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LOCATELLI: SINTESI INTERVENTO INTRODUTTIVO COMITATO PROVINCIALE PRC DI TORINO

17 Nov

EZIO LOCATELLI: SINTESI INTERVENTO INTRODUTTIVO COMITATO PROVINCIALE PRC DI TORINO del 15.11.2012

Oltre a svolgere un ragionamento di prospettiva il nostro partito è chiamato ad alcune scelte, non ultima la scelta riguardante le prossime elezioni politiche. Una discussione che facciamo tenuto anche conto della rottura intervenuta dentro la Fds, di cui sapete tutti, a seguito della decisione del Pdci e del Partito del lavoro di andare a un accordo col Centrosinistra. Una scelta del tutto sbagliata che non coglie minimamente il mutamento di scena che si è prodotto col governo Monti, un mutamento che non si può leggere, come abbiamo detto tante volte, sul piano di una semplice contingenza politica.

Se si prendono a riferimento le recenti parole del Presidente del Consiglio il quale ha detto che “l’Italia ha bisogno non di moderazione ma di riforme radicali” io penso che siano parole che danno il senso di un quadro politico altro rispetto al quadro che ha contraddistinto l’intero secondo dopoguerra italiano. Stiamo attraversando una crisi, in un momento in cui la politica è esautorata dalle richieste dei mercati, dalle disposizioni europee, che è utilizzata per spezzare il contratto sociale, il patto comune, per distruggere lavoro, diritti, stato sociale, quelle che Monti chiama per l’appunto riforme radicali. Per questo penso che non si possa dire semplicemente del governo Monti come di uno stato di eccezione, di un governo di passaggio, ma di un governo costituente che segna una frattura qualitativa, un passaggio duro e forte – questo sì – da un modello capitalistico a un altro con delle trasformazioni tendenzialmente definitive com’è nel caso del fiscal compact, del pareggio di bilancio in Costituzione. Trasformazioni incompatibili con tutto quanto è nei termini di negoziazione, di mediazione, di compromesso. Da qui in avanti lo Stato non potrà più di fare scelte all’insegna di obiettivi di carattere sociale o di crescita democratica. E anche sul piano degli spazi politici la tendenza è alla chiusura: sempre meno rappresentanza plurale degli interessi, la scelta che ti viene sbattuta in faccia è sempre più tra adattamento o esclusione.

Ho fatto questa premessa perché penso che ci sia una storia nostra come sinistra che va ricostruita e ripensata con la percezione, che mi sembra ancora scarsa, che siamo dentro una nuova storia che ha pochi legami con la storia precedente. Per ragioni di chiarezza, tenuto conto dell’<antimontismo> professato da Vendola e Diliberto, io non credo che il giudizio negativo debba essere circoscritto alle politiche portate avanti da Monti. No, qui siamo in presenza di forze – un tempo di sinistra – che venute meno a una critica di modello sociale complessivo, hanno ridefinito il proprio ruolo in funzione del sostegno dei meccanismi di mercato visti come meccanismi oggettivi. Certo, se guardiamo alla dialettica interna al Pd, ci sono differenze d’idee, di parole d’ordine, di dispositivi che però non mutano la sostanza, quella di un partito che iscrive la sua azione nello schema della competizione e dell’alternanza di governo, non certo di un cambiamento politico e sociale ma nemmeno di una rimessa in discussione di quei vincoli che porteranno alla demolizione del nostro modello sociale. Vale la pensa ricordare che questi vincoli sono stati assunti come punti fermi nella carta d’intenti del Centrosinistra. Quando Bersani invoca ”il rigore di Monti e dentro questo rigore più lavoro, più uguaglianza, più diritti”, bisogna sapere che siamo di fronte ad un’equazione impossibile, ad aria fritta.

E’ proprio quest’assenza di risposte, l’idea che i partiti per cui si vota – tanto di centrodestra, quanto di centrosinistra – non cambieranno granché nelle politiche di governo che è oggi all’origine di un discredito, di una ripulsa generalizzata nei confronti della politica e dei partiti Un rigetto che si esprime in diverse forme, l’astensione di massa, il voto a Grillo, fenomeni opinabili quanto si vuole ma che devono essere letti per l’appunto in questa chiave di vuoto politico, di una fiducia nei confronti dei partiti caduta talmente in basso – percentuali infime nell’ordine del 2-5% – da dire di una crisi senza precedenti. Noi siamo interni a questa crisi se non altro per lo scarto enorme che esiste tra la drammaticità della situazione sociale e la pochezza, l’irrilevanza delle alternative in campo.

