di alleanze tra potenze atlantiche. Politiche antisociali che hanno drammaticamente allargato disuguaglianze, precarietà, insicurezza, povertà. Esattamente le politiche che hanno compromesso il rapporto con i settori popolari. Al di là della battuta d’arresto della destra estrema l’unica possibilità di contrasto di un regime populista reazionario e di inversione di tendenza può venire dalla ripresa delle lotte sociali, di istanze sociali radicali di eguaglianza, di riscatto sociale nonché dalla ricostruzione nel nostro paese di una soggettività politica a sinistra, antiliberista fautrice di un programma di attuazione dei principi sociali sanciti dalla Costituzione nata dalla lotta di Liberazione: diritti sociali e del lavoro, dignità della persona, eguaglianza, solidarietà, tutela dell’ambiente, ecc. Basta con i pieni poteri all’economia, al mercato e alla finanza che dettano ai governi le politiche antisociali a sostegno dei propri interessi. Nessun affidamento a un governo frutto della convergenza di due forze liberiste che trova il beneplacito interessato dei poteri forti. Lavoriamo per costruire un’alternativa di sistema.
29 agosto 2019

20 Ago

Né con Salvini né con Renzi. Ed ancora, a scanso di equivoci, nessun credito a forze di centrosinistra, centrodestra o M5S responsabili a vario titolo di politiche che hanno aumentato ingiustizie e disuguaglianze sociali. Se è un fatto positivo che il governo gialloverde,dopo le innumerevoli nefandezze compiute in questi mesi, sia arrivato al capolinea nessuno si illuda che dalla crisi politica si possa uscire con un semplice cambio di maggioranza. L’idea dell’ex Ministro degli Interni – un trasformista della peggiore specie – di andare ad elezioni anticipate per un mero calcolo di potere, sulla base di una legge elettorale truffa, falsificatoria del risultato elettorale, per di più invocando pieni poteri, era e rimane una idea pericolosa, da respingere. Ma detto ciò deve essere altrettanto chiaro che dalla crisi politica si esce soltanto con un cambio radicale di politiche economiche e sociali: lotta alle disuguaglianze sociali e alla precarietà, ripristino di diritti sociali e del lavoro, aumento dei salari e delle pensioni, lotta all’evasione fiscale e alle rendite parassitarie, imposte sui grandi patrimoni, taglio delle spese militari, no alla dissipazione di denaro pubblico in grandi opere inutili e speculative. Insieme a ciò la necessità che si vada alla revisione della legge elettorale in senso compitamente proporzionale. In una parola il tema è l’attuazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione. L’esatto contrario delle politiche portate avanti sinora. Difficile se non impossibile attendersi questo cambio dalle forze maggiori, variamente collocate, che allo stato attuale siedono in Parlamento, forze che compongono una classe dirigente ferocemente concorrenziale sulla scena politica ma largamente convergente sul piano degli indirizzi economici e politici. Ciò che manca e che va ricostruito nel nostro Paese è un conflitto sociale capace di sovvertire le priorità di governo, è una opposizione e una sinistra degna di questo nome. La ricostruzione di questo conflitto, di questo movimento di opposizione e di sinistra è l’impegno prioritario di Rifondazione Comunista.

20 agosto 2019

13 Ago

In un editoriale di oggi Ezio Mauro, a proposto della crisi politica aperta, parla del Big Bang del sistema politico che abbiamo conosciuto fin qui. “Sembra incredibile – continua Mauro – che una crisi di governo nata come una bassa resa dei conti all’interno del nuovo populismo italiano, dopo un anno di malgoverno, abbia la capacità e la portata di scardinare un meccanismo politico complesso e articolato in cui si raccolgono partiti, interessi legittimi, valori, partecipazione, rappresentanza. Ma è quel che sta accadendo”. Ed ancora “Un cambio d’epoca …. come risultato finale della furia antipolitica che ha investito negli ultimi anni le istituzioni, la repubblica e la democrazia, un processo di falsa rivoluzione e di vera delegittimazione repubblicana, che trova infine oggi il suo sbocco prevedibile e naturale in un’interpretazione di destra estrema della vicenda del Paese”. Tutto vero. Peccato che manca del tutto un’analisi delle cause e delle responsabilità. Il terreno del neopopulismo, spia del disagio sociale dei ceti medio-bassi, è stato preparato in anni di assunzione acritica delle politiche economiche classiste perseguite dal capitalismo finanziario a livello nazionale, europeo e mondiale. Politiche che hanno abbattuto diritti sociali, del lavoro, ingenerato crescenti disuguaglianze che sono all’origine della crisi profonda della nostra democrazia. Il principio di uguaglianza, la difesa del lavoro e della dignità delle persone sono il principio costituivo della nostra democrazia costituzionale. Principi che sono stati ampiamente disconosciuti e traditi. Capisco che per un quotidiano – La Repubblica – che è stato il principale sostenitore della necessità di una svolta in senso liberaldemocratico di una sinistra che poco alla volta ha rinunciato ad essere sinistra, a difendere gli interessi popolari, è difficile fare i conti con la realtà. Indubbiamente Salvini – e con lui la destra estrema – è un personaggio pericoloso, fascistoide che punta a una svolta autoritaria, a disconoscere i principi fondamentali della nostra Costituzione, a distruggere in via definitiva tutta la sostanza della nostra democrazia. Un personaggio funzionale ai poteri forti. Come se ne esce? Non tanto e non solo facendo muro politico in Parlamento – di certo l’agenda del capo della Lega va in ogni caso contrastata – ma cambiando radicalmente politica. Non più al servizio del capitale, non più succubi della Troika economica europea (Bce, Fmi, Commisisone europea) ma una politica mobilitata contro ogni forma di sfruttamento, di ingiustizia, di oppressione, schierata dalla parte dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari, dei soggetti più deboli. Ed inoltre più che pensare al taglio dei parlamentari (un diversivo che non risolve nulla) bisogna cassare una legge elettorale truffaldina fatta apposta per falsare le forme della rappresentanza politica. Un voto può dirsi su basi minimamente democratiche se fatto su base proporzionale, altrimenti non lo è.(e.l.)

