Tag Archives: MONTI

LA SINISTRA NON SIA INUTILE MOSCA COCCHIERA

4 Feb

rifo e Rivoluzione_CivileQuando Bersani sbotta per le intemperanze di Monti, giudicandole eccessive, in tema di Statuto dei Lavoratori (“Lo Statuto è superato”) e di Monte dei Paschi di Siena (“il Pd non è avulso da responsabilità”) dicendo che “così salta l’alleanza futura” Bersani disvela il segreto di Pulcinella, quello che tutti sanno ma tendono a nascondere in corso di campagna elettorale. Dopo le elezioni l’accordo tra Bersani e Monti ci sarà, il che significa che nessun programma di avanzamento sociale avrà possibilità alcuna di essere portato avanti, al di là delle suggestioni di Vendola. Una volta stretta l’alleanza col Pd fondata sul fiscal compact, i vincoli di bilancio e il principio di maggioranza di coalizione c’è solo un ruolo cui Vendola può ambire, volente o nolente, quello di mosca cocchiera.

Io non penso che in questo momento ci siano soluzioni politiche salvifiche. Di una cosa però sono certo. Che non bisogna arrendersi, che bisogna ricostruire un’alternativa al liberismo, al sistema dei poteri forti, una sinistra degna di questo nome. Rivoluzione civile è un tassello di questo processo di ricostruzione per cui vale la pena impegnarsi ed è quello che stiamo facendo come Rifondazione Comunista. (Ezio Locatelli)

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PORTA SUSA, CONTRO LA POLITICA DELLA REPRESSIONE CI VUOLE UNA RIVOLUZIONE CIVILE

14 Gen

LOCATELLI (PRC): PORTA SUSA, CONTRO LA POLITICA DELLA REPRESSIONE CI VUOLE UNA RIVOLUZIONE CIVILE

porta susa“Ancora una volta assistiamo a repressione e uso smodato e ingiustificato della forza contro chi legittimamente protesta contro chi rappresenta i grandi poteri politici, finanziari ed economici, che hanno nel Tav il simbolo più eclatante”, sottolinea Ezio Locatelli, segretario provinciale PRC.

“Oggi all’inaugurazione della nuova stazione di Porta Nuova, le forze dell’ordine hanno reagito a slogan e qualche fumogeno, con cariche, trascinando brutalmente per terra dei giovani e con un fermo”.

“Il consesso del potere politico (dal centrista Monti, al democratico Fassino, dal leghista Cota e all’assessore di centro-destra Bonino)  ed economico (l’ad Trenitalia Moretti) esprime intolleranza verso chi – sempre più apertamente – contesta le politiche delle grandi opere e degli interessi finanziari, dimostrando come sia sempre più urgente e necessaria una rivoluzione civile in questo Paese”.

Torino, 14 Gennaio 2013

IL 3 DICEMBRE A LIONE CON I NOTAV. QUELLA DI MONTI, SULL’AV, E’ UNA POSIZIONE OTTUSA

27 Nov

IL 3 DICEMBRE A LIONE CON I NOTAV. PER LOCATELLI (PRC): QUELLA DI MONTI, SULL’AV, E’ UNA POSIZIONE OTTUSA
Rifondazione Comunista sarà presente alla manifestazione Notav che si terrà il 3 dicembre a Lione in occasione del summit Monti-Hollande, incontro che vede il Presidente del Consiglio  italiano fermamente intenzionato, costi quel che costi, a sancire la realizzazione della linea di alta velocità Torino-Lione.
Per Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc di Torino “ quella del Governo italiano è una posizione semplicemente ottusa, in rotta di collisione non soltanto con le valutazioni contrarie di tutti i maggiori studiosi  ed esperti in materia trasportistica ma anche con le valutazioni fortemente critiche della Corte dei Conti francese che parla di opera costosissima e di dubbia utilità.

Si sa che a Monti tutto ciò non importa nulla. Non importa se decine di miliardi di euro vengono buttati nel buco nero di un’opera scriteriata, distruttiva del territorio. Non importa se per realizzare quest’opera si devono tagliare fondi a scuole, sanità, assistenza, servizi pubblici. A uno come Monti, del tutto estraneo a una cultura sociale, costituzionale, interessa soltanto incentivare affari, finanza, profitti.