Al punto di rottura in cui siamo – parliamo sostanzialmente della fine della seconda Repubblica – la cosa che non possiamo permetterci, è di trincerarci a difesa di un sistema in crisi che è vissuto sempre più come sistema fallimentare a meno di essere vissuti noi stessi come interni a questo sistema. Ecco perché penso che oggi una politica del contenimento del danno – la scelta di Vendola, Diliberto e altri – sia totalmente sbagliata, non solo perché è una posizione perdente dal punto di vista dell’efficacia politica, del miglioramento delle condizioni materiali dei soggetti che si intende rappresentare, ma anche perché finisce per essere una posizione ostativa a un percorso di ricostruzione e di aggregazione a sinistra e di un’idea alternativa di società.

Come già detto quella in corso è una fase di gravissima crisi economica, occupazionale, sociale. Aggravandosi ulteriormente  questa crisi spingerà verso una radicalizzazione sociale e politica di cui abbiamo visto alcune avvisaglie nella giornata di ieri, in occasione dello sciopero generale europeo, e prima ancora che abbiamo visto nel corso di questi mesi a Torino, in una realtà che vive da tempo contraddizioni esplosive.  Da qui la necessità di maggiore coerenza e nettezza di posizioni politiche – cosa che nel nostro piccolo in questi mesi abbiamo cercato di fare sui temi del no tav, delle privatizzazioni, del lavoro – se vogliamo intercettare la protesta sociale destinata a crescere.

E anche su tutta una serie di temi di carattere più generale oggi si tratta di avere proposte chiare, tracciare linee nette di demarcazione: sui temi della crisi, dei privilegi economici e politici, sul tema dell’Europa (soprattutto dopo la giornata di ieri) asservita alla Bce e al patto di stabilità. Ed ancora  il tema del giudizio definitivo del Pd come un partito- possiamo dirlo chiaramente? – non più di sinistra, ma nemmeno socialdemocratico o laburista; il tema della democrazia costituzionale, della democrazia partecipata da anteporre al sistema partitocratico e bipolare; il tema della ricostruzione della sinistra come tema reale, di autonomia politica, di protagonismo sociale da anteporre ad una idea governista e gregaria della politica.

Su quest’ultimo punto. Innanzitutto penso che la ricostruzione, l’unità e l’autonomia della sinistra siano impegni fondamentali da perseguire tenuto conto della condizione in cui tutti siamo di rischio, fragilità e di marginalità. Considero un fatto negativo la rottura intervenuta nella Fds a seguito della scelta dei Comunisti italiani e del Partito del lavoro di entrare a far parte  del centrosinistra in cambio dell’elezione di un pugno di parlamentari. A questo proposito sono convinto che bisogna stare sulla politica, rigettare qualsiasi elemento di esasperazione di confronto o di rottura ultimativa soprattutto in questo momento in cui dobbiamo operare per un recupero di elementi diffusi di dissenso alla scelta intervenuta di far parte del centrosinistra. Detto ciò è del tutto evidente che la Fds, così come l’abbiamo conosciuta, non c’è più non solo a livello nazionale. Anche a livello territoriale la ricaduta non può che essere in termini di perdita di attendibilità, di svuotamento di forza attrattiva. In considerazione di ciò, da subito, si tratta di lavorare alla ricollocazione del nostro progetto e di farlo stando in rapporto, come stiamo cercando di fare, con tutte quelle realtà sociali, associative, politiche presenti sul territorio. Operando in più direzioni, non a rimorchio ma con un nostro protagonismo attivo, con la capacità di andare oltre il ribellismo, il minoritarismo. Per quanto il nostro partito assieme alla costruzione di un movimento di lotta, di un conflitto sociale di massa il tema è la costruzione di un movimento politico per l’alternativa.