13 agosto 2019

8 Ago

Col 33% elettorale il M5S era il primo partito italiano in grado di dettare l’agenda politica. In grado di impedire il Tav in Valsusa, i decreti sicurezza infami che sono stati approvati in Parlamento e tante altre porcherie convertite in legge. Non l’hanno fatto in ragione di un’alleanza di governo indecente, contro natura che ha concesso tutto a un personaggio da operetta, pericoloso, prone ai poteri forti similmente ad alcuni figuri del passato. Che succede adesso? Il governo cade, non cade? Per il momento il governo non cade. Mentre i 5 Stelle cadenti restano pateticamente aggrappati al governo (“il pronunciamento parlamentare non deve mettere in discussione il governo”) il capo della Lega decide di alzare la posta e di cucinare ancora per un po’, a fuoco lento, i rintronati soci di governo. Un gioco al massacro, privo di una opposizione parlamentare reale, giocato sulla pelle dei cittadini. Scrive oggi un’editorialista:”adesso la Tav è un’opera irreversibile”. Non è vero, non c’è nulla di irreversibile. Non è irreversibile la Tav, non è irreversibile l’ascesa di un blocco reazionario. Si tratta solo di costruire una opposizione sociale e politica degna di questo nome che metta insieme, senza chiusure e settarismi, movimenti e forze antiliberiste, antagoniste, antifasciste impegnate contro ogni forma di degrado e sfruttamento dell’uomo, della donna e della natura. (e.l.)

8 agosto 2019

Ezio Locatelli (Prc-Se): Costruire l’opposizione sociale e politica. Il Tav e le nefandezze del governo si possono sconfiggere

8 Ago

tav_FTG-182285_210x210Col 33% elettorale il M5S era il primo partito italiano in grado di dettare  l’agenda politica. In grado di impedire il Tav in Valsusa, i decreti sicurezza infami che sono stati approvati in Parlamento e tante altre porcherie convertite in legge. Non l’hanno fatto in ragione di un’alleanza di governo indecente, contro natura che ha concesso tutto a un personaggio da operetta, pericoloso, prone ai poteri forti similmente ad alcuni figuri del passato. Che succede adesso? Il governo cade, non cade? Per il momento il governo non cade. Mentre i 5 Stelle cadenti restano pateticamente aggrappati al governo (“il pronunciamento parlamentare non deve mettere in discussione il governo”) il capo della Lega decide di alzare la posta e di cucinare ancora per un po’, a fuoco lento, i rintronati soci di governo. Un gioco al massacro, privo di una opposizione parlamentare reale, giocato sulla pelle dei cittadini. Scrive oggi un’editorialista:”adesso la Tav è un’opera irreversibile”. Non è vero, non c’è nulla di irreversibile. Non è irreversibile la Tav, non è irreversibile l’ascesa di un blocco reazionario. Si tratta solo di costruire una opposizione sociale e politica degna di questo nome che metta insieme, senza chiusure e settarismi, movimenti e forze antiliberiste, antagoniste, antifasciste impegnate contro ogni forma di degrado e sfruttamento dell’uomo, della donna e della natura.

Locatelli (Prc-Se): sul Tav cadute le foglie di fico. Sabato in Valsusa per dire No al Tav, No alle politiche truffaldine

24 Lug

120129notvaEzio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino ha rilasciato questa dichiarazione:

“Alla fine, dopo tanto parlare, il governo ha scelto da che parte stare. Il Presidente del Consiglio Conte ha preannunciato il sì all’AV Torino Lione, un sì che è perfettamente in linea con il nulla osta dato in questi mesi a tutte le grandi male opere d’Italia. A niente è valsa l’analisi costi benefici che attestava l’insostenibilità economica di un’opera faraonica e inutile. Analisi occultata e accantonata.

Al dunque, a livello di governo, doveva prevalere il sistema di interessi affaristici che fomenta una delle più grandi truffe ai danni dello Stato e di tutti i cittadini italiani. Così è stato. E il M5S che sul No al Tav ha giurato e spergiurato? In perfetto stile pilatesco Di Maio pensa di salvarsi l’anima e di cavarsela dicendo:”noi rimaniamo contrari all’opera, decida il Parlamento”. Una contrarietà di facciata, tanto si sa che il partito trasversale degli affari che va dalla destra al cosiddetto centrosinistra, ha la maggioranza in Parlamento.

Basta teatrini politici, basta nascondersi dietro foglie di fico. Il M5S o rompe con il governo o diventa pienamente corresponsabile di una scelta devastante. Corresponsabile con tutte le conseguenze politiche del caso. L’AV in Valsusa è l’emblema di una politica truffaldina che nulla ha a che vedere con il rilancio e la modernizzazione del trasporto pubblico e collettivo, di una politica malata che pensa di lucrare sulla privatizzazione della spesa pubblica, sulla voragine del nostro debito pubblico, sull’affermazione di un sistema di relazioni sempre più stretto e distorto tra politica e affari. Contro questo sistema del malaffare bisogna continuare ad opporsi più che mai. Rifondazione Comunista partecipa e invita a partecipare alla manifestazione No Tav in programma sabato 27 luglio primo pomeriggio in Valsusa. Ora e sempre No Tav.”

Torino, 24 luglio 2019