Il fatto grave è che ci siano parlamentari ed esponenti di centrodestra e  centrosinistra che continuano a sostenere scelte assurde di questo genere”.

Per coloro che intendono partecipare alla manifestazione è possibile contattare la Federazione Prc (tel. 011/460471) oltre, ovviamente, i referenti Notav della Val di Susa.

Torino, 27.11.2012

CAMPAGNA REFERENDARIA CONTRO LE POLITICHE DI MONTI

22 Nov

EZIO LOCATELLI (PRC): LAVORO, DIRITTI, DIGNITA’: VERE QUESTIONI PRIMARIE IN UNA CITTA’ CON TANTA DISOCCUPAZIONE, POVERTA’ E FINANCO DENUTRIZIONE
Sabato 24 e domenica 25 novembre Rifondazione Comunista di Torino sarà impegnata in una giornata di mobilitazione straordinaria per il lavoro, le pensioni e i diritti.  In molti punti della città e provincia saremo presenti con banchetti di raccolta firme referendarie.

Per Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc, “il governo Monti in questi mesi, con il sostegno di partiti di centrodestra e centrosinistra, ha intrapreso misure semplicemente disastrose come i licenziamenti senza giusta causa, lo smantellamento dei contratti nazionali collettivi, il taglio del welfare e dei servizi sociali. Oltre a colpire duramente lavoratrici e lavoratori, giovani precari, fasce sociali deboli queste misure sono del tutto inefficaci a produrre una ripresa dell’economia reale.

Risultato: un aumento spaventoso, soprattutto nella nostra provincia, dei tassi di disoccupazione, povertà, precarietà. E’ di questi giorni la notizia drammatica che a Torino, a scuola, si registrano sempre più casi di bambini denutriti appartenenti a famiglie impoverite dalla crisi.

Quel che è ancora più grave è che questo governo e i partiti che lo sostengono abbiano deciso di rendere permanenti le politiche di austerità e lo smantellamento del welfare, in ciò creando la premessa per uno scenario futuro ancora peggiore.

Proprio per questo è più che mai necessaria un’iniziativa di mobilitazione – anche attraverso la raccolta firme referendaria in corso – a tutela del lavoro, dei diritti, della dignità delle persone, dei nostri valori costituzionali.

Queste sono le vere questioni primarie, non il teatrino della politica politicante, su cui vale la pena di battersi”.

Torino, 22.11.2012

CONSIGLIO NAZIONALE FEDERAZIONE DELLA SINISTRA – 3/11/2012

4 Nov

SINTESI DELL’INTERVENTO DI EZIO LOCATELLI (PRC AL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA DEL 3 NOVEMBRE A ROMA

“In tutta evidenza molti di noi arrivano a questo incontro con degli orientamenti e dei convincimenti abbastanza definiti. Penso anch’io però che, al di là delle scelte che andremo a prendere, non dobbiamo rinunciare all’ascolto, al confronto tanto più in considerazione della complessità della situazione in cui viviamo.