Per tutte queste ragioni l’obiettivo che ci poniamo, cui non intendiamo rinunciare, anche in campo elettorale, è la costruzione di una soggettività autonoma di sinistra. Ne abbiamo discusso in direzione nazionale. Noi pensiamo che l’appello “cambiare si può”, primo firmatario Luciano Gallino, su cui registriamo un’ampia consonanza di analisi e di proposta debba essere colto innanzitutto nel suo aspetto di opportunità ad aprire un confronto largo, un processo di aggregazione a sinistra. Da qui la decisione di partecipare all’assemblea del primo dicembre ma, per quanto ci riguarda più direttamente, anche l’idea dell’apertura di confronto a tutto campo su scala locale. Questa proposta che condivido, può diventare nelle prossime settimane elemento catalizzatore di disponibilità varie. Alcune di queste si stanno già manifestando. Aggiungo solo, per realismo, che pure a fronte di difficoltà, di un esito tutt’altro che scontato, per lo meno nell’immediato, queste difficoltà non sono una buona ragione per rinunciare a un’impresa che va perseguita con molta convinzione guardando soprattutto, come ho cercato di dire, alla prospettiva politica.

Ultima notazione, la raccolta firme sui referendum. Abbiamo come Prc di Torino superato, in poco più di un mese, il risultato ragguardevole di oltre sei mila firme sulle art. 18 e 8.  Sul tema delle pensioni, di grande interesse, il più deve essere ancora fatto essendo la campagna partita tre settimane dopo. Proprio in ragione dei risultati positivi fin qui raggiunti, dell’importanza dei temi in questione, dell’importanza di tornare a essere percepiti come un partito che c’è si deve cercare di andare a un’intensificazione d’impegno, ovviamente penso in particolare a quei Circoli e compagni che hanno ancora molti margini di disponibilità da esperire, da mettere in campo per quanto riguarda la raccolta di firme.

Finisco col dire: manca poco più di un mese alla chiusura del tesseramento 2012 a Rifondazione Comunista. Io penso che dopo un anno di ripresa di lavoro politico e di rinnovati elementi di attenzione nei nostri confronti noi tutti dovremmo nutrire l’ambizione di segnare un avanzamento di disponibilità, di adesioni, di iscritti al nostro partito. In parte questo è quanto già avvenuto in alcuni Circoli. Su un piano più generale so benissimo che i processi di rimotivazione alla militanza sono processi più lunghi e complessi. Penso tuttavia che anche su questo piano dobbiamo compiere uno sforzo straordinario per portare positivamente a compimento la campagna tesseramento 2012.

Torino, 15.11.2012

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NO TAV DALLA VAL SUSA A RAVENNA

12 Ott

SULLA MANIFESTAZIONE NO TAV,  NO GRANDI OPERE, NO DISTRUZIONE  TERRITORIO CHE SI TERRA’ DOMANI A RAVENNA

“Domani a Ravenna si terrà una manifestazione di protesta –  a cui parteciperanno anche diverse/i compagne e compagni del Prc non solo della Val di Susa ma del resto d’Italia, impegnati a vario titolo nell’area dei movimenti e dell’associazionismo – contro la devastazione del territorio connessa alla realizzazione di grandi opere come il Tav. Nel ribadire l’assoluta contrarietà a scelte, siano esse di natura politica o aziendale, volte a trarre profitto dalla distruzione del territorio diciamo anche che tutte le iniziative di contrarietà alle grandi opere, svolte in forma pacifica, unitamente all’affermazione di un diverso modello di sviluppo, della difesa del lavoro e dei suoi diritti (inizia proprio domani la campagna referendaria per i diritti del lavoro), della salvaguardia dell’ambiente hanno e avranno il nostro appoggio.

Sia chiaro: la lotta contro il Tav è anche lotta contro scelte politiche e/o attività imprenditoriali che investono sulle grandi opere distruttive e la cementificazione del territorio quando invece ci sarebbe la necessità di investire su attività e lavori socialmente, ambientalmente ed economicamente utili, sulla manutenzione del territorio, il riassetto idrogeologico, il recupero dei centri storici, le opere di pubblica utilità”.

Torino, 12.10.2012                                   Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc

Carovana NO MONTI, NO TAV, NO DEBITO

5 Ott

SABATO 6 CAROVANA TORINO-VAL DI SUSA “NO MONTI NO DEBITO NO TAV”

LOCATELLI (PRC/FDS): RUBERIA TAGLIARE LA SPESA SOCIALE E FINANZIARE MEGAOPERE SPECULATIVE

 

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc, ha presentato in conferenza stampa le ragioni della carovana No Monti, No debito, No Tav  Torino-Val di Susa del 6 ottobre. Alla partenza della carovana da Torino, in Via Brindisi, 18/c, ore 8.45 

“Quella di domani – carovana No Monti, No debito, No Tav – sarà una manifestazione itinerante fatta di volantinaggi, presidi, comizi che partirà da Torino, attraverserà i principali comuni della Val di Susa per concludersi a Chiomonte di fronte ai reticolati che impediscono l’accesso all’area militarizzata interessata ai lavori dell’Alta Velocità. Al di là di ribadire la nostra ferma contrarietà e opposizione al progetto insensato e distruttivo dell’AV Torino-Lione e alla militarizzazione della valle la manifestazione si rivolge contro le politiche devastanti di un governo  e di una maggioranza che ha deciso di tagliare ogni anno, per i prossimi vent’anni, la spesa sociale per 50 miliardi di euro e che ha deciso al contempo di andare alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali di nessuna utilità sociale, con costi spaventosi che sono nell’ordine di 100 miliardi di euro. In altre parole i cosiddetti vincoli di bilancio che devono valere per la sanità, il diritto allo studio, la previdenza, ecc. che vengono brutalmente tagliati peggiorando la vita delle persone non devono valere per le grandi opere speculative, le grandi operazioni affaristiche e finanziarie come il Tav.

Una cosa semplicemente scandalosa. Lo stesso accade a Torino in presenza di una classe di governo che non si fa scrupolo di smantellare e privatizzare servizi pubblici nel mentre sponsorizza megaprogetti speculativi costosissimi che nulla hanno a che vedere con l’interesse pubblico e il bene comune. Per questo manifestiamo nella giornata di sabato. La lotta contro il Tav deve diventare una lotta per mandare a casa un governo e una classe politica che con l’alibi del debito pubblico sta portando avanti una politica di devastazione sociale, di lavoro, di ambiente”

 

 

SUI TETTI CON I LAVORATORI ASA !!!

18 Set

DELEGAZIONE PRC INCONTRA I LAVORATORI ASA CHE PROTESTANO SUL TETTO DELLA PROPRIA AZIENDA.
OCCUPAZIONE E AZIENDA DEVONO ESSERE SALVAGUARDATE!

Questa mattina una delegazione di Rifondazione Comunista di Torino, presenti Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc, Salvatore De Luca, responsabile regionale lavoro Prc, Walter Morando, segretario del Circolo territoriale del Prc si è incontrata con i lavoratori Asa di Castellamonte, l’azienda consortile (da tempo commissariata) che gestisce il ciclo dei rifiuti e altri servizi in 51 comuni dell’Alto Canavese, in gran parte di centro destra. Otto di questi lavoratori, in segno di protesta per la perdurante assenza di risposte sulle prospettive economiche e occupazionali dell’azienda, stazionano sul tetto dell’azienda recando con sé taniche di benzina. L’intera attività di raccolta rifiuti nei comuni è bloccata.

Secondo la delegazione Prc: “il dramma dei lavoratori e delle lavoratrici e il disastro dell’Asa è il risultato dell’insipienza e del fallimento di una intera classe politica. E’ da anni che, nero su bianco, il locale Circolo di Rifondazione Comunista – unico partito a farlo – denuncia “piani industriali fallimentari”, “cattiva gestione di risorse pubbliche”, “disorganizzazione dei servizi erogati”, “clientelismo” tutti aspetti che hanno portato al tracollo un’azienda di grandi potenzialità. Denuncia per lungo tempo inascoltata a livello politico e non solo. Gli stessi organi di stampa che oggi fanno del sensazionalismo hanno colpevolmente fatto orecchie da mercante. Non sono più tollerabili silenzi o rimozione di responsabilità! Nel ribadire solidarietà ai lavoratori in lotta chiediamo la convocazione di un tavolo territoriale di crisi che dia risposte certe di mantenimento occupazionale, di salvaguardia e di riqualificazione radicale di un servizio pubblico essenziale”.

Torino, 18.09.2012

Cassa Integrazione: Marchionne basta inganni !!!