Detto ciò vorrei indugiare su quello che considero un punto fondamentale di analisi e di rottura dello scenario precedente da cui bisogna trarre le necessarie conseguenze. Già è stato detto della natura strutturale della crisi che stiamo attraversando. D’accordo. Oltre a ciò il problema è che siamo alla presenza di un sistema di governo che in risposta all’esaurimento di un ciclo economico espansivo porta avanti delle scelte che sono il fondamento di un ridisegno della politica e della società in senso fortemente regressivo e autoritario. Queste scelte hanno un carattere strutturale, non temporaneo, non congiunturale.
Il secondo richiamo è sull’involuzione di un sistema che funziona sempre più sulla base di una linea di demarcazione – non siamo noi a tracciare questa linea di demarcazione – e di meccanismi di inclusione ed esclusione, meccanismi rispetto ai quali noi dobbiamo decidere molto semplicemente se stare dentro o se stare fuori. Quello che non mi sembra più possibile fare, pensando che questo abbia una qualche efficacia in termini di avanzamento sociale, è di tenere un atteggiamento doppio: lo stare fuori a parole e poi nei fatti lo stare dentro un quadro di alleanze con forze, che presentano certo delle varianti, ma che hanno scelto l’internità alle politiche di Monti. Pensare di potere tornare indietro da queste politiche – dopo il voto accordato a vincoli strutturali come la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, il fiscal compact – con qualche aggiustamento o condizionamento da sinistra del quadro politico mi sembra una cosa del tutto illusoria.
Ai compagni Diliberto o Patta che invitano a prendere parte alla dialettica che c’è all’interno del Pd e dell’alleanza di centrosinistra vorrei dire: certo che c’è una dialettica politica in corso, innanzitutto tra Bersani e Renzi. Il tutto si svolge però all’interno di un partito che su tutta una serie di scelte di carattere economico e sociale ha ridefinito il proprio ruolo strategico in funzione del sostegno dei meccanismi di mercato a tal punto che lo stesso Bersani dice che “noi siamo alternativi alla destra non siamo alternativi a Monti”. Peraltro c’è anche Vendola che ha già fallito nella sua ipotesi di spostare il baricentro del Pd a sinistra e che comunque, per quanto riguarda le scelte che interverranno a livello parlamentare, dovrà sottostare ai vincoli di maggioranza.
Detto ciò ho piena consapevolezza di una strada in salita. Le elezioni siciliane hanno confermato che per quanto ci riguarda facciamo i conti con una difficoltà espansiva della sinistra, con una difficoltà a costruire un quadro politico diverso, alternativo. Rispetto a queste difficoltà che sono innanzitutto il risultato di una sconfitta sociale oltre che di una divisione della sinistra non ci sono scorciatoie che tengano nel cielo della politica. Il problema che abbiamo innanzitutto è di ricostruire e unire un’opinione e una forza di opposizione di pari passo alla socializzazione e alla politicizzazione del malcontento diffuso che c’è.
Se io guardo ancora alle elezioni siciliane c’è un dato, tra astensioni, voto di protesta, che dice di un Pd che ha “vinto” – una vittoria di Pirro come l’ha chiamata Rossi – su un terreno che sta franando nel rapporto con i cittadini, la politica, la democrazia. Di fatto il Pd, in alleanza con l’Udc, ha ottenuto appena sei voti per ogni cento votanti. Parafrasando Gramsci noi dobbiamo decidere se collocarci in questo campo, il vecchio che muore, che è al centro di una fortissima disaffezione e protesta antisistema oppure se cimentarci nel costruire il nuovo, il cambiamento, che fatica a nascere. Per quanto mi riguarda non ho dubbio alcuno: sto dalla parte del nuovo e del cambiamento, di un’idea di unità e di autonomia della sinistra, con tutte le difficoltà del momento”
Roma, 3 novembre 2012

TAGLI ALLA SANITA’ PER FINANZIARE LA TAV

10 Ott

LOCATELLI (PRC): VERGOGNOSE E INSULTANTI  LE SCELTE DEL GOVERNO MONTI DI TAGLIARE LA SANITA’ PER FINANZIARE LA TAV

 

Ezio Locatelli, segretario provinciale Rifondazione Comunista di Torino, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

 

“La decisione del Consiglio dei Ministri di ieri sera di tagliare 1,5 miliardi alla sanità e di congelare i rinnovi contrattuali del pubblico impiego e, allo stesso tempo, di destinare 790 milioni alla Tav Torino-Lione è semplicemente un insulto, una cosa vergognosa. Si spostano risorse dal welfare e dalla salute verso opere che foraggiano gli interessi di un blocco affaristico finanziario che ha nel governo Monti la sua più fedele rappresentazione. Queste scelte dimostrano in modo lampante che le politiche del governo e dei partiti che lo sostengono non vanno verso la riduzione del debito (come vanno dicendo da mesi) ma di un progressivo annullamento dello stato sociale e di un trasferimento  a favore di interessi speculativi, affaristici, finanziari nonché di opere inutili e dannose. Non solo la Val di Susa ma tutte le forze di opposizione e di alternativa sono chiamate a reagire con forza a politiche così sfrontatamente antisociali e classiste”.