24 Lug

2600 OPERAI FIAT MIRAFIORI IN CIG PER UN ANNO E MEZZO
LOCATELLI (PRC/FDS): BASTA CON GLI INGANNI DI MARCHIONNE E I SILENZI DI GOVERNO, REGIONE, COMUNE

Stamattina Rifondazione Comunista ha tenuto un presidio/volantinaggio davanti alla porta 7 di Fiat Mirafiori. Una dichiarazione di Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc Torino:

“C’è ancora qualcuno – con la chiusura in questi giorni di una n

uova linea di produzione e altri 2600 operai messi in cig per un anno e mezzo – che ha ancora la faccia tosta di promettere un futuro mirabolante per Fiat Mirafiori?

Per parte nostra l’avevamo detto e denunciato due mesi fa con un’azione dimostrativa che ci ha portato a incatenarci ai cancelli del centro direzionale Fiat Lingotto: attenzione che Marchionne sta prendendo in giro tutti quanti quando promette interventi e investimenti di rilancio della produzione della Fiat Mirafiori.

La verità è che Fiat in questi anni non ha avuto alcuna strategia di fuoriuscita dalla crisi che non fosse quella – avvallata da Fim e Uilm – di meno diritti e più sfruttamento della forza lavoro, di trasformare la fabbrica in una specie di caserma. Conclusione: avendo avuto in tutti questi anni le mani libere oggi Fiat può agire un vero e proprio processo di disimpegno che mette a repentaglio l’esistenza dell’azienda capofila.

Sintomatico è ciò che accade da tempo agli Enti Centrali, ovvero il segmento della Fiat preposto alla ricerca, ideazione, progettazione di prodotto. In una parola la testa dell’intero processo produttivo. Questa testa ha sempre funzionato anche nei momenti di crisi. Anzi è soprattutto nei momenti di crisi che si è andati ad una intensificazione dell’attività di ricerca, di innovazione, di progettazione con l’ida di preparare il futuro. Qui siamo all’esatto contrario, ad uno svuotamento di attività che è il segno di un disfacimento, di una dissoluzione di prospettive.

Ciò che è scandaloso è il silenzio e l’inerzia di Governo, Regione, Comune dopo che gli stessi hanno dato man forte alle scelte truffaldine della Fiat imperniate su una idea di competitività tutta giocata sul versante della riduzione dei diritti e del costo del lavoro.

Non c’è più tempo da perdere se si vuole evitare il peggio. Se Fiat intende disimpegnarsi allora è il Governo e lo Stato che devono essere chiamati ad accollarsi le proprie responsabilità avendo gli strumenti e la struttura industriale per farlo, a cominciare da Finmeccanica”.

Torino, 24.07.2012

 

TORNA LA FESTA DI LIBERAZIONE

5 Lug

Prc: Torino, da domani al 14 luglio torna la ‘Festa di Liberazione’Torino, 4 lug. (Adnkronos)

Prc: Torino, da domani al 14 luglio torna la ‘Festa di Liberazione’

Torino, 4 lug. – (Adnkronos) – Dopo una ‘vacanza’ di 5 anni torna a Torino torna la Festa in Rosso di Liberazione, in programma da domani al 14 luglio. All’appuntamento interverranno esponenti della sinistra, del sindacato, dell’associazionismo che si confronteranno sui temi di attualita’ nazionali e locali. ”L’importante e’ ricominciare, tornare ad esserci – commenta Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista – in questi mesi in citta’ e in provincia, ci siamo adoprati per una intensificazione della nostra presenza e della nostra iniziativa in materia di diritti del lavoro, di lotta alle privatizzazioni, di lotta alle grandi opere speculative, in difesa dei beni comuni”. ”In stretta connessione col rilancio dell’iniziativa del partito la nostra festa, oltre ad ambito di divertimento, ricreativo, di socialita’ vuole in qualche modo essere una vetrina politica sulla citta’, spazio aperto di confronto sulle lotte sociali e politiche in corso, sui temi del cambiamento”, conclude.

 

Avanti nella battaglia contro le privatizzazioni

28 Mag

Siamo appena stati allontanati dal Consiglio Comunale di Torino dove abbiamo protestato (con cartelli e lancio di volantini) contro la decisione della maggioranza consiliare che sostiene Fassino di procedere alla privatizzazione degli asili nido. In piazza ai genitori e alle educatrici ed educatori presenti abbiamo detto che il Prc non intende demordere. Andremo avanti nella battaglia contro le privatizzazioni selvagge

Torino, 28 Maggio 2012