Torino, 10.102012

IL DITTATORE E’ HUGO CHAVEZ O MARIO MONTI?

8 Ott

Le elezioni democratiche di Hugo Chavez e il governo antidemocratico di Mario Monti

Mentre da noi si perde tempo per le regole di inutili primarie che sanciranno l’agenda Monti anche per i prossimi anni, in Venezuela Hugo Chavez vince per la quarta volta le elezioni. Dicono che Chavez, eletto sempre democraticamente, sia un populista antidemocratico, mentre il banchiere Monti, che non è stato eletto da nessuno (è stato posto li dai suMentre da noi si perde tempo per le regole di inutili primarie che sanciranno l’agenda Monti anche per i prossimi anni, in Venezuela Hugo Chavez vince per la quarta volta le elezioni. Dicono che Chavez, eletto sempre democraticamente, sia un populista antidemocratico, mentre il banchiere Monti, che non è stato eletto da nessuno (è stato posto li dai suoi amici finanzieri e speculatori come lui), sarebbe democratico. Alle elezioni Venezuelane è andato a votare l’81% della popolazione, mentre il democratico Presidente Obama è stato eletto in elezioni che hanno superato per poco il 50% degli elettori (e nel 2008 fu la prima volta dopo tanti anni che in Usa si superò la soglia del 50%). Chavez in 13 anni di governo ha colpito gli interessi della grande borghesia, ha ridotto la povertà, ha cancellato l’analfabetismo, ha potenziato la sanità pubblica, il sistema pensionistico, ha dato lavoro e ridotto l’orario di lavoro, ha realizzato un programma di edilizia pubblica che sta dando un’abitazione dignitosa alla maggioranza della popolazione. Ha potenziato la democrazia partecipata e i poteri locali ai consigli comunali. Ha dato una reale indipendenza al Venezuela e costruito relazioni internazionali di solidarietà con i popoli dell’area, contrastando l’imperialismo Usa. Tutto ciò l’ha fatto contro un’opposizione che controlla l’80% della stampa e delle Tv locali e che nel 2002, per abbattere Chavez, ricorse anche al golpe. Chavez quando ha perso, come nel referendum del 2007 sulle modifiche costituzionali, ha accettato il responso delle urne. Eppoi lo chiamano antidemocratico, solo perchè è antiliberista e si propone di realizzare il “Socialismo bolivariano del XXI secolo”. La nostra Sinistra, al posto di partecipare ad assurde primarie, farebbe bene a imparare un pò dal buon vecchio Hugo.oi amici finanzieri e speculatori come lui), sarebbe democratico. Alle elezioni Venezuelane è andato a votare l’81% della popolazione, mentre il democratico Presidente Obama è stato eletto in elezioni che hanno superato per poco il 50% degli elettori (e nel 2008 fu la prima volta dopo tanti anni che in Usa si superò la soglia del 50%). Chavez in 13 anni di governo ha colpito gli interessi della grande borghesia, ha ridotto la povertà, ha cancellato l’analfabetismo, ha potenziato la sanità pubblica, il sistema pensionistico, ha dato lavoro e ridotto l’orario di lavoro, ha realizzato un programma di edilizia pubblica che sta dando un’abitazione dignitosa alla maggioranza della popolazione. Ha potenziato la democrazia partecipata e i poteri locali ai consigli comunali. Ha dato una reale indipendenza al Venezuela e costruito relazioni internazionali di solidarietà con i popoli dell’area, contrastando l’imperialismo Usa. Tutto ciò l’ha fatto contro un’opposizione che controlla l’80% della stampa e delle Tv locali e che nel 2002, per abbattere Chavez, ricorse anche al golpe. Chavez quando ha perso, come nel referendum del 2007 sulle modifiche costituzionali, ha accettato il responso delle urne. Eppoi lo chiamano antidemocratico, solo perchè è antiliberista e si propone di realizzare il “Socialismo bolivariano del XXI secolo”. La nostra Sinistra, al posto di partecipare ad assurde primarie, farebbe bene a imparare un pò dal buon vecchio Hugo.